Secondo alcune ricerche sul comportamento degli utenti del web si stima che il 90% degli utenti partecipi in modo silenzioso, mentre solo una minima parte produca contenuti.
Non è indifferenza o disinteresse ma solamente un diverso modo di vivere le piattaforme digitali.
Son sempre di più le persone che entrano sui social al solo scopo di intrattenersi, e a cui non interessa partecipare attivamente o pubblicare contenuti.
Utenti che osservano, leggono, si informano, ma scelgono di non esporsi, vanno sui social come osservatori, scrollando di continuo i contenuti che la rete propone, ma non si esprimono mai in prima persona.
L’algoritmo si adegua
Gestiscono la rete come il buon vecchio televisore, ovvero fanno zapping su proposte già preconfezionate.
Ed è proprio in questo scenario che i social concorrono a creare e a proporre, tramite algoritmi, contenuti sempre più accattivanti e studiati in base ai gusti personali di ogni utente, per catturare la sua attenzione e prolungarne la partecipazione, facendo in modo di tenere gli occhi dell’utente incollati sullo schermo.
Si chiamano i “lurkers”, dall’inglese “to lurk” traducibile in italiano in agire di nascosto o stare in agguato.
Sulle cause di questo comportamento i sociologi tirano in ballo la paura esporsi al giudizio altrui, ma sicuramente c’è dell’altro.
Utilizzare i social come la TV
Di fatto molti utenti sono stressati dall’esposizione continua dei social che richiedono una partecipazione continua, ed una costante visibilità e reattività che a lungo andare, spossa, ottenendo difatti l’effetto contrario, ovvero, la crescente attitudine a esporsi meno, con la conseguenza di una partecipazione più silenziosa.
Questo silenzio online non è sempre passività, ma spesso una strategia di protezione mentale e reputazionale, vista la consapevolezza che ogni contenuto rimane in rete in modo permanente.
Questa modalità di comportamento non appartiene solamente alla generazione boomer o alle successive come Generazione X, o Y; ma sono i giovani delle generazioni Z ed Alpha che pubblicano ed interagiscono meno rispetto alle precedenti generazioni, e che vivono i social in modo più spensierato, senza l’ansia sentirsi intrappolati in dinamiche di paragone incessante.
La grande solitudine della nostra epoca
Insomma, siamo connessi con interazioni sociali sempre più complesse ma di fatto invece di goderne siamo sempre più stressati e preoccupati del giudizio che gli altri hanno di noi.
In ultima analisi pensiamo di esser parte una collettività ma siamo sempre più soli ed introversi.
Paolo Ornaghi
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