L’11 febbraio 1917 Antonio Gramsci scagliava un atto d’accusa che, a distanza di oltre un secolo, mantiene una validità incredibile, specchio brutale della viltà. Quel «Odio gli indifferenti» non è più un semplice monito storico, ma la lama che squarcia l’ipocrisia di un’epoca, la nostra, che ha elevato l’apatia a sistema. Oggi l’indifferenza non si manifesta più nel silenzio, ma nel rumore bianco di una distrazione perpetua, dove il cittadino ha abdicato alla propria volontà per farsi spettatore passivo del proprio declino.
La lobotomia nel palmo di una mano
L’indifferenza moderna non sta più solo affacciata alla finestra; oggi vive nel palmo di una mano, rinchiusa nel perimetro luminoso di uno smartphone. È lì che si consuma il nuovo parassitismo: tra lo scroll infinito di TikTok o di Instagram, dove brevi video di ogni idiozia possibile anestetizzano il pensiero critico. Siamo passati dal “panem et circenses” alla lobotomia digitale somministrata da influencer del nulla cosmico, sacerdoti di un vuoto spirituale che spacciano per successo l’esibizione del superfluo. Queste sono le moderne “perline per selvaggi” che il capitalismo finanziario distribuisce a piene mani per garantirsi una massa di manovra incapace di reagire, troppo impegnata a consumare stimoli visivi di pochi secondi per accorgersi che la propria libertà viene svenduta al miglior offerente globalista.
Il fallimento delle fazioni
Questa decadenza è il frutto maturo di una sinistra che ha tradito il popolo per abbracciare il wokismo e il neoliberismo individualista, sostituendo la lotta per la dignità del lavoro con l’ossessione per i diritti fluidi e il melting pot forzato. Il risultato è una società polverizzata, dove l’indifferente di “sinistra” si sente moralmente superiore perché ripete slogan arcobaleno. E non va meglio con l’indifferente di “destra” che si limita al ruggito da bar sport o al populismo pigro del «ci vorrebbe qualcuno che faccia qualcosa». Entrambi figli dello stesso Grande Fratello, inteso sia come format televisivo che come sistema di sorveglianza delle coscienze, che li convince dell’ineluttabilità del presente.
L’illusione della rivoluzione dal divano
Mentre la massa abdica alla propria volontà, delegando il destino a élite che operano senza controllo, l’indifferente moderno si gode lo spettacolo del proprio declino dal divano. Aspetta una rivoluzione che non farà mai, invocando date epiche e marce eroiche su Roma che servono solo a coprire il rumore della sua stessa immobilità. Ma la storia, come avvertiva Gramsci, non è un terremoto inevitabile: è il prodotto di chi agisce. Se il male si abbatte su tutti, è perché la maggioranza ha scelto la via della vigliaccheria, lasciando che poche mani tessano la tela della vita collettiva nel silenzio dell’assenteismo generale.
Raddrizzare la schiena: la via della Riconquista
Raddrizzare la schiena oggi significa innanzitutto rifiutare il ruolo di spettatori. Significa spegnere lo schermo, ignorare i mercanti di nulla e tornare a essere partigiani*, capaci di odiare la passività e di sentire il battito di una comunità che vuole ancora esistere. Vivere vuol dire schierarsi. Chi non lo fa non è un innocente travolto dal caso, ma un complice che merita il disprezzo di chi, nonostante tutto, sceglie ancora di essere uomo e non materia bruta.
Spegnete gli schermi e raddrizzate la schiena: il nucleo di ogni vera Riconquista risiede nel coraggio di essere una Comunità umana e politica.
AD
*Per chi lamenta mal di pancia nel leggere il termine, vale la pena ricordare che, in italiano, partigiano è chi fa una scelta di campo, schierandosi apertamente, opposto all’indifferente o al neutrale. Riconquistiamo anche la nostra lingua madre!
**l’immagine di copertina vede i fratelli Gramsci, stesa famiglia scelte radicalmente diverse ma, entrambe, sicuramente non “indifferenti” anzi entrambi furono partigiani del loro ideale
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