È dal lontano 1999 che Gianni Alemanno tiene a raccolta i suoi a Orvieto, per una due giorni di riflessioni, approfondimenti, incontri, il tutto nel nome della Destra Sociale. L’edizione del 2026 è sicuramente speciale: prima edizione con Futuro Nazionale e il Generale Vannacci presente per la chiusura dei lavori nella splendida cornice della Sala dei Quattrocento, del Palazzo del Capitano del Popolo.
Questi sono stati avviati con il saluto di Alemanno – di nuovo tra la sua gente dopo il Calvario di Rebibbia e dopo una vicenda giudiziaria degna del Processo di Kafka – seguito da quelli di vari ex responsabili del Movimento Indipendenza, confluito ufficialmente in Futuro Nazionale; toccante l’accorato saluto di Daniele Petrucci, visibilmente commosso dal palco.
I panel hanno toccato, con contribuiti di primo livello, i grandi temi che la Destra, una Destra che voglia veramente essere alternativa a quella versione conservatrice del centro, dovrebbe affrontare nei nostri tempi.
Alla prima tavola rotonda, composta prevalentemente da professori ed economisti, si è trattato dei costi dell’Europa di Bruxelles. Si è spaziato dalla necessità di una immediata inversione a U sulle folli politiche energetiche e votate alla deindustrializzazione volute col GreenDeal, alla critica della politica sanzionatoria verso la Russia, dalla critica strutturale dell’Europa dei vincoli, alla rigidità burocratica, dell’eccesso di regolamentazione, al fallimento della Politica Agricola Comune sogno ormai tramontato di sviluppo e tutela per gli agricoltori europei.
La seconda, è stata invece dedicata alle identità sotto attacco da parte delle ideologie woke e gender, di cui si è denunciato il tentativo profondo di ridefinire il senso stesso dell’umano ovvero di svuotamento del significato profondo di natura e di persona umana, presente, con un contributo molto positivo, l’associazione ProVita&Famiglia.
Non sono mancati i contributi internazionali, come quelli in collegamento del prof. Geraci da Shanghai e dell’economista americano Jeffrey Sachs (che ha strappato un applauso alla sala quando ha criticato la politica di Trump per essere passata dall’“America First” ad un “Israel First”), per trattare i temi delle crisi globali.
A seguire, un dibattito sulla Remigrazione, ormai tema ineludibile vista la sommersione demografica conclamata in tutta Europa. Al riguardo – essendo intervenuto in questo frangente – ho approfittato dell’occasione per ricordare ai parlamentari di Futuro Nazionale che da luglio giace negli uffici della Camera la proposta di legge promossa dal Comitato Remigrazione e Riconquista, accompagnata dalle firme di quasi 150.000 italiani che hanno deciso di sostenere una proposta venuta dagli sforzi di realtà militanti che si sono impegnate per mesi nelle strade e nelle piazze, fino a riuscire ad imporre il tema della Remigrazione nel dibattito pubblico.
Dal momento che la Remigrazione è presente nel programma di Futuro Nazionale, redatto dal prodigioso Lorenzo Gasperini, applauditissimo (a giusto titolo) astro nascente del partito, non ho potuto che sottolineare come andrebbe solo a detrimento di Futuro Nazionale mancare l’occasione di un sostegno all’iniziativa di legge popolare.
Poi una doverosa tavola rotonda sulla situazione delle carceri italiane, laddove l’esperienza di Alemanno era chiaramente carne viva, presenti tra gli altri Piero Sansonetti che ha espresso una lucida professione di garantismo, a prescindere dai colori o i condizionamenti politici.
In ultimo, un confronto sulla Destra che non è conservazione, in cui si è espressa l’idea che la Destra sia portatrice di valori sì tradizionali ma di una tradizione che sa essere critica del suo tempo, se il suo è tempo sbagliato. Non conservazione del presente (qualunque esso sia) ma conservazione di una fiamma che deve continuare a vivere anche sotto la cenere, fino a poter risorgere e – se necessario – venire a incendiare il tempo presente.
Un insieme di tematiche e di competenze radunate per discuterle che sono francamente inusuali per gli standard scarsi ai quali ci aveva abituato la politica negli ultimi tempi.
Nella giornata di domenica, prima degli interventi conclusivi, si è avuto invece il contributo – da rimarcare sicuramente visto l’altissimo livello dello stesso – di Marc Jongen europarlamentare di AfD, il quale ha parlato dell’Europa come civiltà comune da condividere tra nazioni sovrane volte alla libera cooperazione, Europa come piattaforma di cooperazione e non di imposizione (come già Vannacci a Cernobbio), di come Italia e Germania possano essere nazioni sorelle e alleate senza sciogliersi l’una e l’altra in una costruzione astratta e artificiale come quella di Bruxelles, rifiutando anche gli sciovinismi o gli approcci distruttivi dei nazionalismi del passato (ha derubricato eventuali pretese sul Tirolo Meridionale come “stupidaggini”). I popoli europei non devono più combattere in maniera orizzontale tra loro ma combattere in via verticale contro le élite del globalismo che ne vogliono la dissoluzione.
Jongen non si è tuttavia limitato alla critica dell’Europa di Bruxelles o a trattare i temi invasione migratoria, della “teologia green” o della cultura della colpa e del disprezzo di sé in cui l’Europa sembra essersi assurdamente sprofondata. Come detto il suo è stato un intervento di alto livello, in cui oltre a citare Heidegger, si è citato Julius Evola (con abbondanti applausi dal pubblico), chiamato in causa per ricordare come in un certo senso tutta questa modernità – che mette in basso ciò che dovrebbe stare in alto e che mette in alto ciò che dovrebbe stare in basso – debba essere combattuta, con spirito eroico. “Siamo destinati alla lotta” ha affermato Jongen sulla falsariga di Evola, non rassegnazione rispetto all’avverso spirito dei tempi ma lotta aperta ad esso al di là dei possibili esiti di questa.
Per quanto AfD sia sicuramente una realtà complessa e in certi suoi aspetti ben degna di varie riserve (basti pensare alla figura della presidente Alice Weidel), il contributo di Jongen allontana enormemente da AfD quell’immagine di “Movimento5Stelle tedesco” o di “puro contenitore populista” che taluni commentatori vorrebbero affibbiarle.
Delle parole di Alemanno, bisognerà considerare la messa in guardia di questa nuova Destra di Futuro Nazionale dal non commettere gli stessi errori del MSI fatti con la Destra Nazionale negli anni ’70 prima e poi con Fiuggi, per finire con le gestioni meramente conservatrici (dell’esistente) di Gianfranco Fini e di Giorgia Meloni.
Alemanno non si tira indietro nel riconoscere anche gli errori propri della sua stessa storia politica – cosa ben rara in politica e che onestamente gli va riconosciuta – ma ciò che conta è che si professa pronto a portare in dote questo patrimonio di esperienze a Futuro Nazionale affinché il partito di Vannacci, non smarrisca le sue migliori potenzialità su sentieri simili.
Nel suo intervento di conclusivo, Vannacci ha ricordato le sue linee rosse come il rigetto del GreenDeal o lo stop alle forniture di armi gratis all’Ucraina, espresso un convinto apologo del patriarcato mediterraneo, portando Ulisse ed Enea come esempi di esso, tracciato la cristianità come unico elemento identitario veramente comune tra le nazioni in Europa, pronunciato un no deciso al DDL Antisemitismo (accostato nella sua logica liberticida di essere una versione di centrodestra dell’analogo DDL Zan) e accusato, con tanto di video di Italo Bocchino (fischiatissimo) in intervista da Lilli Gruber, di essere il centrodestra a rifiutare ragionevoli soluzioni di accordi elettorale.
Vannacci parla di “mission command”, di quell’approccio per il quale il comandante indica solo l’obiettivo finale della missione, lasciando ai sottoposti libertà di azione circa i mezzi e le azioni da compiere per attuarlo.
Per attuare il “mission command” il comandante deve poter essere confidente delle qualità dei suoi uomini. Questa volta nella pacifica Orvieto, bisogna riconoscere, che le qualità (e qualità in alchimia tra loro), non sono state affatto scarse.
Filippo Deidda
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:



































































