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La guerra dei sessi diventa politica

Roberto Pecchioli di Roberto Pecchioli
27/01/2026
in Costume, Politica, Società
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La guerra dei sessi diventa politica
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Niente che non si sapesse già, ma le evidenze statistiche lo certificano: maschi e femmine la pensano diversamente anche in politica. Le donne progressiste, gli uomini conservatori. E’ una conferma di quanto siano strampalate le teorie gender: maschio e femmina non sono costrutti sociali, ma modalità diverse- non solo biologiche e fisiologiche- di vedere il mondo. Anche dal punto di vista delle scelte politiche.

Un grafico mostra il crescente divario ideologico tra i sessi, specie tra la Generazione Z nata dagli anni Novanta. Indica un netto spostamento delle donne a sinistra, mentre gli uomini sono più attratti dallo schieramento opposto. La breccia dei principi e dei valori separava per interessi, classi sociali, convinzioni etiche e religiose.  Oggi la differenza passa per la barriera dei sessi. Per il futuro di quel che resta delle società occidentale, la notizia della polarizzazione politica per sesso delle ultime generazioni è pessima in termini di armonia culturale, familiare, comunitaria, ma non inattesa.

Lo spostamento delle donne verso sinistra, specie sulle tematiche identitarie  e dei diritti civili, è un fenomeno globale evidenziato a livello di nevrosi, contrapposizione, finanche fanatismo nei dibattiti e sulle reti sociali, dove tutto diventa fulmineamente virale. Questo duplice movimento – l’orientamento a sinistra di molte donne e la radicalizzazione nevrotico-performativa- è variamente spiegato. C’è chi parla di maggiore emotività della donna, chi del ruolo del femminismo, chi propende per la diffusa assenza di figli che potrebbe canalizzare la potente energia materna verso cause in cui le donne sentono di poter svolgere il loro ruolo protettivo, chi fornisce altre motivazioni, tutte parziali, benché ognuna contenga un pezzo di verità.

Una spiegazione “ di destra” che non convince parla delle guerre contro donne, adolescenti, strutture familiari e di socializzazione durante l’apice della dogmatica woke. Il wokismo ha colonizzato ogni spazio, con particolare forza le teorie femministe, e ha attaccato violentemente le vulnerabilità psicologiche delle giovani donne. E’ la tesi di Karina Mariani, animatrice culturale argentina conservatrice. L’ apparato ideologico woke sarebbe riuscito a catturare le speranze, le ansie, le insicurezze, le frustrazioni, i protocolli comportamentali e di interazione sociale delle giovani donne.

Noi non crediamo che la colpa – o il merito, secondo i punti di vista- sia da attribuire al successo dell’armamentario ideologico woke, che semmai smonta, decostruisce l’immaginario legato ai sessi in senso biologico. A nostro avviso, ha agito soprattutto la vicinanza tra il progressismo (liberale e postmarxista) e il femminismo di ultima generazione, il cui sentimento dominante è l’agonismo antimaschile, la guerra dei sessi, sino alla prescrizione della separazione attraverso l’omoaffettività.

Non convince neanche la considerazione della rottura dello schema per cui le generazioni tendono ad avere orientamenti omogenei perché vivono esperienze formative simili. Era vero nel passato: oggi la separazione tra i sessi, nonostante la promiscuità, è soprattutto distanza tra valori fondanti in universi mentali divaricati.

Pensiamo al fatto che i comportamenti tipicamente maschili, sin dalle scuole elementari, vengono compressi , stigmatizzati e, da parte di insegnanti, educatrici e psicologhe in gran parte donne, attribuiti a istinti violenti. Indebolito, messo dinanzi a un’idea negativa di sé, privato di modelli del suo sesso, a partire dall’assenza del padre, o di una sua presenza come “mammo”, il giovane maschio deve scegliere tra l’adeguamento a modelli castranti che respingono il suo bagaglio istintuale e il suo mondo interiore, e la ribellione. Da un lato una maggioranza di giovani uomini fragili, impauriti, insicuri, caricati di sensi di colpa, dall’altro soggetti portati a enfatizzare proprio quelle condotte che la società odierna tende a rigettare. 

Mentre il femminismo  ha connotati invariabilmente positivi,  maschilismo è diventata una parolaccia, uno stigma personale e comportamentale. Una società di questo tipo non può sopravvivere. Non tutto il femminile è giusto, non tutto è  disprezzabile nel campo maschile. E viceversa, evidentemente. La rivoluzione dei sessi ha lasciato vincitori e vinti, inutile negarlo.

L’uomo è il grande sconfitto, mentre la donna ha avanzato. Che si tratti di classi sociali, popoli o sessi, i vincitori tendono sempre a schiacciare gli sconfitti. Gli uomini più fragili aderiscono alla nuova narrazione vincente; gli altri non si rassegnano alla perdita di status e si spostano politicamente  laddove pensano di trovare difesa. Non dissimile è la condotta sociologica di categorie perdenti della globalizzazione, operai, agricoltori, piccoli commercianti, artigiani, largamente schierati a destra. I vincenti- ceti alti globalizzati, professioni cognitive e simili- a sinistra.  Chi avanza, sta con il sistema che glielo ha permesso, chi arretra ha convinzioni opposte.

I giovani uomini si considerano perdenti, osteggiati, criminalizzati. I valori che praticano d’istinto vengono derisi: non più padri, non più guide né protettori. Dal punto di vista delle scelte ideologiche, il potenziale maschile è portato al cambiamento, alla sperimentazione  di nuove vie, anche rischiosa o folle. La donna che dà la vita vede tutto in un’ottica diversa. L’orientamento apparentemente più progressista è l’ambientalismo, oggi declinato in forma catastrofista: il consenso giovanile verso i movimenti politici “verdi” è tra le donne doppio rispetto agli uomini.  Diciamolo: i valori della “società aperta” contemporanea sono più vicini all’immaginario femminile; il diverso posizionamento politico uomo-donna è una conseguenza. Su temi come l’immigrazione, ad esempio, l’istinto territoriale ( prevalentemente maschile) e quello della cura e dell’accoglienza (femminile) conducono a visioni alternative. 

Dopo decenni di fragile equilibrio per la compresenza di modelli diversi , la guerra dei sessi scoppia anche in ambito politico. Uomini di qua, donne di là, come due mondi  incomunicabili.  Studi sulle differenze di personalità tra uomini e donne di ogni provenienza e cultura ribadiscono quanto il senso comune sa da sempre:  le donne ottengono punteggi più elevati in cura, giustizia e purezza, sensibilità alla sofferenza altrui, all’ingiustizia,  e mostrano un certo assolutismo morale. Superano gli uomini in “nevroticismo” (instabilità emotiva, ansia, stress tendenza a provare emozioni negative ) e senso di responsabilità. I dati accomunano società e contesti culturali diversissimi, facendo comprendere che uomini e donne reagiscono in modo diverso a uguali sollecitazioni.

Nel presente è di enorme importanza la rivoluzione dei social media, che ha cambiato la realtà in un tempo molto breve e soprattutto il modo in cui i giovani vengono socializzati. L’attuale forma di convalida sociale è molto meno restrittiva rispetto al recente passato e la velocità del cambiamento non ha permesso che i giovani formassero i filtri necessari a guidarli nella fase formativa della vita. Tuttavia ci pare riduttivo, come fa la Mariani, affermare che “la sfera culturale e dei social media è stata un canale attraverso il quale si è fortemente infiltrata la politica delle identità tipica del wokismo.” Questo non spiega la breccia ideologica tra maschi e femmine, iniziata ben prima della cultura della cancellazione. 

Un’ indagine sui giovani britannici segnala che il 20% delle donne dichiara di essere di sinistra, rispetto al 13% degli uomini. Nelle elezioni politiche britanniche del 2024 solo il 12% delle donne tra i 18 e 24 anni ha votato per partiti di destra, rispetto al 22% degli uomini della medesima  fascia d’età. Gli uomini della Generazione Z stanno diventando più conservatori e sempre più indifferenti alla politica, contraddicendo le tendenze del passato.

Nel frattempo, le coetanee non solo sono diventate una fervente forza progressista, ma stanno superando i maschi in quasi tutti gli indicatori di partecipazione politica, dal voto alle donazioni, dal volontariato alla partecipazione alle manifestazioni. Nell’ambito dell’istruzione, le università hanno visto un aumento del numero di studentesse, diventando baluardi progressisti. L’istituzione scolastica, quella che più plasma le menti, è oggi prevalentemente femminile. Dunque i valori che diffonde sono femminili. La scuola è una “camera dell’eco” in cui il disaccordo viene penalizzato e il consenso rafforzato. 

Che il pensiero critico sia soprattutto maschile? Speriamo ardentemente di no.  Tuttavia le giovani donne si sono ritrovate per una serie di eventi a formarsi in ambienti educativi e culturali che hanno rafforzato le loro inclinazioni strutturali. In una società in cui prevale l’emotività è premiato il vittimismo di genere e delle minoranze, un tratto del femminismo  delle ultime ondate che sostituisce le vecchie ingiustizie con le nuove. Questa combinazione di fattori, unita alla crescente contrapposizione dei sessi, spiega l’emersione di un sistema di credenze e valori che ha influenzato un sesso più rapidamente e intensamente dell’altro, separandone obiettivi, pulsioni e volontà.

Il problema si aggraverà nel tempo, benché indicatori come il calo dei matrimoni, la precarietà delle relazioni sentimentali, il crollo dei tassi di natalità e la scarsa formazione di nuove famiglie mostrino già quanto i sessi si siano allontanati, rendendo difficilissimo un sano equilibrio sociale. Giovani uomini e donne vivono in orizzonti separati. Non è un buon auspicio, ma attribuire fenomeni sociologici di lungo periodo all’onda woke è un abbaglio clamoroso. A noi sembra piuttosto che i valori generali e le modalità di pratica sociale della “società aperta” siano maggiormente compatibili con l’universo femminile e che il diverso posizionamento politico uomo-donna ne sia una conseguenza. Un segno negativo della decomposizione sociale che sperimentano tutti, uomini e donne, Generazione Z e Boomers in ritirata.

Roberto Pecchioli

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