COSA C’ENTRA IL GENERALE VANNACCI CON LE DECISIONI DEL GOVERNO CINESE SULL’AUTO
La notizia di una decisione del governo di Pechino sull’industria automobilistica mi ha fatto ripensare ad un dialogo tra il generale Vannacci e il filosofo Fusaro riguardante il migliore sistema economico per la gestione di un paese.
Andiamo per gradi, nel dialogo Vannacci sosteneva che il sistema che rendeva più benessere ai cittadini era il capitalismo quale generatore di ricchezza, mentre Fusaro ne criticava gli scompensi a danno della parte più svantaggiata della popolazione segnalando, come esempio, i milioni di poveri della società americana senza neanche un’assistenza sanitaria adeguata. A sentirli, mi rimasero delle perplessità perché facevano riferimento o al capitalismo del presunto libero mercato o al marxismo del mercato pianificato, come se non esistesse altro da poter scegliere.
Poi la notizia di pochi giorni fa quando il governo cinese ha proibito alle aziende automobilistiche nazionali di farsi concorrenza tra di loro vendendo le vetture sotto i costi di produzione, per evitare dei fallimenti.
Oddio, e la libera concorrenza alla Vannacci dove andava a finire? E la conquista del mercato europeo dove le auto cinesi potrebbero arrivare a un milione di vetture vendute già nel 2026, come si concilia con un governo che frena il capitalismo?
La Terza Via
La realtà è che non esistono solo i sistemi di Vannacci e Fusaro e, anche se si vuole far finta che la Terza Via sia scomparsa con il 1945, eccola invece ricomparire qua e là quando un governo prende la decisione giusta. Sì, perché vietare alle aziende della stessa nazione di scontrarsi fino a rischiare fallimento è una decisione giusta. Una decisione che qualsiasi governo fascista avrebbe preso prima del 1945.
Ma poi, estendendo il ragionamento al tanto amato capitalismo, lo vogliamo dire che il libero mercato è una farsa? Ce la vogliamo evitare qualche ipocrisia almeno tra di noi?
Quando esite davvero il libero mercato le industrie possono possedere le banche o le banche possono possedere le industrie. Così il deposito dei risparmi dei cittadini magari viene prestato a un’industria gestita malissimo, tipo gli incapaci alla Stellantis, solo perché la banca è posseduta da una Stellantis stessa. E ciao trasparenza e salvaguardia dei correntisti. Bello, no? O forse è meglio ripassare la legge bancaria introdotta del fascismo nel 1925 e poi copiata da Roosevelt dopo la crisi americana del 1929, dove si vietava quel tipo di incroci.
Troppo grande per fallire?
Oppure ancora, quando le banche prestano i soldi senza che nessuno controlli l’equilibrio dei bilanci. Così succede che qualche banca presta sbarazzina fino a 54 volte del suo patrimonio di sicurezza come nella crisi dei mutui negli Usa del 2008, quando sono fallite 224 banche e per non far fallire le 4 più grosse è dovuto intervenire lo Stato con lo slogan Too Big to Fail. Orrore, lo Stato americano interviene a dirigere il mercato come un governo cinese qualsiasi. Non orrore, fa solo ridere. E anche qui c’entra la legge bancaria del 1925 voluta dal fascismo e copiata da Roosevelt, ma poi cancellata da quel genio di Clinton, inneggiando al libero mercato poco tempo prima del disastro del 2008.
In realtà, il capitalismo lasciato libero ha combinato solo enormi disastri. Che dire, ad esempio, della scelta di globalizzare le produzioni scassando tutti i sistemi sociali europei, accompagnata dalla scelta idiota di regalare tutta la tecnologia ai cinesi (e agli indiani) che oggi sono pronti a invadere i mercati con i loro prodotti, con la dovuta precisazione che ormai non copiano neanche più. Ehhh, ma i dazi sono contro il libero mercato (direbbero i c. che crearono la Wto contro i dazi).
La cogestione delle aziende
Ancora, chissà se le tragiche delocalizzazioni global sarebbero avvenute nel modo selvaggio che abbiamo purtroppo osservato in presenza di una legge sulle cogestioni come la 375 del giugno 1944, poi cancellata dopo il 1945 grazie a un accordo tra i capitalisti e il Pci. Forse anche un sindacato alla Landini che è stato a guardare la distruzione dell’automotive in Italia, standosene ben zitto nonostante le molte comparsate sul giornale del padrone di Stellantis, Repubblica, magari si sarebbe vergognato di fronte alle rimostranze dei lavoratori presenti nei consigli di amministrazione come prevedeva la legge 375.
Carlo Maria Persano
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Ottima analisi. La terza via fu inventata dal tanto deprecato regime fascista e si esplicò in molti campi ad iniziare dalla legge bancaria del 1925 poi perfezionata da quella del 1936 sulla Banca d’ Italia smantellata nei primi anni ’90 dal governo Amato. Dopo il letale accordo fra Ciampi e Andreatta che cancello l’ importantissima funzione di prestatore di ultima istanza fino ad allora svolta dalla Banca d’Italia nell’ acquisto dei Bot non assegnati ad ogni asta. Un vero tradimento che costrinse la nostra Nazione ad indebitarsi a tassi usurari sul mercato finanziario con il conseguente gigantesco indebitamento creato dagli anni ’80 in poi.