Dal mattone di Codreanu alla gloria di Roma: riscoprire il senso sacrale della fatica quotidiana.
Il lavoro come elevazione spirituale
Dal punto di vista materiale, sono molte le cose che si potrebbero dire riguardo alla strada lavorativa lungo la quale ognuno di noi ha l’occasione di scolpire se stesso e la propria caratura umana. Ma cosa dire dal punto di vista spirituale? Il lavoro rappresenta appieno ciò che contribuisce alla costruzione di tanti tasselli intellettuali, indipendentemente dalla mansione presso la quale si è impiegati.
Diceva sostanzialmente il Capitano Codreanu che il Legionario, in quanto lavoratore romeno, non avrebbe mai dovuto accusare sintomi di stanchezza; di conseguenza, ogni mattone posizionato lo sarebbe stato per rendere grande la propria nazione. Sono frasi forse utopiche e anacronistiche per i tempi correnti, nei quali il giovane medio della “Generazione Z” antepone al sacrificio i compromessi di una buona paga e del fine settimana libero. Eppure, non funziona così.
La trincea quotidiana del militante
Inquadrando le parole di Codreanu dal punto di vista spirituale, possiamo percepire quanto in realtà esse siano in linea con l’ambito militante e con le realtà operanti delle quali facciamo parte. Il nostro mondo non è poi così distante dalla concezione sacrale del lavoro. Il militante vive la sua sezione, nella sua “Contea”, giorno per giorno, seguendone e osservandone gli impegni, le regole e i princìpi fisici, morali ed etici.
Allo stesso modo, il vero lavoratore agisce nella gestione del suo reparto che, oltre a essere la sua trincea, deve rappresentare quell’adrenalina motivazionale capace di spingerlo a superarsi volta per volta. È una sfida con se stessi, un incipit migliorativo per elevarsi spiritualmente e intellettualmente. Lo stesso Mussolini, guardando in Patria, era dedito a stare tra la sua gente, affiancandola nel lavoro volto ad accrescere ed esaltare la Gloria del Tricolore.
Il rifiuto del “dio denaro” e l’eredità di Roma
Lo stesso Impero Romano non viveva di solo lavoro senza una matrice spirituale alla base che lo spingesse a superarsi; infatti, la Roma sulla quale si fonda l’Impero poggia le sue basi proprio sulla durezza della fatica. Una corretta chiave d’interpretazione ci permette di apprendere quanto grandi siamo stati e quanto nulli saremmo senza il lavoro che ci forgia come uomini.
Al contrario, l’interpretazione risulterà sempre errata se si riduce il lavoro a una questione prettamente economica ancor prima che costruttiva. Se è vero che il “dio denaro” ha portato l’umanità alla deriva, è altrettanto vero che la ricompensa mensile è irrisoria se osservata solo in termini numerici. Il termine andrebbe piuttosto interpretato come il riconoscimento per il duro impegno svolto nelle nostre trincee, che sia in ditta, in ufficio o in cantiere.
Veterani, mai reduci
In ambito militante, tutto ciò che è stato proseguito incessantemente ci consentirà un giorno di essere definiti dei “Veterani” e mai dei “Reduci”. Questo perché la nostra Lotta non conosce riposo né nostalgia fine a sé stessa: essa terminerà solo quando, dall’Alto, saremo chiamati a render conto del nostro operato.
Manuel Zavaglia
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