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Cuore di tenebra

Redazione di Redazione
23/09/2024
in Società
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Cuore di tenebraCuore di tenebra – L’orrore, l’orrore! Sono le ultime parole pronunciate da Kurtz morente nel romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad.

La figura di Kurtz aleggia nell’ intero racconto: è uno spietato cercatore di avorio in Africa diventato leggendario; il romanzo è la storia della sua ricerca tra le anse del fiume Congo. Sfibrato dalla febbre e dalle malattie tropicali, Kurtz muore mentre Marlow, l’io narrante – cerca di riportarlo in Europa.

L’orrore cui allude è verso la volontà di ricchezza, dominio e depredazione di cui è stato strumento. Forse è il giudizio finale su sé stesso, che ha sprecato la vita e abbandonato una fidanzata devotissima per diventare, alla fine, un servitore dei suoi mandanti che si arricchivano nella comodità dei loro uffici alle spalle di popoli lontani, sfruttando l’avidità di uomini come lui.

La deriva europea

Mai come negli ultimi anni abbiamo riconosciuto nella nostra civiltà un cuore di tenebra; mai come oggi vediamo in Kurtz la metafora di una fine ingloriosa, carica di una violenza nuova e antica.

Il personaggio letterario spira riconoscendo l’orrore dell’estenuata civilizzazione di cui anche noi siamo figli estremi. Kurtz è il simbolo di una volontà di potenza che scopre la sua vanità. Milioni di altri vivono un tramonto celato da luci artificiali, tra consumi volgari e “diritti” situati sotto la cintura, convinti che il mondo in cui vivono senza esistere sia l’unico possibile.

L’orrore e l’indifferenza

Come ragionare diversamente dinanzi al massacro di Gaza, ai bambini morti nei bombardamenti e nelle incubatrici per assenza di elettricità, alle sconce giustificazioni dei protagonisti, al servile plauso degli agenti e dei funzionari del sistema, nel giornalismo, nella politica, nella cultura?

Contemporaneamente, in Europa l’Occidente combatte sino all’ultimo ucraino una guerra di cui ignoriamo in parte la crudeltà, i massacri, le stragi “tecnologiche”.

Orrore, sì orrore, soprattutto perché l’indifferenza narcotica ci rende spettatori felici di osservare a distanza, o tifosi di una parte, privi di empatia per chi muore o soffre.

Sembra che l’orrore sia la reazione di pochi, la minoranza ribelle o semplicemente sveglia.

La maggioranza è trasformata in gregge domestico, docile, perfino felice di essere accompagnato al mattatoio dal padrone, attorniato da pastori e cani che abbaiano.

Il sistema è lasco con chi vuole lui

Importante che anche oggi vi sia pastura dentro la greppia. In Italia, reduci dall’indecente psyop (operazione psicologica) montata attorno al cadavere di una povera ragazza, si inveisce contro l’inesistente patriarcato e si organizzano manifestazioni contro la “violenza di genere”, più grave di ogni altra.

Poi accade che alcuni gentiluomini e gentildonne- l’azione è stata rivendicata dal collettivo femminista Non una di meno– assaltino la sede di un’associazione provita e vi gettino una bomba, inesplosa per caso.

Capita anche che il sistema mediatico- solerte nell’indignazione a comando- taccia imbarazzato (i destinatari dell’assalto non sono politicamente corretti) e che il comune di Roma ripulisca a tempo di record le frasi violente, gli slogan incendiari e le minacce sui muri della sede.

Cattiva coscienza del cuore di tenebra.

Stringere le viti della macchina repressiva

Gli italiani pagheranno carissima l’energia in nome del libero mercato (lo chiede l’Europa, servitrice, come Kurtz, dei potenti che lucrano) ma continuiamo a finanziare la guerra e a praticare ridicole sanzioni contro i nostri interessi, energetici e non solo.

Silenzio di tomba: il popolo dorme. Intanto in alcune città (Trento, Genova) nuove più invasive telecamere aumentano la sorveglianza sulle nostre vite. Curioso che non impediscano a bande multietniche di spadroneggiare.

La libertà fa la fine della verità, negata, prostituita. L’ orrore, se la gente se ne accorgesse. Invece cala il silenzio: la censura legale è in arrivo dall’Europa.

Il regolamento chiamato digital service act è legge: tutto ciò che scriviamo e diciamo è in balia di censori, che, va da sé, agiscono per il nostro “migliore interesse”.

Del resto, morire era il migliore interesse di Indy, la piccolina inglese. E lo scrivono negli atti ufficiali. Orrore di Kurtz non pentiti. La vita umana non è più sacra e neppure un bene da tutelare, come dimostrano l’eutanasia-omicidio dei fragili e dei deboli- e l’aborto diritto universale.

Sempre nel silenzio ufficiale, presto saremo ostaggi legali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che – per il nostro bene- avrà poteri diretti sugli Stati. Potrà imporre terapie, vaccinazioni e quant’altro. Sappiamo – noi pochi (non tanto) felici- che l’OMS, organo dell’ossimoro detto Nazioni Unite, è dominata da alcuni governi occidentali e da miliardari “filantropi” tipo Bill Gates.

Chino sulla nostra salute, ci obbliga a mangiare vermi e prodotti artificiali fabbricati da lui stesso, in società con gli altri membri della razza padrona.

L’orrore, oh l’orrore, se lo riconoscessimo.

I ragazzi pagano il conto più salato

Invece c’è la fila per farsi impiantare apparati artificiali nel cervello da Neuralink di Elon Musk. Non è strano: stanno omologando popoli e generazioni, specie le più giovani, rendendole schiave dell’artificiale, ignoranti e sciatte. Talvolta fa orrore osservarle nella vita quotidiana.

Selvaggi con smartphone, curvi con le dita impazzite sulla tastiera, involgariti , uno sciame che si sposta in massa nella direzione voluta dal potere per mezzo di influencer, pessima musica, consumi obbligati, riti insensati a cui non riescono a sottrarsi per timore di non essere “ come gli altri”, esclusi, bullizzati, messi alla gogna sulle reti sociali.

Viaggiavamo in treno all’ora di ingresso a scuola degli studenti. Malvestiti, con jeans sdruciti (gli strappi sono d’ ordinanza e hanno un prezzo) felpe con disegni incomprensibili, cappucci calati da abitanti dei ghetti americani, linguaggio elementare e scurrile, piedi sui sedili. Tutti ostentavano fastidio al controllo dei biglietti; una ragazza ripassava la lezione di storia. Imbarazzanti gli strafalcioni, peggiore il commento dell’amica: perché dobbiamo studiare queste cazzate?

Di rimando, un ragazzo con scarponi chiodati e capelli tinti dice la sua, mostrando un libro: queste formule della fisica sono inutili da imparare a memoria: è tutto su Internet.

La quantità di parolacce è impressionante, senza distinzione di sesso. Maleducati male educati.

Una gioventù mansueta

Proviamo orrore per loro, che non conoscono il pensiero critico e resteranno gregge al fischio del pastore.

Ci vergogniamo per aver fatto poco per i nostri figli, eccetto fornire beni materiali e oggetti “firmati”. Il loro destino è essere meno intelligenti dei padri – l’effetto Flynn al contrario- per la prevalenza degli apparati artificiali e il declino del pensiero a favore del sapere strumentale.

Inoltre, avranno minore benessere rispetto alle generazioni precedenti. Il cuore di tenebra fornisce – a pagamento- l’alternativa: vita precaria, consumo, più dipendenze, i farmaci per alleviarle. I giovani hanno a loro volta un orrore, quello di formare una famiglia e avere figli. Il corto circuito esistenziale è tanto evidente da non essere più notato.

Destano orrore episodi come l’assalto agli abitanti di un piccolo paese in festa da parte di una banda armata di giovani cittadini francesi (“cittadini”, l’invenzione della loro rivoluzione…) di origine africana di seconda, terza, quarta generazione.

La società multirazziale a mano armata

Un ragazzo locale sgozzato, feriti e accoltellati: caccia al bianco. La chiamano inclusione, tolleranza, società multiculturale.

Peraltro, la superba République – e l’occidente intero- a milioni di nuovi abitanti offre ghetti invivibili, nessun valore diverso dalla forma merce e dalla lotta per procurarsi oggetti “firmati”. Marchi, griffe, brand: bandiere privatizzate di un orrore senza volto, il ben-avere al posto del benessere, il possesso anziché la conoscenza, che è inutile e deve esclusivamente “servire”.

Siamo felici?

La trappola scatta sempre e non possiamo condannare gli effetti senza attaccare le cause e i colpevoli, quelli che producono l’orrore percepito da una minoranza, ma avvertito oscuramente da moltissimi.

Questa non è una società felice: non ci sarebbero dipendenze, la coda dagli psicoterapeuti, non ci consoleremmo con rimedi peggiori del male, né ci rifugeremmo nei paradisi artificiali, specchio di inferni reali.

Sono arrivati i barbari e li applaudiamo. In fondo, è la lezione negativa della lirica di Konstantinos Kavafis. “Oggi arrivano i barbari. Perché mai tanta inerzia nel Senato? E perché i senatori siedono e non fan leggi?”

Il poeta sa come pensa il potere: “L’imperatore aspetta di ricevere /il loro capo. E anzi ha già disposto /l’offerta d’una pergamena. E là/gli ha scritto molti titoli ed epiteti”.

Tuttavia, alla fine i barbari non arrivano, o forse non sono stati riconosciuti – “E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? Era una soluzione, quella gente”.

Facile ottimismo, giacché barbari siamo noi, stranieri a noi stessi, ed è l’orrore più grande.

L’insegnamento di Venner

Non possiamo però farci travolgere. Tra le rovine, dobbiamo restare in piedi e riconoscere come macerie ciò che vediamo attorno a noi. Solo la consapevolezza, ossia la verità, ci può salvare. O un dio, come disse l’ateo Heidegger. Un grande, misconosciuto europeo, Dominique Venner, ci lascia un testamento spirituale straordinario: la natura come solco, l’eccellenza come fine, la bellezza come orizzonte.

Coltivare obiettivi elevati per sopravvivere all’orrore ed essere testimoni di verità.

Purtroppo, l’intellettuale francese cedette allo sconforto, suicidandosi in Notre Dame a Parigi nel 2013.

Pensava di risvegliare le coscienze: povera illusione. Occorre restare ben vivi per lottare ed essere, con la nostra stessa presenza, testimoni di chi non si arrende, un manipolo più numeroso di quanto appaia. All’orrore del cuore di tenebra si risponde a testa alta, da ribelli, soldati della verità.

Venner ne Un samurai d’occidente fornisce preziosi “consigli per esistere”.

Il primo è creare un personale breviario, una sorta di diario spirituale scritto, da rivedere nel tempo per analizzare l’evoluzione del nostro pensiero e comprendere il cambiamento della nostra mente. L’essenziale, alla fine, è il residuo che rimane nell’anima, intimamente legato a un’eredità che non è il passato, ma ciò che non passa e ritorna sotto forme diverse, resistendo al tempo e sopravvivendo alle influenze.

Esorta a leggere e rileggere i classici, specie la sera, al riparo delle turbolenze dell’anima.

Consiglia di spegnere il cellulare e interrompere la connessione a Internet durante quei momenti sacri, in modo che la sensazione di isolamento sia quasi monastica.

Invita a recitare l’Iliade e l’Odissea- sorgenti della nostra civiltà- a bassa voce, come preghiere, in modo che i versi risuonino simili a musica. “In assenza di una religione identitaria, Omero è lo scrigno dei valori europei. La sua opera non umanizza il divino, piuttosto esalta l’essenza divina dell’uomo”.

Venner invita a rifugiarci nelle foreste e frequentare i templi.

Natura e spirito

Pur essendo neopagano, amava l’arte cattolica e la religiosità medievale: “Vorrei che, in futuro, nel campanile della mia città, come in quello delle nostre cattedrali, si continui a sentire il suono confortante delle campane. Ma auguro ancora di più che le invocazioni fatte sotto le sue volte cambino: che smettano di implorare perdono e misericordia, per invocare vigore, dignità ed energia”.

Propone altresì di curare il corpo praticando sport di combattimento, le arti marziali in cui alla forza si accompagna il rito e la riflessione, nonché di viaggiare alla ricerca dell’arte e delle radici, come i giovani tedeschi di inizio XX secolo, i Wandervogel (uccelli vagabondi) che protestavano contro l’industrializzazione effettuando escursioni nelle foreste.

“Riscopri i migliori luoghi della nostra civiltà: Stonehenge, Delfi, la foresta di Broceliande, Toledo, Alesia, Mont Saint-Michel, Salisburgo, Bayreuth, Sils Maria”.

Coltivare la bellezza e riscoprire dissotterrare le nostre radici consente di riconoscere il male.

Per Omero, ricorda Venner, “se gli dei hanno inflitto la morte a tanti uomini, è per donare canti a coloro che verranno”.

La contemplazione dell’arte, la lettura dei classici, l’immersione nel creato si riflettono nella vita se perseguiamo l’eccellenza personale, cancellando l’artificiale, riscoprendo di essere anelli di una catena che non possiamo spezzare.

Per non diventare cuori di tenebra incapaci di orrore.

Roberto Pecchioli

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