La vendetta dell’immortale
Questo è l’anno di Omero. Dopo le offese ricevute da Nolan, l’immortale si vendica e lo fa per mano del meno probabile e di certo del meno consapevole dei suoi estimatori… un poliziotto marocchino! Il povero seguace del cammelliere più pericoloso che abbia mai abitato la terra non lo sa, ma il suo è un gesto omerico; la geopolitica nella sua essenza primordiale e, nel caso specifico, scultorea: un uomo, una divisa e un masso.
La dottrina del confine
Un giovane invasore marocchino, preso da un improvviso ripensamento, decide di fare marcia indietro… ma ecco la prima sorpresa: il confine diventa improvvisamente una cosa seria, serissima… il confine marocchino s’intende… i nostri sono violati e da violare! Non si entra (provate a fare i clandestini in Marocco!), ma secondo la rigida, impeccabile dottrina tattica dell’agente di guardia, non si torna!; un attacco militare di 60.000 giovani maschi scagliati contro la Spagna e chi fugge viene punito dal fuoco amico! Ed è qui che la realtà supera la fantasia e si sublima nel Mito!
L’Età del Bronzo sulla linea di frontiera
Il poliziotto marocchino della già celeberrima foto ha attinto direttamente all’Iliade e, disgraziato pronipote del farneticante cammelliere di cui sopra, con un sol gesto ha omaggiato Omero, i Ciclopi ed i sudditi di Antifate, una cultura ed un mondo sideralmente superiori al suo. Un corpo a corpo che sa di millenni passati, un incontro ravvicinato tra il diritto internazionale e l’Età del Bronzo!
La lezione del masso
L’agente in quella posa andrebbe immortalato in una statua a futura memoria perché impartisce una lezione imperitura: non scaglia solo un masso contro un connazionale al fronte, ribadisce che si tratta di una guerra e che ognuno di noi appartiene ad un luogo, ad una terra e che quella terra, se non la si difende, diverrà la patria di altri… abusivi, perché più forti, più prepotenti, più aggressivi; se ciò è vero, allora è vero che le differenze, quindi le distanze sono una realtà oggettiva e che la difesa è sacrosanta… se i confini degli altri esistono, perché non i nostri?! E se è una guerra, chi e perché ha stabilito che non possiamo difenderci?
Il promemoria di Rabat
Mentre la NATO discute di intelligenza artificiale, droni e scudi antimissile laser, il confine di Ceuta diventa un promemoria infallibile: i soliti noti agiscono ovunque ed efficacemente; Chavez, pessimo in quasi tutto, è stato coraggioso una sola volta sottostimando, però, i potentissimi mandanti dei flussi migratori in Europa! Personalmente ho sempre pensato che fosse il bastone (cento anni orsono chiamato in modo diverso!!!) a proporre semplici, ma efficacissime soluzioni; senza elmo né corazza, ma con la stessa cieca ed evocativa furia di un guerriero acheo sotto le mura di Troia, il poliziotto di Rabat ci dà ragione e ci insegna che persino il bastone è di troppo quando la natura è amica: la difesa dell’Europa non è così impossibile ed è geologicamente ragionevole!: le montagne non ci mancano, i massi neppure… gli uomini sì… e questo è l’unico vero problema!
Irma Trombetta
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