Il debito disonorato dello Stato
L’ordine e la conseguente armonia sociale vogliono che i delinquenti abbiano paura e la gente dabbene no; si chiama giustizia, ed è un debito d’onore che lo Stato ha nei confronti della gente onesta. Un debito che viene disonorato con la spiralizzazione di tutele giuridiche a favore del delinquente e la contemporanea riduzione di quelle che spettano all’uomo dabbene, al quale sono addirittura state ridotte al lumicino le attenuanti (la vicenda Roggero evidenzia questo squilibrio).
Il rischio di autodifesa e il dovere dello Stato
La misura è ormai colma e, se vogliamo evitare una spiralizzazione delle iniziative di autodifesa dei cittadini onesti,suscettibile di portare a un clima di sorda guerra civile, urge che lo Stato (quella organizzazione che, su un popolo di un determinato territorio, detiene il monopolio dell’azione politica) mantenga ordine e armonia nella Nazione (quel complesso di persone che hanno in comune l’origine, la storia, la lingua, la civiltà e sono solidariamente consapevoli di questa comunanza) e la difenda dagli attacchi della criminalità (sia essa micro od organizzata).
Il nemico interno e la perdita d’iniziativa
È esercizio inutile e dispersivo arrovellarsi il cervello immaginando un nemico che ci attacchi chissà come e chissà quando e chissà da dove, perché il nemico è già sul territorio della nostra Nazione e ci attacca quotidianamente; lo Stato sa chi è, e lo sa anche il cittadino dabbene, il quale, quando è in casa propria, non ha paura del bombardamento aereo o per l’irruzione di soldati stranieri, ma perché ha contezza che l’esercito multiforme della delinquenza ha assunto l’iniziativa e le Forze dell’Ordine l’hanno persa.
Le complicità ideologiche della politica
Il perché quel multiforme esercito di delinquenti ha messo in scacco lo Stato è da ricercarsi soprattutto nella complicità, spesso inconscia ma a volte conscia, di quelle forze politiche che hanno permeato le istituzioni e che reggono il bordone a quei movimenti che professano un’ideologia arlecchina, iridata di pensiero woke, di anarchismo insurrezionalista, di antifascismo (in ognidove e ogni quando, in pratica quando fa comodo), di immigrazionismo, di comunismo, di festival rap, di antipatriarchismo, di libera droga e libero spaccio, di abortismo, di eutanasismo, di black-block scassatutto, ma soprattutto di tanto livore ideologico da immaginare la riedizione di piazzale Loreto. Una congerie del peggio del pensiero, dell’azione e della soffusa complicità che costituisce terreno fertile per quell’esercito nemico che è la criminalità, micro o macro che sia.
Conclusione: cambiare campo alla paura
Fuor dai denti: è ora che lo Stato si schieri platealmente dalla parte dell’italiano dabbene, perché non è più il tempo degli equivoci; urge che la paura cambi campo e si trasferisca in quello del nemico, perché ce l’abbiamo già in casa e ci sta consumando.
Corrado Corradi
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