Mentre Giorgia, avvolta nel tricolore delle grandi occasioni, si esibisce in un mirabolante esercizio di equilibrismo tra i diktat di Washington e le velleità sovraniste, ad Arcore la sezione locale di Fratelli d’Italia ha deciso di dare il proprio contributo alla causa: il salto della sedia. Non è una nuova disciplina olimpica, ma l’ultima frontiera della coerenza politica di chi, tra una spartizione di sottogoverno e un rimpasto di giunta, ha smarrito non solo la bussola, ma pure il senso della vergogna.
La cronaca della Commissione comunale di Arcore somiglia più a una sceneggiatura scartata da Cetto Laqualunque che a un atto di amministrazione. Da una parte la sinistra che, fedele al proprio riflesso pavloviano, si alza e se ne va per non intitolare una piazza a Sergio Ramelli. Una scelta ideologica, certo, ma tragicamente prevedibile. Il capolavoro del grottesco arriva però dalla maggioranza, dove il “fuoco amico” di chi dovrebbe difendere quella memoria si trasforma in una ritirata strategica degna della peggior farsa. Per ben due volte, il numero legale è saltato perché qualcuno dei “patrioti” ha preferito l’invisibilità alla presenza.
Forse i vertici del partito sono troppo occupati a lucidare le poltrone conquistate grazie ai voti di chi credeva in un’idea, o forse sono impegnati a imbarcare i transfughi di un centrismo che non ha né arte né parte, se non quella del posizionamento tattico. È il trionfo dei “poltronari”, quegli amici dei privilegi che hanno trasformato una comunità umana in un ufficio di collocamento per reduci del potere. Mentre ingenuamente la base sogna ancora una dignità storica, i vertici giocano a nascondino nelle commissioni, sputando di fatto su simboli che dovrebbero essere intoccabili.
Il tradimento non è una novità in politica, ma farlo con questa mediocrità lascia un retrogusto di pacato disprezzo. Non ci interessano le motivazioni: ignoranza o ripicche di vicinato che siano. Chi non ha avuto il coraggio di restare seduto per garantire un omaggio doveroso a un ragazzo ucciso dall’odio politico, dimostra di essere degno solo di disprezzo.
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È molto triste dover registrare certe notizie. In quegli anni ognuno di noi militanti rischiava la propria incolumità perché l’espressione delle nostre idee potesse essere liberamente esposta. Peccato che chi oggi siede anche grazie a questi sacrifici non abbia il coraggio di partecipare e far sentire la nostra voce.
Si è proprio così! Speriamo che gli articoli usciti sulla questione portino FdI ad essere più attento al mondo che dichiarano di rappresentare.
Non capisco sta sorpresa.
La fiamma nel simbolo è solo uno specchio per le allodole.
Fdi è un partito nato da una scissione dal PdL.
Mi auguro che alle prossime elezioni il vostro voto vadi altrove.