Invito alla lettura
L’attentato di Modena ha squarciato il velo di una presunta immunità italiana di fronte al terrorismo di matrice jihadista, ma la reazione mediatica immediata ha seguito il solito copione della banalità. Nelle ore successive all’attacco, l’arena pubblica si è riempita di narrative monodimensionali utili solo a soddisfare le tesi precostituite di chi le pronunciava. Da una parte la sfilata dei talk show a caccia di audience, dall’altra i salotti dei social network e le discussioni da bar, tutti impegnati a dividersi tra la fretta di catalogare l’evento come il gesto di un “pazzo isolato”, l’esplosione di rabbia di un immigrato marginalizzato o l’azione di una cellula strutturata. Per superare questo rumore di fondo e comprendere la reale portata della minaccia, invitiamo i lettori di 2diPicche a leggere l’approfondito intervento del Professor Marco Lombardi, direttore di ITSTIME, disponibile a questo link: L’attentato di Modena insegna – by Marco Lombardi.
Il cambio di paradigma: giudicare dai risultati
La qualità dell’analisi di Lombardi risiede proprio nella sua totale distanza dalle risposte semplici della politica spettacolo. Il Professore introduce un cambio di paradigma fondamentale per comprendere il fenomeno attuale: il terrorismo moderno non va più giudicato o catalogato in base alle intenzioni politiche o ai vecchi quadri normativi del secolo scorso, ma esclusivamente per i suoi effetti. La destabilizzazione della vita quotidiana, la rottura delle routine attraverso la scelta di bersagli comuni e la successiva, immediata viralizzazione mediatica sui canali digitali, da Telegram a TikTok, sono i veri indicatori del successo di un attentato.
L’identikit multidimensionale del terrorista
Lombardi smonta l’illusione di poter rinchiudere l’attentatore in una singola categoria sociale o psichiatrica. Salim el-Koudri era contemporaneamente un immigrato non integrato, un soggetto psichicamente instabile e un ingranaggio della macchina jihadista, perché la storia del terrore insegna che la marginalità e l’instabilità mentale sono i target prediletti della radicalizzazione globale. L’aspetto più lucido e spietato dell’analisi scientifica del Professore mette a nudo le fragilità storiche della nostra nazione, definendoci una società “disintegrata”, priva di modelli condivisi e incapace persino di definire cosa sia l’integrazione proprio perché ha smarrito l’identità di riferimento a cui legare l’altro.
La Remigrazione come riduzione del rischio
Questo drammatico vuoto valoriale ed educativo descritto dall’analisi accademica chiama direttamente in causa la nostra responsabilità di interpretazione politica. Se Lombardi evidenzia l’urgenza di un controllo fermo e dell’esercizio della forza per arginare il rischio nell’immediato, noi di 2diPicche siamo convinti che per rimuovere le cause strutturali del problema servano scelte radicali che la politica mainstream non ha il coraggio di nominare. La riduzione sistematica del rischio e la sostenibilità sociale del nostro territorio passano inevitabilmente attraverso la Remigrazione. Di fronte a un modello migratorio che genera strutturalmente sacche di marginalità e alienazione facilmente sacrificabili sull’altare della propaganda radicale, la gestione dei flussi deve superare i tabù liberali. Invertire la rotta e alleggerire la pressione demografica e culturale è il primo atto di legittima difesa per mettere in sicurezza le nostre città.
Riconquistare i valori fondanti per battere il terrore
Tuttavia, il controllo materiale dei confini rimane un’arma spuntata se non si accompagna a una profonda e parallela opera di Riconquista. Dobbiamo riconquistare i valori profondi, la cultura, la lingua e l’orgoglio storico che sorreggono la civiltà italiana. Una società forte, consapevole delle proprie radici e fiera della propria identità non offre terreno fertile alla disintegrazione, né lascia spazio a quel vuoto spirituale in cui oggi si insinua il terrore. Solo ritrovando noi stessi potremo smettere di subire la frammentazione della nostra storia e tornare a governarla.
Redazione
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