C’è un momento magico, nei talk show del nostro amato stivale, in cui la realtà storica decide di farsi da parte per lasciare spazio all’immaginazione più pura. Non si tratta di semplici lapsus, ma di vere e proprie evoluzioni quantistiche della storiografia. L’ultima frontiera del revisionismo “illuminato” ci è stata offerta da Mirella Serri, saggista e accademica di lungo corso, che dagli schermi de La7 ha svelato un segreto che i libri di storia, nella loro ottusa linearità temporale, ci avevano sempre taciuto: Richard Wagner era un fervente sostenitore del nazismo, ampiamente finanziato da Adolf Hitler.
Morto a Venezia nel 1883
Fa nulla se il compositore tedesco ha esalato l’ultimo respiro a Venezia nel 1883, mentre il futuro Führer sarebbe venuto al mondo solo sei anni dopo, probabilmente troppo impegnato a essere un feto per staccare assegni a favore della Cavalcata delle Valchirie. Nella dimensione parallela del politicamente corretto, i bonifici viaggiano attraverso i secoli e le ideologie si sostengono a colpi di sedute spiritiche.
È affascinante osservare questa patologia intellettuale che vede l’ombra dell’UR-Fascismo anche sotto il letto, capace di trasformare un monumento della musica del XIX secolo in un consulente politico per un regime nato mezzo secolo dopo la sua scomparsa. Forse, tra una collaborazione con il Corriere e una comparsata su Rai Storia, si è fatta strada l’idea che la cronologia sia solo un’opinione opzionale, un fastidioso dettaglio burocratico che non deve ostacolare la nobile causa dell’allineamento ideologico.
Lezione Magistrale di Scienza Infusa
D’altronde, in un sistema dove la carriera accademica sembra procedere per inerzia di appartenenza piuttosto che per rigore scientifico, la Serri ci regala una lezione indimenticabile: non serve conoscere la differenza tra un contemporaneo di Verdi e un gerarca del Terzo Reich per sedere nei salotti buoni. Basta avere la giusta “scienza infusa” e quella sicurezza di sé tipica di chi sa che, finché si punta l’indice contro il mostro di turno, nessuno andrà a controllare le date sul sussidiario.
Resta solo un piccolo dubbio per i poveri studenti della Sapienza che hanno frequentato i suoi corsi: forse usciranno dall’aula con qualche lacuna sulla cronologia della Storia, ma avranno certamente imparato la lezione più importante per fare carriera oggi, ovvero come sfoggiare una faccia di bronzo a prova di smentita. In questo sciagurato Paese, il merito è un concetto superato, ma la capacità di inventare la storia in diretta nazionale resta, purtroppo, una dote intramontabile.
Redazione
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