Il silenzio della politica e la necessità di una reazione
Bologna è la capitale italiana della droga. La notizia, diffusa da un’agenzia indipendente, non sembra aver suscitato chissà quale dibattito, tra le forze politiche. Tanto è vero che, a tutt’oggi, la stampa cittadina non ha ritenuto di dover registrare le posizioni dei partiti, tanto deboli o addirittura assenti debbano esser state. Eppure, si tratta di un dato due volte agghiacciante: in senso assoluto, ma anche relativo, nella consapevolezza che il fenomeno riguarda specialmente la fascia giovane della popolazione.
Che città e che Stato sono, quelli le cui classi dirigenti sprecano fiumi di parole per attestare chissà mai quale impegno per il futuro delle generazioni a venire, ma, poi, permettono e non muovono un dito, assistendo a un processo di vera e propria autodistruzione di queste stesse generazioni? Ormai, il fenomeno dev’essere affrontato con spirito bellico, come se si trattasse di un’aggressione straniera, senza esitazioni, senza cedimenti, spietatamente. Questa so che sarebbe una guerra giusta: la guerra alla droga.
Un nuovo approccio strategico e sanzioni severe
Cambiando anche la prospettiva di intervento da parte delle forze dell’ordine e delle procure: basta tollerare la foresta immensa del cosiddetto piccolo spaccio, nella speranza (per lo più vana) di mettere le mani su qualche trafficante di grosse o medie dimensioni. Bisogna punire penalmente e amministrativamente – per quanto con la giusta e adeguata gradualità – anche il semplice possesso di sostanze proibite, anche se per uso personale.
Bisogna inasprire le pene per gli spacciatori italiani e procedere in via amministrativa – senza neanche il processo, se non nei casi più gravi – all’espulsione immediata e concreta di quelli stranieri. Per i consumatori, poi, prima di arrivare alla sanzione penale, nei casi di maggior recidiva, sarebbe opportuno prevedere limitazioni alle patenti e alle altre autorizzazioni di tipo governativo, alle licenze e all’esercizio di determinate funzioni e mestieri, fino ad arrivare a limitazioni della potestà genitoriale. Chiunque, acquistando droga e finanziando così la criminalità in tutte le sue peggiori dimensioni e manifestazioni, deve essere messo in condizione di fare una scelta: mettere a rischio parte di ciò che gli è caro o comodo, oppure smetterla con le canne, con le righe, con le siringhe, le pillole e qualsiasi altra forma di “sballo” illecito.
Tolleranza zero per una società libera dalla droga
Insomma, una guerra totale, senza quartiere per chi si arricchisce sulla vita degli altri, mettendo alle corde anche i consumatori, costringendoli a curarsi meglio di loro stessi. Magari, anche con un occhio severissimo e censorio sui messaggi espliciti e non della comunicazione pubblica: televisiva, musicale, cinematografica e via dicendo. Drogarsi non dev’essere più una scelta, un diritto, una manifestazione di libertà individuale o di qualsiasi altra sciocchezza ascoltata negli ultimi 50 anni: deve diventare un reato e, anzi, il reato più combattuto e represso dal sistema giudiziario e di sicurezza del Paese. Dopo anni di stupide campagne “sugar free”, “plastic free” o altre menate analoghe, si trasformino l’Italia e l’Europa in “land drug free” una volta per tutte.
Massimiliano Mazzanti
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