Dalla Galleria blindata per l’alta moda al video trap sulla Milano-Meda: ventiquattr’ore di traffico in tilt nel nome dell’evento social.
L’espropriazione democratica dell’asfalto
Il metodo Milano per privatizzare la viabilità è diventato improvvisamente democratico, e ce ne siamo accorti nel giro di appena ventiquattr’ore. Martedì sera il gotha dell’alta moda ha blindato il Salotto del Duomo tra abiti da sera e star internazionali, da Jennifer Lopez a Monica Bellucci, chiudendo fermate della metropolitana e bloccando il centro. Ieri, a poche ore di distanza, tre ragazzini con due scooter, una cassa bluetooth e l’ardire di piazzarsi in mezzo alla Milano-Meda hanno bloccato la superstrada per girare un videoclip trap. Due mondi lontanissimi che hanno fatto, ciascuno a modo suo, la stessa identica cosa: occupare il suolo pubblico per uso personale. Siamo passati dalla Milano da bere alla Milano da calpestare, dove la sola e vera religione resta il culto dell’immagine, dell’evento social e dell’effimero a tutti i costi. Che a chiudere le arterie cittadine sia la spocchia radical chic o l’esibizionismo da cortile, per il milanese imbruttito e bloccato in colonna il risultato non cambia.
Due pesi, due misure e un assegno per Quarto Oggiaro
L’unica reale differenza in questo teatrino sta nel prezzo del biglietto e nella forma di compensazione. Se hai i miliardi, l’arroganza si trasforma per magia in un ritorno di immagine fortissimo. L’assessore alle Attività produttive Alessia Cappello spiega sorridente che la chiusura della Galleria e il caos viabilistico sono solo un piccolo sacrificio ampiamente ripagato: la casa editrice staccherà un assegno da due milioni di euro per riqualificare la biblioteca di Quarto Oggiaro. In pratica, il diritto alla mobilità della cittadinanza si compra a blocchi, basta pagare il disturbo e far scivolare la donazione benefica al posto giusto.
Tappeti rossi per i ricchi, avvocati per la periferia
Se invece sei un maranza senza fondi di investimento alle spalle, il tappeto rosso non te lo stende nessuno. Per i tre fenomeni della Milano-Meda non ci sono donazioni a scomputo della congestione stradale, ma direttamente gli avvocati, il Decreto Sicurezza e le reazioni sdegnate della politica. In un cortocircuito surreale, mentre i giornali di area festeggiano l’occupazione aristocratica del Duomo con toni trionfali, le varie anime della giunta e della Regione si indignano ferocemente per il blocco proletario della superstrada, invocando droni, elicotteri e denunce penali per il reato di blocco stradale.
La certezza di essere comparse involontarie
In questo affresco di totale menefreghismo privato elevato a norma, emerge una certezza quasi poetica: a Milano l’unica cosa che conta davvero è apparire. Se paralizzi la città agghindato in alta sartoria sei un mecenate dell’arte globale che dona cultura alla periferia; se la paralizzi in tuta acetata e borsello sei un elemento sovversivo da perseguire a norma di legge. Ma per il milanese imbruttito fermo nel traffico a motore spento, la sensazione di essere la comparsa involontaria nello show di qualcun altro rimane esattamente la stessa.
Redazione
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