Le radici del “Sistema” e la tutela limitata
Spesso si sente parlare di Sistema, riferendosi all’apparato statale costituito. Altrettanto spesso è oggetto di critiche, aspre, feroci ed anche di ribellioni. Siamo in grado di definirlo più nello specifico per quanto concerne il nostro Paese?
Finita la Seconda guerra mondiale, per quel senso di superiorità che, purtroppo, autorizza a trattare gli altri Stati come un minorenne, i vertici alleati, che già nutrivano poca stima verso il popolo italiano e temevano che, abbattuto il fascismo, i comunisti potessero giungere al potere, secondo alcuni brani tratti da una lettera che l’allora nunzio apostolico a Londra, monsignor William Godfrey, scrisse a una sua amica di famiglia, moglie a suo volta di un esponente del partito conservatore britannico. La missiva è datata 7 novembre 1945. Il prelato vi riferì il contenuto di un colloquio riservato avuto con Winston Churchill qualche giorno prima, e scrisse:
“L’unica cosa che mancherà all’Italia è un’assoluta libertà politica… che determinerà uno stato di discordia permanente e che provocherà la debolezza dei futuri governi italiani. Churchill ha affermato che tale mossa è necessaria. Il fascismo e la sconfitta bellica, infatti, hanno causato una rovina tale da rendere impossibile che il popolo italiano goda della tranquillità necessaria alla ricostruzione morale e materiale del paese, avvalendosi di un’affidabile prassi democratica. Ci vorranno molti anni per raggiungere questo obiettivo… Churchill ha aggiunto che il controllo politico sarà effettuato con la massima discrezione possibile e, comunque, sempre nell’interesse dell’Italia”.
L’alleanza tattica tra Alleati e Mafia
A seguito della desecretazione di documenti, di commissioni d’inchiesta e atti processuali, oggi possiamo sapere di più su come sia stato attuato quel “controllo” politico, o meglio, come è stato definito dall’ex direttore della CIA William Colby: «…il più vasto programma di azione politica clandestina». Ne parla diffusamente Solange Manfredi ne “Il Sistema, Licio Gelli, Giulio Andreotti e i rapporti tra Mafia, Politica e Massoneria” (ed. Lulu Press, 2015).
Il rapporto tra politica, massoneria e mafia che viene costruito dagli Alleati già durante la seconda guerra mondiale, sin da quando, nel 1942, per preparare l’attacco alla nostra penisola Donovan decide di rivolgersi al boss dei boss della mafia americana, Salvatore Lucania, alias Lucky Luciano: «Mentre scontava una pena di vent’anni per sfruttamento della prostituzione, tra il 1942 e il 1943, il soggetto avrebbe fornito una serie di informazioni agli Alleati utilizzando i suoi collegamenti mafiosi in Sicilia. Per l’aiuto prestato la sua pena fu cancellata».
L’OSS, grazie alla mediazione di Lucky Luciano, può contare anche su un altro “pezzo da novanta” della mafia: il boss Vito Genovese (il don Vito Corleone del film Il Padrino per intenderci) che, rientrato in Italia nel 1938, è entrato subito nelle simpatie di una parte del regime fascista, grazie ad importanti elargizioni in denaro.
Il Progetto Italia e l’occupazione delle istituzioni
A capo della «Sezione Italia» Donovan chiama Earl Brennan invia segretamente in Sicilia agenti appositamente addestrati e di origine siciliana con il compito di organizzare sabotaggi e gruppi di rivoltosi organizzati in bande. Gli uomini di Brennan appena giunti sull’isola si precipitano nelle carceri in cui sono rinchiusi i principali boss mafiosi, li liberano e, in cambio di un aiuto nel realizzare il “Progetto Italia” offrono loro: l’autonomia della Sicilia, la nomina ai vertici delle nuove istituzioni e l’allestimento di nuovi processi per provare la loro innocenza.
Dopo lo sbarco, a capo dell’amministrazione militare alleata della Sicilia occupata viene nominato il colonnello dell’OSS Charles Poletti, noto massone, vicegovernatore di New York ed avvocato delle famiglie italo-americane che, giunto sull’isola, fa arrestare centinaia di persone. I fermati vengono messi a disposizione degli agenti del Counter Intelligence Corps (C.I.C.) che, incaricati di interrogarli e vagliarne le responsabilità, si rendono presto conto che gli arrestati non sono soggetti pericolosi e ne sollecitano il rilascio.
Ma Poletti questo lo sa bene, come sa bene quali siano i soggetti veramente pericolosi presenti sull’isola. Dall’agosto al settembre 1943, infatti, carabinieri e questura hanno già fornito alla polizia alleata tutta la documentazione necessaria a ricostruire l’organigramma della mafia in Sicilia.
L’ascesa dei boss e l’esordio di Michele Sindona
Nei documenti si possono già leggere i nomi: Calò, Vitale, Provenzano, Greco, Ciancimino, Prestigiacomo, Crimi, ecc., mafiosi che, nei decenni successivi, saranno protagonisti delle pagine più buie della storia della nostra Repubblica.
Il compito del colonnello dell’OSS, infatti, non è liberare l’isola dalla mafia ma, grazie agli arresti operati successivamente, verranno tutti rilasciati per farla subentrare in ogni settore delle dissolte strutture fasciste. I mafiosi le occupano tutte, si nominano i sindaci e mettono i loro uomini in tutte le strutture di potere della Sicilia.
Dall’autunno del 1943, risulta ingaggiato nella Sezione Italia dell’OSS un giovane ed ambizioso laureando in legge di Patti, Michele Sindona, cui è assegnato l’incarico di gestire i magazzini di grano. Sindona mostra subito la sua abilità per transazioni più spregiudicate: compra il grano dai boss mafiosi Salvatore Tinebra e Calogero Vizzini, lo rivende al governo militare alleato facendosi pagare in armi che, poi, cede all’EVIS (Esercito di Volontari per l’indipendenza della Sicilia) al cui comando troviamo il famigerato Salvatore Giuliano.
Nel 1945, sciolto l’OSS e mentre Donovan crea l’Acue, in Italia viene costituito un nuovo e segreto esercito per permettere agli angloamericani, senza in alcun modo apparire, di poter intervenire nella politica interna del paese in funzione anticomunista.
Il patto di sangue tra Mafia, Massoneria e Intelligence
Ad incrementare le fila del nuovo e spregiudicato esercito gli americani, con la scusa di voler operare una “pulizia interna”, rispediscono in Italia numerosi boss mafiosi, tra cui Lucky Luciano. Il boss dei boss della mafia americana, che in breve diviene anche il capo indiscusso del crimine organizzato sulla nostra penisola, si muove per la Sicilia con un’automobile Pontiac coupé munita di targa diplomatica guidata da John Balsamo, cittadino americano impiegato presso l’ambasciata statunitense a Roma, che garantisce per lui davanti alle autorità italiane.
Ad aiutare i mafiosi nel controllo dell’Italia gli americani pongono un solido sottobosco popolato da malavitosi, agenti sotto copertura, procacciatori d’affari e circoli massonici.
Per cementare ancora di più il «patto di sangue» tra le organizzazioni malavitose i capibastone della nuova ‘ndrangheta, denominata «la Santa», vengono affiliati a “cosa nostra”, i boss siciliani alla ’ndrangheta, ma non solo. I boss mafiosi e ‘ndranghetisti vengono affiliati, a loro volta, alla massoneria, così da poter avere legami fraterni e garantiti dal giuramento non solo con soggetti criminali, ma anche istituzionali. La prima attività cui si dedicano con successo gli “zii d’America” è il traffico di droga.
Le strutture occulte e il ruolo di William Colby
Nel 1953 la CIA invia a Roma l’agente William Colby ex veterano dell’OSS che, nel 1973, diventerà direttore della Cia con il compito di interferire nella politica interna ed impedire un successo del PCI alle elezioni del 1958.
Colby opera distribuendo soldi ai politici e coordinandosi nell’azione con il nostro servizio segreto. Ma, forse, sarebbe meglio dire con i nostri servizi segreti. Infatti, non solo la ricostruzione dei servizi segreti per atto amministrativo e senza limiti di legge aveva favorito abusi e deviazioni di ogni sorta ma, dal 1943 al 1980 si possono contare ben 8 strutture occulte parallele, l’ultima in ordine di tempo venuta alla luce è il c.d. Noto servizio o Anello: una struttura di intelligence, creata nel 1943 per volontà dell’ex capo del Sim, generale Roatta, che ha operato sino agli inizi degli anni Novanta:
«Il servizio ebbe sempre una funzione anticomunista e restò operativo anche dopo la fuga del generale in Spagna… raggiungendo le 164 unità… mai istituito formalmente era un organismo estremamente fluido, privo di organigrammi e bilanci, e senza neppure una denominazione precisa… il suo ambito di azione era costantemente circoscritto in un triangolo i cui vertici erano l’Arma dei carabinieri e il servizio segreto militare, poi gli ambienti imprenditoriali prossimi alla Confindustria e, infine, i servizi segreti americani… il suo referente politico è sempre stato Giulio Andreotti».
De Lorenzo e il potere della manipolazione informativa
Con l’elezione a Presidente della Repubblica di Giovanni Gronchi, che gli americani ritengono troppo vicino a posizioni di sinistra e riformiste, su suggerimento di Carmel Offie “consigliere politico” del dipartimento di Stato e collaboratore del capo della Cia, Allen Dulles viene nominato a capo del Sifar Giovanni De Lorenzo. Il generale inizia un’opera di schedatura illegale su parte della popolazione italiana.
I fascicoli poi, inviati al capo stazione Cia, ai comandi dei carabinieri di Napoli guidato dal colonnello Romolo Dalla Chiesa, il cui nome compare negli elenchi della loggia P2 di Gelli e di Milano guidato dal colonnello Giovanbattista Palumbo, anche il suo nome compare negli elenchi P2 vengono, in base alle esigenze politiche del momento, debitamente manipolati: «…i profili riassuntivi sulle persone venivano a volte riscritti a distanza di tempo con un orientamento opposto, pur senza variazioni nella documentazione».
È l’inizio dello strapotere dei servizi segreti, in grado con una velina passata ai giornali («Abbiamo constatato molte volte che questa raccolta era fatta con un sistema particolare; ossia si propalavano le notizie che poi si raccoglievano, si creava la notizia e poi la si raccoglieva») contenente notizie scandalistiche, vere o false non importa, «di stroncare promettenti carriere», o di poter influire sull’elezione di un Presidente della Repubblica e su quella di un Papa.
L’eredità del Sistema e i misteri irrisolti
A causa di questa lunga storia di collusioni, moltissimi dei “misteri” degli anni di Piombo, come di altri rapimenti, scomparse, omicidi, gogne mediatiche, processi ed elezioni che giungono ai giorni nostri, appaiono sempre inspiegabili o risolti in maniera molto dubbia e la sensazione che, in fondo, nel merito e nel metodo, non sia cambiato poi molto si fa sempre più forte. Ovviamente serve leggere ciò che non si trova dappertutto, a partire da questi preziosissimi quaderni, che dichiarano fonti ufficiali ad ogni affermazione. Difficile abbattere una struttura di questa portata…
di Matteo Castagna
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