Parte prima

Essere un tradizionalista in Italia nel XXI secolo richiede due doti fondamentali: fede incrollabile e saldissima pazienza.
Mentre l’Europa scopre di non avere futuro, i tradizionalisti sanno che il futuro è un’eredità: quella della civiltà contadina, delle cattedrali gotiche, della Messa in latino.
Il futuro sono gli imperatori, i Re (per i più moderati!) e i Papa-Re.
Nel nostro Olimpo ideale svettano San Tommaso, Dante, de Maistre, il costume locale, la famiglia con otto figli, il Rosario e il parroco poco influencer e molto influente.
Il nostro futuro, il futuro del tradizionalista è il miglior passato!
Negli anni il tradizionalismo italiano ha trovato rifugio dove poteva e non sempre comodamente: in pochissime sagrestie, nei circoli monarchici sopravvissuti al referendum postbellico, in qualche cenacolo filosofico e nelle correnti della destra più identitaria.
Il tradizionalista italiano, eterno romantico, volge il suo cuore sempre nella direzione sbagliata: decenni orsono, ormai un’altra epoca, si invaghì dell’ala conservatrice della Democrazia cristiana che, almeno, avrebbe difeso i valori naturali.
La DC firmò ogni singola legge di modernizzazione della società, lasciando il tradizionalista a bocca asciutta… e aperta!
Dopo anni di dolore arrivò il potere, finalmente la destra entrava nei palazzi e il tradizionalista ha sperato nella grande riscossa identitaria.
Si è ritrovato tra le veline e le olgettine, tra i liberisti e gli arrivisti. Di tradizionalista era rimasta qualche vaga dichiarazione di appartenenza alla fede cattolica riscoperta ad hoc durante le campagne elettorali.
Una via crucis alla fine della quale sono comparsi i populismi, la difesa dei confini, la riscoperta dei simboli religiosi.
“Ecco, ci siamo!”, ma una volta al governo, il servilismo travestito da realismo politico e Bruxelles hanno inghiottito tutto rigurgitando una dittatura occulta e perniciosissima.
Ad ogni elezione il tradizionalista sospira, va alle urne, tura il naso con la molletta della disperazione e vota “il meno peggio”, per poi tornare a casa a recitare un Rosario di riparazione.
Tra grandi delusioni politiche e nuove speranze: il fardello di Vannacci
Parte seconda

Nuovi nomi suscitano nuove speranze, ma dove sono, oggi, i tradizionalisti?
Eccoli!
Gli istituzionalizzati: saliti a Palazzo Chigi hanno dovuto fare i conti con i vincoli di bilancio, l’atlantismo, le direttive europee e la diplomazia internazionale. A tutto ciò si sono piegati e il loro tradizionalismo si è così diluito fino alla sparizione. I cattivi li chiamano venduti!
I pop-insurrezionali: quelli che trovano la propria bussola in ogni nuova figura di rottura; manca loro la profondità di un pensiero politico strutturato…adolescenti dagli amori facili!
I romantici dell’esilio: i sopravvissuti delle sezioni storiche, dei centri studi, delle riviste cartacee che ormai stampano cento copie a semestre. Per loro il potere ha tradito l’idea e la pancia ha dimenticato la testa…dar loro torto è possibile, ma io non trovo argomenti convincenti!
In questa frammentazione pulviscolare, cosa rimane? Risposta: l’essenziale ed un nuovo germoglio.
C’è, anche tra coloro che non provengono dal nostro mondo, una sensazione di estraneità diffusa verso chi vuole cancellare la storia, banalizzare la famiglia, omologare le culture e trasformare ogni cittadino in un consumatore globale senza radici.
Resta quella che Tolkien chiamava “la lunga sconfitta”, che però non è più la nostra, contingente, ma la loro, ideale e definitiva.
Resta, soprattutto, un patrimonio culturale immensamente ricco e dimenticato; il senso della comunità contro l’isolamento dei social, la difesa del territorio, della terra e dell’architettura, un’idea di sovranità che non è solo economica, ma spirituale ed esistenziale.
Riunire questa galassia è, però, un’impresa epica per un motivo semplice: tre identitari e quattro aspiranti tali producono ventuno correnti, dieci riviste d’area e tre espulsioni immediate per deviazionismo ideologico.
I tentativi di federare la destra identitaria e tradizionalista si scontrano costantemente con la “sindrome da puro”: c’è sempre qualcuno più puro che vuol purificarti e se non ci riesce ti odia.
E così, mentre la sinistra sa compattarsi miracolosamente quando c’è da gestire i supermercati, la cultura e la televisione, la destra identitaria preferisce dividersi sulla valutazione storica delle calzature degli alpini nell’anno 1918/19.
In tanti hanno cercato di ridurre ad uno i mille volti di una destra sfilacciata, sognatrice e bella, ma con il realismo politico di un monarchico alla festa dell’Unità.
Vannacci osa mettendosi sulle spalle un carico enorme: far votare per lui tutte le destre di tutte le Italie… lo zar di tutte le Russie!
Mi auguro sappia che non dovrà deludere la fiducia di uomini già troppo delusi e le speranze di coloro che, neofiti senza militanza, lo sarebbero per la prima volta…e probabilmente per l’ultima.
Molti auguri!
Irma Trombetta
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































