Ogni anno, in tutta Italia ed Europa, assistiamo a commemorazioni per ricordare combattenti e caduti per mano politica.
Tolte le strumentalizzazioni del caso, portate avanti dai partiti istituzionali che di fatto poco hanno a cuore le vite di quei ragazzi, è interessante analizzare i contesti in cui si svolgono le commemorazioni. Facendo una grande, grandissima semplificazione, possiamo raggruppare i caduti in due macrocategorie, i caduti di sinistra e i caduti di destra.
Inciso: i partigiani ammazzati dai partigiani
I caduti di sinistra comprendono i partigiani, di qualsiasi orientamento, anche se alcuni, se non la maggior parte, sono volutamente esclusi perché in contrasto con la dottrina progressista attuale; abbiamo le vittime dello squadrismo, o meglio dire del clima di tensione nato all’indomani della grande guerra; abbiamo i morti rossi degli anni di piombo e le sporadiche vittime delle scaramucce attuali, gli immigrati e in generale le vittime di discriminazioni.
I caduti di destra invece annoverano i militari, sia del Regio Esercito che della Repubblica Sociale ma anche quelli attuali (spesso mandati a morire per interessi estranei a quelli nazionali), le vittime delle foibe, anche qui i morti degli anni di piombo, le vittime dell’immigrazione, della crisi economica e sociale.
In generale, in un’ottica di pacificazione nazionale e mettendo l’ideologia al servizio della Patria e mai il contrario, possiamo dire che i morti si rispettano tutti e il giudizio finale spetta a Qualcuno più in alto di noi e andare a contestare i cadaveri, sopratutto di chi non compì alcun crimine se non di avere un pensiero diverso, è l’apoteosi dell’infamità e della vigliaccheria.
E questo è ciò che contraddistingue l’antifascismo militante non dai fascisti, ma dal concetto stesso di civiltà.
Alcuni esempi
Quando vengono commemorati i ragazzi “di destra” assassinati da mano rossa (o in alcuni casi dallo Stato stesso) durante la triste stagione degli anni 70-80, chi commemora osserva con ordine e rigore il momento, attraverso il ricordo, la riflessione e la preghiera. Poco lontano, la folla inferocita di antifascisti dà sfogo a tutta la sua brutalità, danneggiando proprietà pubblica e privata, lanciando oggetti contro la polizia, tenendo bloccate le città per ore, minacciando con metodi mafiosi e terroristici chiunque non applauda al loro passaggio.
Lo stesso discorso vale per il ricordo degli infoibati e di Norma Cossetto, dove una schiera di “italiani” terrorizza le strade per impedire il ricordo di altri italiani trucidati e cacciati.
E poi abbiamo le commemorazioni a sinistra, di certo meno ordinate e anche qui spesso finiscono in scontri con le divise e in vandalismi.
La differenza è che non si trovano “fascisti” a contestare né a cercare di impedire tali eventi, tuttalpiù si fanno comunicati per ribadire che commemorare certi personaggi, che in vita compirono crimini veri, è quantomeno fuoriluogo.
Lo schifo antifa
Ma oltre a questo, nessuna azione viene compiuta per sputare sulle tombe ed è questo che differenzia gli antifascisti dalle persone civili. I primi sono accecati dall’ideologia (qualsiasi essa sia, visto che nemmeno loro ne sanno dare una definizione univoca e compiuta), dal fanatismo che sfocia quasi nel religioso, in una a dir poco fantasiosa interpretazione della Costituzione secondo cui commemorare Ramelli, Via Acca Larentia o Ugo Venturini sarebbe contrario alla XII disposizione transitoria, e per far rispettare questa e l’altra stupidissima legge Scelba ci si sente autorizzati a violare il resto del Codice Penale.
Grazie a questo atteggiamento, e non a causa dei fascisti, che l’antifascismo viene sempre più bistrattato dalla Nazione, in quanto l’antifascismo ogni giorno mostra sempre più il suo vero volto.
Lorenzo Gentile
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