Chi scrive è un fedele ambrosiano. Il nostro (“nostro”?) Arcivescovo, Mario Delpini ha vietato, qualche settimana fa, la tradizionale processione del Corpus Domini, che si teneva dal XIV secolo in centro a Milano. I motivi del divieto: il traffico e i turisti. Da notare che la zona intorno al Duomo è quasi tutta pedonale e i turisti ci sono da decenni.
Poi ha autorizzato, anche sulla base di precedenti istruzioni che invitavano alla solita “accoglienza”, una parrocchia di Milano, proprio quello intitolata a San Giovanni Bosco (le cui maledizioni contro i sacrileghi erano notoriamente assai efficaci), ad aprire l’oratorio non solo a partecipanti musulmani, ma anche ad animatori di quella religione. Il parroco ha ordinato di predisporre appositi spazi di preghiera perché, pur in un luogo dedicato all’educazione religiosa cattolica, questi “animatori musulmani” (ne esistono davvero?), potessero invocare Allah.
Infine Delpini ha “presieduto” una messa (le nuove messe postconciliari i sacerdoti non le celebrano, le presiedono, come le assemblee condominiali) per un gruppo sodomita nella chiesa di San Carlo al Lazzaretto, in preparazione della parata Pride.
E parliamo di quello che succede in una sola diocesi. Potremmo anche citare quella di Verona, il cui Vescovo si è gloriato di essersi iscritto all’ANPI. Ora, e a prescindere da tutto il resto, c’è qualcuno che osa ancora sostenere che non esiste quello “stato di emergenza” nella Chiesa invocato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per le consacrazioni episcopali?
A monte dell’aggressione americana e sionista all’Iran, una domandina sommessa, semplice e molto ingenua: perché a Israele è consentito possedere l’atomica (si parla di 200 testate in grado di distruggere il Medio Oriente e l’Europa) e minacciare di usarla, mentre all’Iran no?
In italiano in italiano esiste la regola del “maschile sovraesteso”, cioè l’uso del genere maschile per includere anche quello femminile: ad esempio “fratelli” per indicare contemporaneamente fratelli e sorelle o “tutti” per maschi e femmine. Ma l’irrompere di un femminismo becero, violento, intimidatorio che ha occupato e corrotto menti, redazioni, università e ovviamente la politica ha imposto il disfunzionale, inestetico, cacofonico raddoppio del termine: non sia mai che l’odiato maschile possa includere anche il femminile.
Così, siamo al profluvio di “tutte e tutti”, “cittadine e cittadini”, “compagne e compagni”, “lavoratrici e lavoratori”, “studentesse e studenti”. Abbiamo udito Luciano Buonfiglio, Presidente del CONI, pronunciare un orribile “atlete e atleti”. Il malvezzo del raddoppio femminista ha contagiato anche la Farnesina e la Conferenza dei diplomatici italiani è stata ufficialmente definita “Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori”. Ovviamente il primo termine deve essere quello femminile.
Ma il massimo l’abbiamo udito dalla giornalista Benedetta Tobagi, tra l’altro figlia del giornalista Walter Tobagi assassinato dalle Brigate Rosse, che si è esibita, parlando della Sacra Costituzione e quindi dei componenti dell’Assemblea Costituente del 1946, con un trombonesco “Madri e Padri Costituenti”. Sì, tra i 556 componenti della Costituente c’erano anche 21 “Madri Costituenti”, tra cui Nilde Iotti e Lina Merlin. Ben il 3,7%.
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Mi sono stufato, per quel poco di televisione che vedo, di assistere a pubblicità di prodotti e servizi, anche italiani, piene di figuranti di colore o con evidenti tratti omosessuali. Avviso ai markettari: per quanto mi sarà possibile, me ne ricorderò al momento degli acquisti.
Per misteriosi motivi, la “famiglia nel bosco” è sparita dal radar dell’informazione mainstream. Ma la situazione non è cambiata: i bimbi sono ancora rinchiusi nella cosiddetta “casa famiglia” e i genitori possono vederli soli in limitatissimi orari di visita. Niente più giochi nei prati con i cavalli, ma videogiochi e televisione. Non più uova di giornata e prodotti freschi dell’orto, ma merendine e altri alimenti del genere. Per il futuro, l’ordine è categorico: non più una spartana casa immersa nella natura, ma un “normale” appartamento piccolo-borghese. Niente più educazione parentale: i giudici minorili e le “assistentesse sociali” (copyright Rino Cammilleri) insistono per la scuola pubblica, per rieducarli, per “ricondizionarli”, per farli diventare bravi cittadini a suon di Resistenza, Costituzione e Antifascismo. E magari, anche di “educazione sessuale-affettiva”. In sostanza, ha vinto l’odio decostruzionista contro la famiglia e la libertà educativa.
I figli non sono dei genitori ma, come negli stati socialisti, dello Stato. E lo Stato li educa e li cresce come vuole. Non solo, per stravincere, assistenti sociali e giudici minorili imporranno ai genitori Trevallion uno stretto controllo, o, per usare il velenoso lessico orwelliano della pedagogia progressista, un “percorso d’accompagnamento”, anche con interventi educativi (ricordiamo che entrambi i coniugi hanno una cultura universitaria). In sostanza dovranno subire un autodafé, pentirsi dei loro peccati, rinnegare il loro stile di vita e di educazione genitoriale. Solo allora, forse, giudici e assistenti sociali permetteranno, sotto stretto controllo, il rilascio dei bimbi dalla “casa famiglia” e il loro rientro a casa.
E’ la libertà del progressismo, bellezza.
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Non sono un esperto di strategia o tattica bellica e quindi ho una limitata conoscenza di quanto sta realmente succedendo in Ucraina. Non seguo il molto magnificato Institute for the Study of War statunitense e, dico la verità, mentre apprezzo Nicolai Lilin quando scrive, la prosa lenta dei suoi lunghissimi video non attira la mia attenzione.
Così devo affidarmi ai media mainstream, come la triade ultra-atlantista Corriere, Repubblica, la Stampa a cui si aggiunge anche il Messaggero che, per motivi ignoti, è afflitto da una acutissima russofobia da cui trasuda una maligna soddisfazione per ogni colpo, vero o presunto, subito dalla Russia. Per non parlare delle televisioni, tutte.
Per cui, seguendo questi campioni di una informazione equilibrata e veritiera, la realtà del conflitto è la seguente: la Russia sta perdendo la guerra. I droni e i missili di Zelensky e della Nato, assemblati in Europa e graziosamente inviati, anche a nostre spese, all’Ucraina, stanno “colpendo in profondità”. Questa espressione “la Russia colpita in profondità” piace molto ai guerrafondai atlantisti, da loro un perverso piacere. Addirittura, sarebbe stata colpita anche la Siberia (ma sanno dov’è?). La Russia non ha più una raffineria operativa e i russi si muovono su carretti trainati da muli.
Le gloriose truppe ucraine, con i loro battaglioni intestati a reparti massacratori di polacchi durante la guerra mondiale, sono praticamente alle porte di Mosca. La Russia è al collasso economico, è sull’orlo di un’esplosione sociale, è abbandonata da tutti i suoi alleati. L’Ucraina e la Nato hanno stravinto. Siamo tornati ai tempi in cui – lo ricordate? – i russi combattevano con le pale e rubavano i chip alle lavatrici.
Poi, se si allarga lo spettro delle fonti, la realtà appare leggermente differente. Certo nella Crimea liberata, terra russa, russissima, liberata a fine del XVIII secolo dalle truppe zariste dalla feroce barbarie dei tatari musulmani, la benzina è contingentata. Certo, il turismo in quella regione che è la Costa Azzurra dei russi, il turismo è un po’ calato. Nel Donetsk, da sempre russo e ora in gran parte liberato, gli ucraini si sono dati alla caccia con i droni dei veicoli civili e di altri obiettivi non militari. In particolare vengono colpiti gli autobus di linea (più di 14 in pochi mesi) e le singole vetture. Stessa tecnica criminale degli anglo-americani che durante la guerra pattugliavano il cielo con bombardieri leggeri (i famigerati “pippo”) che mitragliavano passanti, veicoli, battelli sui laghi, casolari isolati. Si vede che gli ucraini hanno avuto insegnamenti tattici dagli angloamericani.
Ma se guardiamo non solo agli attacchi di Kiev agli obiettivi civili russi, che sono più spettacolari che efficaci, e rivolgiamo lo sguardo sul campo, la cui realtà è quella che più conta, la situazione è completamente diversa. Uno dei maggiori esperti di strategia italiani, Gianandrea Gaiani, ci dice che dopo un rallentamento primaverile, le truppe di Mosca stanno avanzando su molte parti del fronte. La città di Kostantinovka, cruciale per l’intero fronte del Donetsk, è stata già in gran parte liberata e le truppe stanno avanzando verso Kramatorsk e Slovyansk, le ultime roccaforti ucraine nella regione.
Da un punto di vista socio-economico, la Russia, la sua valuta, la sua capacità produttiva continuano a resistere, nonostante le sciagurate e autolesionistiche sanzioni dell’Unione Europea. Il successo del recente, annuale Forum economico internazionale di Pietroburgo dimostrano che la Russia non è affatto isolata. Le critiche interne a Putin non provengono da presunti dissidenti “liberali”, quasi inesistenti se non nelle narrazioni oniriche dei media occidentali, ma dai “falchi” che vorrebbero spianare l’Ucraina a suon di ordigni, se del caso anche nucleari. E magari anche colpire le fabbriche di armi che, nell’Europa dell’Est, riforniscono costantemente l’Ucraina e le basi dei droni che, dai paesi baltici, come sospettato da molti esperti, “colpiscono in profondità” la Russia.
Insomma, la realtà è ben diversa da quella che i media atlantisti, nel loro fanatismo russofobo, ci raccontano.
Antonio de Felip
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