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CHI HA AMMAZZATO BORSELLINO? 32 DOMANDE A SCARPINATO

Carlo Persano di Carlo Persano
24/09/2026
in Archivio 900, Cronaca, Politica, Società
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CHI HA AMMAZZATO BORSELLINO? 32 DOMANDE A SCARPINATO
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Un sospetto surreale e terribile aleggia sulla vicenda del giudice Borsellino (ucciso il 19 luglio 1992) e ci sono dei gravi dubbi ai quali andrebbe data una risposta, eccoli:

  • Il tentativo di bloccare le indagini di Borsellino sugli appalti non sembra avere nessuna logica e, per questo motivo, appare come un grande favore concesso alla mafia, probabilmente involontariamente (speriamo, involontariamente). Scarpinato ha sempre criticato duramente la tesi investigativa che, secondo lui, riduce il motivo della morte di Falcone e Borsellino unicamente alla gestione degli appalti pubblici in Sicilia. Per lui, questa lettura (definita “pista mafia-appalti”) viene sponsorizzata politicamente per archiviare le stragi come un fatto del passato, escludendo le responsabilità della destra eversiva e dei servizi segreti deviati. Resta da capire perché Scarpinato, pur vagheggiando di una fantomatica pista fascio-mafiosa, non avesse lasciato che Borsellino continuasse, parallelamente, sulla concreta pista degli appalti. Che gli costava? Nelle domande precise poste nel finale si vuole cercare di dissolvere questo pesante dubbio.
  • Subito dopo l’omicidio di Borsellino, risulta che il Csm avesse svolto un’indagine sui giudici che tentarono di bloccarlo. Il generale Mori (dei Ros) fornì i documenti del luglio e agosto 1990, già consegnati a Falcone e Guido Lo Forte, contenenti riferimenti a vari esponenti politici. Se ci sono state delle audizioni riservate presso il Csm, devono ora essere desecretate. Dobbiamo sapere i nomi di quei politici per verificare se ve ne fossero legati alla sinistra e dobbiamo anche conoscere i nomi delle aziende per verificare che non ci fossero i colossi delle cooperative dell’Emilia-Romagna.
  • Nell’ottobre 1992, pochi giorni dopo l’omicidio di Borsellino del luglio 1992, un capitano della polizia giudiziaria (Gianfranco Cavallo) afferma di aver raccolto la testimonianza della compagna (Maria Romeo) di un presunto pentito di mafia (Alberto Lo Cicero). La Romeo attribuiva la strage di Capaci del maggio 1992 a Stefano delle Chiaie. Misteriosamente, questa informativa sparisce e, altrettanto misteriosamente nessuno interroga né la Romeo né Lo Cicero. Poi, magicamente, l’informativa ricompare, ma solo nel 2007. Dobbiamo capire l’iter iniziale di questa informativa per essere sicuri che quella del 2007 non fu una strana magia. Per caso, il procuratore Salvatore Celesti e il procuratore aggiunto Vittorio Aliquò ricevettero l’informativa di Cavallo? Che successe dopo? Nell’ambito di un dubbio da chiarire, dobbiamo anche precisare che il capitano Cavallo praticamente dipendeva direttamente dalla Procura di cui Scarpinato era il capo. Facendo parte della polizia giudiziaria era a Scarpinato che doveva in realtà rispondere, quindi, la prima informativa, se esisteva, doveva per forza averla ricevuta Scarpinato.
  • A oggi, nessuno invece menziona la circostanza che, tra l’8 e il 10 giugno 1992, i Carabinieri di Palermo avrebbero trasmesso alla Procura di Caltanissetta una richiesta nella quale Lo Cicero e Maria Romeo erano indicati come fonti, chiedendo (e ottenendo) determinati accertamenti e intercettazioni. Questo è un dato molto importante perché dimostra che: l’attività informativa su quell’ambiente era già iniziata ben prima della nota Cavallo del 5 ottobre, 4 mesi prima. Adesso, visto che Maria Romeo è la sorella di Domenico Romeo, autista in passato dell’avvocato Menicacci, a sua volta avvocato di Stefano Delle Chiaie, allora vorremmo sapere il contenuto di quegli accertamenti e di quelle intercettazioni, poiché la Romeo e il Lo Cicero sarebbero l’unico legame di Delle Chiaie con la Sicilia. Forse quegli accertamenti e quelle intercettazioni non conducono a Delle Chiaie? Stranamente nessuno le cita. D’altra parte neanche la prima informativa su Lo Cicero conduceva a Delle Chiaie.
  • Lo Cicero venne arrestato per droga nel dicembre 1985 e il boss Troia lo aveva scaricato: aveva anche scoperto che aveva un cognato agente di polizia. Lo Cicero dichiara: “Da quel giorno venni messo da parte”. L’ultima volta che vide Troia fu nel 1986-87. È un uomo “bruciato”. Ma allora “come fa a sapere della strage di Capaci del maggio 1992? Come può raccontare dettagli di un’organizzazione che lo aveva scaricato sei anni prima?”. Non può. E infatti non racconta nulla di rilevante. Ma Scarpinato non cita la circostanza che Lo Cicero non poteva sapere niente della strage dal 1987, cinque anni prima di Capaci (sentenza 434/1995 dei colleghi giudici di Scarpinato). Da chi avrebbe saputo Lo Cicero che Delle Chiaie avrebbe incontrato i fratelli Troia poi condannati per l’attentato cinque anni dopo, nell’aprile 1992? Ma mai niente di simile risulta dalle intercettazioni o dagli accertamenti iniziati fin dal giugno 1992. Desecretate tutte quelle intercettazioni e il tutto sarà evidente.
  • Domenico Romeo, segretario-autista di Menicacci, residente da sempre a Roma, forse accompagnò effettivamente Delle Chiaie in Sicilia ma nel 1991, per la campagna elettorale alla quale Delle Chiaie partecipava. I carabinieri di Villa San Giovanni li segnalano entrambi il 21 Dicembre 1991 per una conferenza elettorale a Palermo. Niente si dice di un incontro coi Troia, ma, anche ammesso che Delle Chiaie volesse conoscere i Troia, non gli sarebbe mai stato possibile tramite Lo Cicero, “cognato” di Domenico, poiché era visto come un appestato dai Troia fin dal 1985. Allora, chi avrebbe presentato Delle Chiaie ai Troia? Gli aveva forse chiesto l’amicizia su Facebook? Ecco come si genera la dichiarazione dell’attuale procuratore capo di Caltanissetta, titolare dell’indagine su Capaci, per il quale le testimonianze della sorella di Romeo e di Lo Cicero valgono uno “zero tagliato”. Lo ribadisce due volte nel 2026.
  • Nel 1996 avviene una transazione, all’apparenza molto impropria, tra dei parenti stretti del giudice Scarpinato e dei parenti altrettanto stretti di una famiglia di Sciacca. Se tale famiglia fosse sospettata di mafia, Scarpinato dovrebbe chiarire molti aspetti di questa strana transazione e se quella famiglia fosse stata beneficiata dal blocco delle indagini di Borsellino, avvenuto nel 1992, sarebbe ancora peggio. In virtù di ciò, verranno poste alcune semplici domande a Scarpinato.
  • Come già detto, dopo 15 anni dalle stragi di Palermo, rispunta fuori, magicamente, l’informativa di Cavallo e il giudice Gianfranco Donadio si occupa di interrogare il pentito Lo Cicero su Delle Chiaie il 5 maggio 2007 e riportiamo un pezzo importante di quel verbale, e subito appare stranissima la leggerezza di quell’interrogatorio. Donadio non fa nessuna domanda importante a Lo Cicero, né cerca mai un riscontro oggettivo alle poche risposte, almeno quelle che abbiamo potuto vedere. Poi, il 10 maggio 2007, Donadio interrogherà anche la Romeo, ma, stranamente, niente è emerso di quel verbale. Dobbiamo adesso sapere se gli interrogatori di Lo Cicero e della Romeo si riducono a quelle poche domandine o se invece, da qualche altra parte, ci sono le vere domande e le vere risposte, perché altrimenti quel verbale sembrerebbe fatto apposta per offrire una scappatoia alla debole teoria del complotto fascio-mafioso.
  • In definitiva, dobbiamo scoprire se l’informativa di Cavallo (stranamente ampliata nel 2007) non è spuntata fuori solo perché iniziava a montare un pesante sospetto sul blocco delle indagini di Borsellino, indagini bloccate senza nessuna logica. Quella strana informativa dà solo l’idea di rimpolpare la pochezza della trama fascio-mafiosa vagheggiata da Scarpinato. Sembra che Scarpinato si aggrappi a Delle Chiaie per scansare molte gravi domande. Dobbiamo ora scoprire se Scarpinato si butti su quella trama astrusa solo per non rispondere del blocco di Borsellino avvenuto senza una logica. Per favore, Scarpinato, risponda e tolga ogni dubbio. Altrimenti la mancanza di una solida logica direbbe che quel blocco fu gradito a parecchi mafiosi, tanto che gli omicidi dei giudici si fermarono.

OCCHIO ALLA SEQUENZA DI DATE

21 dicembre 1991 Delle Chiaie in Sicilia per una conferenza elettorale (poi mai più)

I carabinieri di Villa San Giovanni informano che Delle Chiaie e Domenico Romeo stanno prendendo il traghetto per la Sicilia. Da notare che gli spostamenti di Delle Chiaie erano e sono inseriti nella “Banca dati SDI” dove vengono inseriti tutti i movimenti di chi è sospettato di terrorismo. Come si può ben vedere, Delle Chiaie viene seguito passo, passo da sempre da quando è in Italia e vengono elencate tutte le persone che incontra (vedi elenco). Ma in nessuna informativa dei pedinatori si parla di incontri sospetti.

Aprile 1992 Il pentito fasullo Lo Cicero dice di aver visto Delle Chiaie

In questo mese, poco prima della strage di Capaci, Alberto Lo Cicero, dice di aver visto Delle Chiaie su un’auto blu mentre visionava il piazzamento della bomba a Capaci, ma lo dice solo nel 2007. Precedentemente al 2007, Lo Cicero aveva iniziato a collaborare formalmente il 24 luglio 1992 (22 verbali sulla strage di Capaci) ma non parla mai di Delle Chiaie.

23 maggio 1992 Strage di Capaci (Falcone)

Il giudice Falcone investigava sugli appalti e la mafia. L’amico Borsellino continuerà eroicamente le stesse indagini dopo la strage.

8 e 10 giugno 1992 Informativa dell’Arma precedente l’informativa Cavallo

I carabinieri effettuavano accertamenti e intercettazioni su Lo Cicero e la Romeo fin dagli inizi di giugno 1992. Fin da dopo l’omicidio di Falcone.

13 luglio 1992 Scarpinato blocca le indagini di Borsellino

In un’assemblea di giudici viene deciso il blocco delle indagini di Borsellino senza una logica. Potevano tranquillamente decidere di effettuare indagini parallele a quelle di Borsellino lasciandolo continuare. Invece, bloccandole, sembra un favore fatto alla mafia. Quelle di Borsellino erano già le indagini di Falcone sugli appalti. “Segui i soldi”, diceva Falcone.

18 luglio 1992 Borsellino se ne frega del blocco e preleva un fascicolo

C’è traccia inequivocabile di questo prelievo. Il fascicolo, insieme all’agenda di Borsellino, fu fatto sparire dalla Spectre rossa presente in via D’Amelio al momento del botto. Non erano presenti solo per mettere la bomba, ma anche per far sparire il fascicolo e l’agenda di Borsellino.

19 luglio 1992 Strage di via d’Amelio e sparisce il fascicolo

La Spectre rosso-mafiosa, presente in via d’Amelio, agisce in fretta e fa sparire il fascicolo prelevato il giorno prima e l’agenda di Borsellino. Non c’era un fascicolo su Delle Chiaie da far sparire.

24 luglio 1992 Il finto pentito Lo Cicero inizia a dichiarare ma non compare di Delle Chiaie

Lo Cicero aveva iniziato a collaborare formalmente il 24 luglio 1992. In “22 verbali di dichiarazioni alla Procura parla di tutto: dei suoi rapporti con Mariano Tullio Troia, boss di San Lorenzo, di altri esponenti mafiosi, di traffici vari. Ma quando si arriva alla strage di Capaci, il vuoto. Non indica gli autori materiali, non racconta le fasi preparatorie, non sa nulla delle dinamiche esecutive. Prendiamo invece Antonino Troia, fratello di Mariano Tullio, “figura centrale nella strage: è lui che individua il cunicolo dove piazzare l’esplosivo, bonifica la zona, coordina il trasporto dei bidoncini, custodisce gli apparati radio”. Le sentenze definitive lo condannano all’ergastolo.

E Lo Cicero, che pure dice di essere vicinissimo alla famiglia Troia? “non fa mai il nome di Antonino in relazione alla strage. Mai”. In più c’è il fatto che Lo Cicero racconta di essere stato “uomo d’onore”, affiliato a Cosa Nostra. Descrive persino la sua cerimonia di affiliazione. Peccato che “nella sentenza 434/1995 questa affiliazione venga clamorosamente smentita” dalle dichiarazioni di Marino Mannoia. Lo Cicero mentiva.

La realtà è che Lo Cicero venne arrestato per droga nel dicembre 1985 e il boss Troia lo aveva scaricato: aveva scoperto che aveva anche un cognato agente di polizia. Lo Cicero dichiara: “Da quel giorno venni messo da parte”. L’ultima volta che vide Troia è nel 1986-87. È un uomo “bruciato”. Ma allora “come fa a sapere della strage di Capaci del maggio 1992? Come può raccontare dettagli di un’organizzazione che lo aveva scaricato sei anni prima?”. Non può. E infatti non racconta nulla di rilevante. Ovviamente non parla mai neanche di Delle Chiaie in quei 22 verbali.

5 ottobre 1992 L’informativa del capitano Cavallo appare e scompare

Arriva la nota informativa firmata dall’allora capitano dei Carabinieri Gianfranco Cavallo (all’epoca al comando della sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Palermo, ovvero alle dipendenze di Scarpinato)

Il documento iniziale sparì dagli archivi principali o non venne trasmesso tempestivamente ai magistrati che si occupavano formalmente delle stragi. Se, ai tempi, l’informativa arrivò veramente alla Procura di Palermo, dove il capo era Scarpinato, perché il documento non fu subito spedito alla procura di Caltanissetta, incaricata delle indagini? A chi avrebbe consegnato l’informativa Cavallo a Palermo, se esisteva veramente già dal 5 ottobre? Possibile che Scarpinato non la ricevette?

Il ritrovamento 15 anni dopo, nel giugno 2007, nell’ambito di nuove indagini coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia, la nota del 5 ottobre 1992 è stata magicamente recuperata e acquisita agli atti dei nuovi processi. Dopo 15 anni, una fonte confidenziale (successivamente identificata in Maria Romeo, compagna del pentito Alberto Lo Cicero), affermò che il leader neofascista Stefano Delle Chiaie nell’aprile del 1992 si era recato a Palermo. Lì avrebbe incontrato il boss mafioso Antonino Troia per occuparsi del reperimento dell’esplosivo necessario per l’attentato di Capaci. Peccato che poi si capì, senza il minimo dubbio, da dove e da chi venne reperito quell’esplosivo.

27 luglio 1995 Lo Cicero viene smascherato come pentito fasullo

A seguito della procedura penale 3471/92 P.M., si arriva alla sentenza del 27 luglio del 1995 dove si vede che Lo Cicero è un pentito fasullo, non era mai stato affiliato alla mafia ed era stato allontanato dai Troia come autista fin dal 1985. Un appestato, per la mafia.

30 agosto 1996 Scarpinato vende alla famiglia Fauci?

Scarpinato rivendica estraneità e trasparenza: Scarpinato ha precisato che la compravendita è stata un’operazione immobiliare trasparente e legittima condotta dalla sua famiglia. Ha inoltre sottolineato di non aver mai firmato o gestito atti giudiziari di favore o di copertura legati a Salvatore Fauci all’epoca dei fatti (il 1996). E nel 1992, al tempo del blocco delle indagini di Borsellino, anche allora nessuno gestì niente di rilevante?

5 maggio 2007 Ritrovamento magico dell’informativa Cavalli

15 anni dopo, a ritrovarla fisicamente negli archivi della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) fu il magistrato Gianfranco Donadio. La scoperta del documento permise a Donadio di riaprire quel filone e di convocare il pentito Alberto Lo Cicero per il colloquio investigativo del 5 maggio 2007, durante il quale vennero verbalizzate le scarne dichiarazioni sul ruolo di Stefano Delle Chiaie a Capaci. Eccole.

Donadio (D): Era Troia che andava da Stefano Delle Chiaie?

Lo Cicero (L): no… era… all’incontrario… (…) Stefano Delle Chiaie andava da Troia…

D: Allora, che cosa diceva questo Stefano Delle Chiaie delle stragi.

L: che cosa diceva delle stragi? Io penso che… direttamente la mano viene da lui, è venuta da lui…

D: Era lui che ci mise nella testa a Cosa Nostra la storia delle stragi…

L: sì… gli ho detto pure, se lei si ricorda, che io ho visto la macchina bleu. E io l’ho vista più di una volta là…

D: a Capaci?

L: là dove c’è stata la strage…

D: ah, sull’autostrada, diciamo…

L: no, no, sul posto… che c’era pure quella persona che dice lei dentro la macchina…

D: Delle Chiaie?

L: si…

D: ah, cioè Delle Chiaie andò a vedere mentre mettevano la roba?

L: no, il posto è andato a guardare…

D: ma lei lo vide nella macchina a Delle Chiaie?

L: erano in tre.

D: e quanto tempo ci hanno messo per fare questo scavo insomma, per mettere questa roba…

L: no, perché lo scavo già c’era…

D: c’era un cunicolo, è vero? Quello un coso che passava sotto.

L: era pulito già.

D: quindi il discorso di Capaci fu portato da Delle Chiaie? Il discorso di fare l’attentatuni?

L: parliamo che fu portato di politica…

D: all’ultimo pezzo lo ha fatto Delle Chiaie?

L: all’ultimo pezzo, sì.

Come si può facilmente notare, l’interrogatorio si riduce a queste morbide domande sopra esposte e qui non viene chiesto:

  • Chi presentò Delle Chiaie ai Troia?
  • Se Delle Chiaie era in una posizione subordinata ai Troia o viceversa?
  • Chi individuò il cunicolo dove piazzare l’esplosivo’
  • Chi bonificò la zona?
  • Chi coordinò il trasporto dei bidoncini?
  • Chi custodì gli apparati radio?
  • Chi segnalò a Delle Chiaie la cava siciliana da cui arrivò realmente l’esplosivo?
  • Dove si incontrarono Delle Chiaie e Troia? E quando?
  • Chi aveva riferito a Lo Cicero dei presunti colloqui tra Troia e Delle Chiaie? O Lo Cicero era presente?
  • Delle Chiaie negoziò con Troia una quota degli appalti sui quali indagava Falcone?
  • Delle Chiaie avrebbe effettuato il sopralluogo a Capaci come supervisore, perché non si fidava delle capacità dei Troia?
  • Sin dal 1985, Lo Cicero veniva considerato un appestato dai Troia, perché?
  • Da chi riceveva Lo Cicero le informazioni sui Troia, visto che era considerato un appestato?

Queste semplici domande non sembrano essere state fatte, come mai? Le risposte avrebbero generato ulteriori domande. E Lo Cicero sarebbe risultato un pentito fasullo. Le domande invece appaiono con una chiara risposta negli atti del processo ai Troia (hanno preso l’ergastolo). Ah ah ah

32 DOMANDE PER TRAVAGLIO E PER IL SUO AMICO SCARPINATO

Vorremmo essere certi che l’insistenza di Scarpinato sulla fantomatica pista fascio-mafiosa non sia solo un espediente per non rispondere alle domande sul perché venne bloccata l’indagine sugli appalti condotta da Borsellino, adducendo un fumoso motivo superiore.

  1. Le risulta che, negli accertamenti o nelle intercettazioni effettuate dai carabinieri su Lo Cicero e sulla Romeo, fin dal giugno 1992, ovvero, appena dopo la strage di Cappaci, emergesse il nome di Delle Chiaie?
  2. Le risulta che Lo Cicero fosse considerato un appestato dai fratelli Troia, fin dal 1985?
  3. Chi avrebbe riferito a Lo Cicero dei presunti colloqui tra Troia e Delle Chiaie? Lo Cicero era presente?
  4. Se Delle Chiaie incontrò Troia, chi lo presentò?
  5. Dove si recò Delle Chiaie per conoscere Troia? E quando?
  6. Visto che Delle Chiaie era un capo rivoluzionario, riconosciuto a livello internazionale, perché si sarebbe recato Delle Chiaie da Troia e non viceversa?
  7. Visto che era tutto pronto, come afferma lo stesso Lo Cicero, a che serviva Delle Chiaie nell’attentato di Capaci, era il capo dei Troia? Non si fidava dei Troia?
  8. Falcone (e poi Borsellino) stava indagando su Delle Chiaie o sugli appalti?
  9. Che vantaggio avrebbe tratto Delle Chiaie dalla morte di Falcone (e poi Borsellino), la mafia voleva condividere con lui gli appalti?
  10. E’ vero che esisteva una lista dei Ros con i nomi delle aziende e dei politici collegati all’indagine di Borsellino (e prima anche di Falcone)?
  11. Se quella lista esiste, ci sono i nomi di politici di sinistra e di aziende dell’Emilia-Romagna?
  12. Perché dopo gli omicidi di Falcone e di Borsellino si bloccarono gli omicidi dei giudici, forse perché nessuno più indagò pesantemente su quegli appalti?
  13. Il capitano Cavallo, polizia giudiziaria, veniva coordinato da Scarpinato, procuratore generale?
  14. Cavallo, a chi avrebbe consegnato l’informativa dell’ottobre 1992? Al procuratore Salvatore Celesti e al procuratore aggiunto Vittorio Aliquò o a qualcun altro?
  15. Il nome di Delle Chiaie fu aggiunto da Lo Cicero solo nel giugno 2007, 15 anni dopo l’informativa del 1992?
  16. Perché fu aggiunto da Lo Cicero il nome di Delle Chiaie nel 2007, per agevolare una carente pista fascio-mafiosa?
  17. Senza la pista fascio-mafiosa, il blocco di Borsellino potrebbe apparire come un grosso favore alla mafia?
  18. Il Csm effettuò un’indagine sui giudici subito dopo l’omicidio di Borsellino, era in audizioni riservate?
  19. Vorrebbe chiedere di desecretare l’indagine del Csm sul gruppo di giudici (di sinistra) che bloccarono Borsellino?
  20. È vero che la famiglia Fauci è da considerarsi in odore di mafia?
  21. È vero che Angelo Siino era considerato il ministro dei Lavori pubblici di Cosa Nostra?
  22. È vero che Salvatore Fauci era in rapporti con Angelo Siino?
  23. È vero che Rosaria di Grado amministrava la società Cesa?
  24. È vero che Rosaria di Grado è la moglie di Salvatore Fauci?
  25. È vero che la società Cesa ha acquistato un immobile di proprietà della famiglia Scarpinato nel 1996?
  26. È vero che l’immobile fu pagato 690 milioni a fronte di un valore effettivo di 300 milioni?
  27. Come si giustificherebbe questo sovrapprezzo di 390 milioni?
  28. È possibile che Salvatore Fauci facesse parte delle indagini di Paolo Borsellino nel 1992?
  29. È possibile che Salvatore Fauci sia tra i beneficiari del blocco delle indagini di Borsellino nel 1992?
  30. Può essere che Salvatore Fauci fosse stato archiviato da un partecipante all’assemblea di giudici che bloccarono le indagini di Borsellino nel 1992? O dal giudice Natoli o dal giudice Giammanco?
  31. È possibile che tra le società indagate da Borsellino per gli appalti ci fossero anche il Consorzio delle Coop di Bologna, la Cmn di Ravenna e la Coop di Comiso?
  32. È eticamente possibile per Scarpinato rimanere nella Commissione antimafia se prima non vengono chiariti questi gravi dubbi di fronte alla Commissione stessa?

Fino ad oggi, Scarpinato è rimasto aggrappato a Delle Chiaie, ma Delle Chiaie, come si può vedere, scompare in queste semplici domande e allora si deve scongiurare ogni dubbio su Scarpinato. C’è di mezzo l’omicidio di un giudice bravo e coraggioso come Paolo Borsellino.

Grazie a Marco Travaglio e a Peter Gomez se porranno queste 32 domande al loro amico Roberto Scarpinato e grazie a Scarpinato se avrà la gentilezza di rispondere.

Carlo Maria Persano

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