O non capiscono proprio niente, oppure non vogliono capire, mi riferisco ai nostri decisori politici, incapaci di affrontare la verità.
«Conosco bene il mio popolo; i marocchini di seconda o terza generazione non saranno mai dei buoni cittadini francesi perché rimarranno sempre dei marocchini» questa è, a grandi linee, la risposta che il defunto Sovrano Marocchino, Hassan II (1), a una giornalista francese che gli chiedeva conto circa la possibilità di integrazione di marocchini di seconda generazione in seno alla società francese.
Considerazione più politicamente scorretta e veritiera di così non è data, ma questa è la realtà che i nostri decisori politici non vedono oppure non vogliono vedere, ma soprattutto non hanno il coraggio di riconoscere.
L’integrazione come la immaginano i nostri politici cozza contro la realtà oggettiva: i popoli del mondo arabo-islamico, caratterizzati da forte sentimento religioso e identitario, non intendono integrarsi totalmente se non con alcuni importanti distinguo, il principale dei quali è quello per cui la laicità dello Stato in cui si sono incistati non vada a intaccare, nemmeno minimamente la loro identità e la loro religine. Cosa condivisibile e di buonsenso.
Di fronte a una simile situazione, suscettibile di dare la stura a una serie di attriti sociali destinati ad incrementarsi con l’aumento della popolazione arabo-islamica, come la mettiamo?
Continuiamo a rispondere con le «boldrinate» o le «bonellate» da woke pensiero, oppure con le idiozie del peggior razzismo, ossia quello rifacentesi al pensiero positivista di un Gobineau o di un Lombroso?
Le idee in materia sono confuse perché chi le esprime, queste idee, non le ha ben chiare, e nemmeno ha il coraggio della verità che, invece, aveva Hassan II. E per paura delle tiritere delle Boldrini e dei Bonelli – ma anche per timore di passare per razzista e fascista (poi nazista, di solito l’iter è quello) – omette alcune scomode realtà che, invece, non possono essere taciute se si vuol affrontare e risolvere il problema alla base.
Mi accingo ad elencarle:
- nel mondo islamico, la famiglia è attivamente cooptata alla perpetuazione della religione
- le famiglie musulmane più aperte, pur avendo la miglior intenzione di integrarsi, nel loro interno, giustamente, tendono a mantenere vive le loro consuetudini (alcune delle quali rischiano comunque di essere in contrasto con il nostro diritto)
- in maniera più o meno marcata, le famiglie musulmane residenti in «terram infidelium» sono condizionate dalle costrizioni della «Da’wa» (2)
- tuttavia, è con quelle famiglie che noi dobbiamo fare i conti perché queste sono l’obiettivo principale della penetrazione della Fratellanza Musulmana, la quale vede in loro il cavallo di Troia per conseguire lo empowerment islamista
- l’empowerment preconizzato dai Fratelli Musulmani prevede l’incremento della tensione sociale al fine di creare una situazione di rivendicazioni suscettibili di essere sfruttate per la creazione di un partito islamico
- un partito Islamico non sarà mai paragonabile alla nostra ex DC (come sta nella testa di qualcuno), il partito islamico è un partito religioso a tutto tondo dove si compulsa la Shari’a e si mira alla progressiva eliminazione di tutti gli altri partiti
- ovviamente, l’apparire di un partito islamico in Italia convoglierebbe su di sé i voti di tutti i musulmani residenti (fatta qualche eccezione) i quali lo identificherebbero per essere il partito politico più vicino al loro auditum identitario e spirituale; per cui ci troveremmo ad avere un partito shariatico egemone e con la benedizione democratica.
Da non tralasciare nemmeno quegli atteggiamenti che ci vedono impegnati ad affrontare nel peggiore dei modi il nostro confronto con l’immigrazione arabo-islamica:
- ai mussulmani – tenendo in debito conto i numeri, perché l’aspetto quantitativo è fondamentale al fine di non farsi sommergere – va concessa la costruzione di centri di preghiera, senza confonderli con le moschee, affinché possano rispettare le loro abitudini religiose
- la costruzione di centri di preghiera non deve essere un tabù perché, oltre ad essere una iniziativa di accoglienza intelligente e in linea con il precetto cristiano, sarebbe uno strumento utile a meglio controllare la parte militante della comunità islamica
- il musulmano è un uomo avvezzo a una religione d’ordine, quindi a rispettare i paletti quando gli si impone di rispettarli, non si abbia remore a dettare le nostre leggi (avendo cura ovviamente di non frustrare le loro consuetudini); un esempio è il porto del burka che impone alla donna di circolare con il viso coperto; se hijab e jilbab devono essere tollerati perché costituiscono un vestimento tradizionale in cui il viso di chi li indossa non è mascherato, il burka deve essere assolutamente vietato
- la sciocchezza peggiore che si possa commettere di fronte al musulmano sarebbe quella di abdicare alle nostre tradizioni; il musulmano di buona fede non ha problemi con il presepio e con i canti natalizi, siamo noi che li creaiamo dandogli l’impressione di essere renitenti alla nostra spiritualità, convincendolo che la sua sia maggiormente degna di rispetto.
Assolutamente da evitare:
- istillare nella comunità islamica il revanscismo e la tentazione di metterci in mora. Dobbiamo smettere di fare il pubblico bidet alla nostra coscienza autoflagellandoci per quell’invereconda balla storica per cui noi saremmo stati feroci crociati, perfidi colonizzatori e, come se la menzogna non bastasse, anche trafficanti di schiavi
- le crociate sono state un fenomeno complesso che ha visto armate cristiane andare a riprendere territori cristiani conquistati dalle armate musulmane e rientra quindi in una logica di conquista/riconquista che allora era pane quotidiano, e che l’approccio storico moderno improntato all’ideologia laicista è fuorviante (mi sento di suggerire un testo scorrevole scritto da un arabo, Amin Maalouf intitolato «le crociate viste dagli arabi»)
- il colonialismo, specie quello anglo-francese, era improntato dal movimento di pensiero positivista visceralmente anticattolico; comunque, fatta la tara di ignominiosi comportamenti, il fenomeno non è stato negativo e se i colonizzatori fossero stati musulmani, ebrei o africani, essi non avrebbero nutrito le stesse nostre remore ancorché tradite da qualche colono fetente, e meno ancora avrebbero maturato i nostri stessi sensi di colpa anacronistici
- quanto alla tratta degli schiavi, gli europei, quasi tutti appartenenti al mondo protestante, erano l’ultimo anello della catena che vedeva attivamente impegnati in prima persona, musulmani, ebrei e capi tribù africani. La tratta degli schiavi nel Mediterraneo è continua, ad opera di pirati musulmani, fino al XVIII secolo.
Ad inizio articolo, riferendomi ai nostri decisori politici, ho asserito che non capiscono proprio niente, oppure non vogliono capire.
A questo punto, che essi siano così idioti da non capire oppure così dannatamente ferigni da non volerlo capire, conta poco… io, che bazzico la realtà del mondo arabo-islamico da oltre 40 anni, vedo una preoccupante realtà destinata a palesarsi a breve termine: le seconde generazioni di immigrati musulmani hanno, giustamente, preservato la loro identità religiosa, nutrendola con un revanscismo alimentato a sua volta dalla nostra autoflagellazione, la quale ci ha posto in una ingiustificata situazione di mora nei loro confronti.
Il risultato è stato quello di fare in modo che ci odiassero.
Parafrasando Dante, ritorniamo quindi a nostra scienza (3):
- questi giovani, vissuti in famiglie arabo-islamiche (che giustamente, in terra straniera continuavano nel loro interno a perpetuare le loro tradizioni), sono stati avvelenati dalle scemenze delle Boldrini, dei Bonelli e del pensiero woke e adesso mirano a superare a destra, ma anche a sinistra, la sana volontà dei loro padri di mantenere l’avita identità e religione
- questi giovani emulano i loro confratelli delle banlieus francesi, lanciando un chiaro messaggio di alleanza transnazionale tra giovani che coniugano il peggio dell’Islam con il peggio dell’Europa, una sorta di Corano e spinello in salsa rap.
Si prenda contatto con le famiglie arabo-islamiche incistate da noi, si diano garanzie a quei padri di famiglia che la nostra avita civiltà cristiana non ha nessuna intenzione di europeizzare i loro figli rendendoli più laici e meno musulmani. E contemporaneamente fissiamo dei paletti.
Si dialoghi con loro a mezzo di negoziatori preparati, si fissino paletti comuni:
- nessuna militanza religiosa attiva da parte loro
- nessuna militanza attiva laicista da parte nostra
Vedrete che quei ragazzi torneranno in carreggiata perché nelle famiglie islamiche è il pater familias che comanda ed è su quei padri che noi dobbiamo puntare per spegnere un incendio che rischia di incenerire le nostre città.
di Corrado Corradi
Note
- Figura di grande rilievo anche in seno al mondo arabo islamico. Amato senza riserve dal suo popolo, sempre ha saputo esprimere un’intelligente politica interna ed estera nel miglior interesse del proprio paese.
- Da’wa = predicazione fondamentalista costringente
- «Ritorna a tua scïenza / che vuol quanto la cosa è più perfetta/ più senta il bene, e così la doglienza» (Inf. Canto VI)








































































Il problema è esaminato solo in parte perché non si tiene conto che nel mondo occidentale prevalgono gli atei che non accetteranno mai il principio di tolleranza religiosa
Assolutamente condivisobile perché scritto da chi , pur italiano, ha profondo conoscenza ed esperienza del mondo islamico e dei suoi meccanismi.
Meglio però non dimenticarci che all’interno del Corano si nasconde il progetto, profondamente radicato, di conquistare l’Occidente e stabilire su tutto un cosiddetto “Califfato”, che altro non è se non l’estensione della Sharia al resto del mondo. Se gli islamici che giocano a fare i moderati questa aspirazione la sanno ben nascondere a forza di falsità, emerge invece in tutta la sua virulenza nelle frange che si abbeverano all’islamismo più rigoroso, pur lasciando perdere le frange estreme. Del resto una delle costanti dell’islamismo è l’aspirazione a tornare “alle origini”, appena dopo le quali, storicamente parlando, le orde arabe erano partite alla conquista dell’Europa cristiana: Penisola Iberica a parte, la loro penetrazione nella Francia meridionale si stava concretizzando a suon di massacri e devastazioni, fin quando non furomo fermati, fortuna nostra, da Carto Martello a Poitiers … e voi pensate che costoro siano minimamente cambiato nel corso del tempo?? … mh??