Agiografie finanziarie e moltiplicazioni dei pani
Non mi meraviglio più di niente, ma qualche giorno fa il quotidiano La Verità — giornale che apprezzavo qualche anno fa, in epoca “pandemia” — pubblicava in grande evidenza, praticamente a tutta pagina 2, un articolo economico che recita: “In tre anni la ricchezza degli italiani è aumentata di 1.250 miliardi”. E ancora: “Dal 2022 il patrimonio delle famiglie è salito a 11.000 miliardi, merito anche della borsa che dall’elezione della Meloni ha fatto +115%!”. Insomma, Meloni santa subito. Non solo, ma nel corpo dell’osannante articolo, che forse voleva essere economico e invece diventa epico, si legge: “Tutto questo ha una data precisa, che conviene segnare sul calendario: il 23 settembre 2022, ultima seduta (della borsa) prima delle elezioni con indice a 21.066 punti, che arriva dopo tre anni di Meloni a 45.374”.
La moltiplicazione dei pani e dei pesci a confronto è roba da dilettanti — che Dio mi perdoni il paragone e perdoni questo sventurato collega agiografo della Meloni. Sarà suo cugino? No, non risulta, per ora. Ma al di là delle facili battute, facciamo un po’ di conti. Le Borse, tutte, sono frequentate da chi ha denari da investire: banche, fondi di investimento, aziende multinazionali e pochi privati, ma molto ricchi. Ciò vale anche per gli italiani, che per circa l’80% non hanno più (mediamente) di 12-15.000 € depositati in banca; e sia pure chi ha un lavoro fisso, come un’insegnante, non credo possa giocarsi la spesa in “borsa”. Non scriviamo fesserie: l’unica borsa in cui gioca la nostra insegnante è la sua, quando controlla se le bastano i soldi per pagare!
Il paradosso del liberismo: se la borsa brilla e il popolo piange
Allora, tolta la stragrande maggioranza di questi pur fortunati italiani e tolti i milioni in povertà vera — che non hanno manco la borsa dove cercarli, i soldi — potremmo dire che ci avanzano solo i 472.000 italiani che hanno un patrimonio superiore al milione di euro. Dubito, comunque, che questo 0,8% di italiani giochi personalmente in borsa: lo farà per loro conto la banca. Allora? Non c’è bisogno di leggere La Verità per sapere che le borse sono il regno delle élite finanziarie i cui terminali sono banche, assicurazioni, multinazionali, fondi di investimento, fondi pensione e governi. E ci vengono in mente gli “extra-profitti”, o meglio i superprofitti dei primi, che l’ultimo, il Governo, non vuole nemmeno tassare, ovviamente.
In conclusione, se da un lato fa un po’ senso vedere come la dignità professionale scompaia a fronte della necessità di fornire prove per la beatificazione della Premier — perché quei 1.250 miliardi non si sono spalmati su tutti gli italiani, come lascia intendere l’articolista, ma sono andati ad arricchire i già ricchi, soprattutto banche e multinazionali, nella quasi totalità non del tutto italiane, in maggioranza straniere e con sede spesso in Olanda — da un altro canto però, paradossalmente, i risultati vantati stanno a significare la giustezza delle critiche che a questo governo provengono dalla destra (che qualcuno chiama estrema) e dalla sinistra: ovvero che siamo di fronte a un governo neoconservatore e liberista, l’esatto contrario di quello che connoterebbe una destra sociale. Con l’aggravante, non trascurabile, che diversamente dal neocon/liberista targato Trump, il nostro non è per nulla sovranista, nemmeno in economia. La nostra casa, insomma, non ha nemmeno un misero cortile; siamo invece in affitto in una dependance, in comune con molti altri. Spacciare per un successo economico-sociale i guadagni delle borse è becera e strumentale propaganda liberista, molto lontana dalla necessaria cura del proprio popolo. Inoltre, le derive meloniane dei cosiddetti media di destra non rendono un buon servizio nemmeno alla stessa Meloni.
Giovanni Preziosa

Il murales realizzato in Piazza San Babila , a Milano, trasforma la premier in un’icona sacra ed europeista
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