Dalle politiche liberiste alla liquidazione della destra sociale: perché la parabola di Berlusconi è stata il vero trionfo della Repubblica nata dalla Resistenza.
Il ricordo del Cavaliere e le celebrazioni
Mentre le realtà patriottiche, veramente tali, celebrano la solennità di San Michele Arcangelo, qualcuno pensa a festeggiare i novant’anni che avrebbe compiuto Silvio Berlusconi. Tolta la famiglia e gli affetti più stretti, alla festa postuma si unisce il coro d’ordinanza dei forzisti e di quella destra ormai ridotta all’ombra di sé stessa. Durante la sua epopea, che ha caratterizzato e condizionato la nascita e il corso della Seconda Repubblica, le sue politiche hanno letteralmente trasformato il Paese: dire se in meglio o in peggio è impossibile senza i dovuti “distinguo”.
La nascita dell’anti-berlusconismo
Forse la sua eredità peggiore fu proprio l’anti-berlusconismo, una corrente nata in seno alla sinistra post-comunista che mise da parte le storiche lotte sociali per concentrarsi sul fare l’opposto di ciò che proponeva il Cavaliere, a prescindere. Finita l’epoca dei blocchi, la sinistra italiana perdeva il sostegno moscovita e si aggrappava all’unico argomento rimasto per sopravvivere: l’antifascismo. Ma per fare dell’antifascismo occorreva un nuovo “pericolo nero”, che il decadente Movimento Sociale Italiano non poteva più rappresentare. Il Cavaliere era il candidato ideale. Si inaugurava così una nuova fase della guerra civile ideologica, che stavolta escludeva i democristiani e persino i socialisti, ormai attratti nell’orbita berlusconiana.
L’antifascismo nei fatti del berlusconismo
Eppure la storia dimostra come quello di Berlusconi sia stato un antifascismo autentico, pratico, fattuale. Le leggi ad personam, il liberismo sfrenato, la subalternità diplomatica agli Stati Uniti e la marginalizzazione delle questioni sociali mostrano chiaramente quanto le politiche del Cavaliere fossero estranee, se non antitetiche, a qualsiasi eredità fascista. Senza contare la neutralizzazione di ciò che rimaneva del MSI, convertito nella liberale Alleanza Nazionale. L’anti-berlusconismo ne fu la fotocopia speculare, provocando solo caos politico e sfiducia popolare.
Il fallimento della classe politica repubblicana
Questo rivela un dato concettuale decisivo. Il berlusconismo e la sua nemesi sono stati figli legittimi della Repubblica antifascista, arrivata alla fine degli anni ’80 al suo vero battesimo di fuoco. Se la classe dirigente precedente si era formata durante il Regno e il regime, sfruttandone l’inerzia istituzionale per i primi decenni, con la fine della spinta propulsiva e del supporto sovietico la Repubblica ha dovuto camminare sulle proprie gambe. Il fallimento è stato palese: tutte le inefficienze accumulate dal 1946 sono esplose contemporaneamente.
Le eredità politiche e ideologiche
Berlusconi è stato abile a contenere alcuni di questi crolli, ma ne ha causati altri, anche indirettamente, attraverso i suoi stessi detrattori: un’opposizione costretta ad aggrapparsi persino alle barzellette pur di contestare senza offrire un’alternativa credibile. I risultati li vediamo ancora oggi: è cambiato solo il “mostro” da combattere per legittimare un antifascismo ormai isterico. Ci si dimentica che Berlusconi è stato il prodotto di quel liberalismo che per primo inaugurò la lotta antifascista con il manifesto crociano, e della stessa Repubblica nata dalla Resistenza.
Lorenzo Gentile
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:



































































