Adesso qualcuno ci provi a sostenere che, in Italia, non esista una magistratura politicizzata. E politicizzata in un ben determinata direzione.
La cornice criminale è identica: gli anni ’70, gli “anni di piombo”. Diverse le città e i protagonisti o, se si preferisce, gli imputati: un ex-Nar a Bologna, alcuni ex-Br a Torino.
In verità un altro aspetto differisce, nei due processi. Gilberto Cavallini, a Bologna, è stato condannato per fatti che lo avevano già visto processato e destinatario di una dura pena. Per rimodulare la sua responsabilità – da concorso in partecipazione a strage politica -, si è fatto strame del principio del ne bis in idem. Renato Curcio, Mario Moretti e Daniela Azzolini, invece, sono stati chiamati a rispondere tardivamente di un delitto, quello dell’appuntato Giovanni d’Alfonso, mai prima contestato loro.
In entrambi i casi, la richiesta della pubblica accusa è stata l’ergastolo (tranne che per la Azzolini, per la quale sono stati chiesti 21 anni). A Bologna la Corte ha accolta la proposta del “pm” e probabilmente lo stesso accadrà anche a Torino. Ma con una notevole “disparità”, tra i rossi e il “nero”.
Trattandosi di persone che hanno già scontato anni, decenni di carcere, per una molteplicità di reati, è evidente come le nuove sentenze non possano che cumularsi alle altre, non determinando, quindi, alcuna variazione nel percorso detentivo già imposto ai condannati. Ciò è accaduto con Cavallini, altrettanto potrebbe accadere con Curcio e Moretti.
Quale sia l’abissale diseguaglianza, nel trattamento dei due casi, è presto detto.
Come si è scritto infinite volte, essendo stata riconosciuta la continuazione dei reati, nel caso di Cavallini, i magistrati di Bologna si sono impegnati duramente nel trovare un “cavillo” – il fatto, per di più presunto e nemmeno certo, di non aver fatto scontare al condannato alcuni anni di detenzione “in isolamento” – pur di gettarlo nuovamente in un trogolo e nelle condizioni più disperanti.
Di contro, per gli ex-guerriglieri comunisti, protetti dall’Urss e, quindi, anche dal Pci o parte di esso – ché questo sono state le Br, altro che chiacchiere! -, è stato lo stesso pubblico ministero, subito dopo aver formulato la richiesta di condanna e aver sottolineato di non poter proporre attenuanti, dato l’atteggiamento menzognero degli imputati, a suggerire la possibilità di “adattare la pena alla persona”, mitigandone gli effetti. E si può star certi che, da qui al 7 luglio (data prevista per la sentenza) o poco dopo, qualcuno si muoverà, affinché Daniela, Mario e Renato non tornino dietro le sbarre. E sarebbe pure giusto, se l’intento fosse quello di chiudere definitivamente la stagione del Terrorismo, ma se fosse un intento valido sempre e per tutti.
Invece, stesso paese, stesso ordine giudiziario: per i “neri”, si violentano le norme e i principi di umanità, pur di far scontare loro anche più del dovuto; per i “rossi”, ogni pretesto dev’essere esperito, pur di evitargli di assumersi pienamente le responsabilità che si sono assunti coi gesti terroristici e con gli atteggiamenti processuali.
Non è un problema degli imputati, degli ex-terroristi, dei fatti del passato: sono scandali, sono vergogne che dovrebbero preoccupare tutti i cittadini e la politica, se mai ci fosse in Italia qualcuno capace di farla con la P maiuscola. Un paese con la Giustizia schierata, dove la legge è uguale solo per chi nutre sentimenti simil a quelli di chi l’amministra, è un paese non solo incivile, non solo non democratico, ma proprio pericoloso.










































































Max sono d’accordo sulla disparità del metodo di giudizio da parte della magistratura che legano aspetti dubbi da entrambi i colori delle fazioni.oggi bisognerebbe parere personale chiudere il capitolo terrorismo una volta per tutte altrimenti non si va da nessuna parte.
Non condivido in parte sul fatto che tutte le correnti delle br erano spalleggiate dal pci/urss basta verificare il caso moro dell ala moretti spalleggiata dalla cia e non solo.l attacco omicida alla scorta di moro con caratteristiche militari di precisione non poteva portare in prima fila certi personaggi poi responsabili materiali del rapimento e uccisione dello statista.
Buona giornata e buon weekend
Purtroppo, ahimè , la magistratura è sempre stata in mano ai rossi… Dal 1948 da quando Togliatti fece la famosa amnistia x fare uscire puliti gli assassini partigiani dai crimini commessi contro gente inerme che poi continuarono fino agli inizi anni ’50 con la famosa volante rossa . Moretti e Curcio , essendo ex brigatisti rossi avranno il solito trattamento amico … Mentre il povero Gilberto Cavallini , ha il trattamento duro con un’ invenzione già usata x tenerlo in isolamento . La parità giudiziaria non ci sarà mai con questi politici .
Mario moretti personaggio ambiguo,prima legato a curcio e francescani,poi insieme ad altri soggetti facenti riferimento ad un gruppo con sede in Francia dove confluivano elementi nato di vari stati e infiltrati del mossa.la sorte di aldo moro è stata gestita oltreoceano
Comunque e ‘ LAURO AZZOLINI