Siamo a Mirandola, in provincia di Modena. Due studenti di un istituto superiore decidono, durante l’intervallo, di improvvisare un incontro di boxe: con guantoni portati da casa, un compagno che fa da arbitro e altri compagni come spettatori. Non spranghe, non coltelli, non pistole per il softair o l’aggressione (verbale o fisica) ad un professore. Solo due ragazzi che si misurano in un incontro di boxe. Risultato? Sospensione di 15 giorni e, colpo di grazia del consiglio d’istituto, esclusione dallo scrutinio finale: di fatto, la bocciatura. La Procura dei minori indaga, perché nell’Italia del 2026 anche un match con i guantoni diventa materia penale.
Quale miglior modo per dire “Benvenuti nella scuola del disastro pedagogico e del buonismo di comodo”.
Questa non è giustizia scolastica. È l’ennesimo sintomo di un sistema educativo malato, politicizzato fino al midollo, terrorizzato dalla vitalità maschile – come dal pensiero critico ed autonomo – e incapace di distinguere tra una bravata adolescenziale e la vera violenza che ogni giorno insanguina i corridoi.
La repressione della natura maschile
I maschi, da sempre, si misurano attraverso lo scontro fisico. È nella natura dell’uomo: la competizione fisica, lo stabilimento o il ristabilimento della gerarchia, l’apprendimento del limite attraverso il corpo. Nella Grecia antica i giovani si allenavano nel ginnasio, a Sparta i ragazzi combattevano per forgiare il carattere e divenivano uomini solo dopo aver affrontato l’Agoghè. Oggi, nella scuola progressista, due guantoni diventano un “fight club clandestino” da punire con la pena capitale didattica: la bocciatura.
Mentre si celebra ossessivamente la “parità di genere”, si cancella sistematicamente tutto ciò che rende i ragazzi maschi: l’energia, l’aggressività canalizzata, il coraggio fisico. Si impone loro un modello androgino, emotivo, più che obbediente sottomesso, fatto di lezioni su fluidità, inclusione e cambiamento climatico.
Il risultato? Ragazzi anestetizzati, frustrati, o – nella peggiore delle ipotesi – che sfogano la repressione in forme patologiche ed estreme. Questi due ragazzi di Modena hanno scelto la via più sana: confrontarsi lealmente, con regole, davanti ai compagni. E vengono massacrati dal sistema scolastico.
La scuola italiana ha perso ogni capacità di educare. Ha abolito l’educazione fisica seria, ha trasformato i professori in animatori da oratorio laico. E poi ci si stupisce se i ragazzi cercano altrove – palestre, strada, videogiochi violenti – ciò che viene negato e represso loro dalle prime istituzioni che dovrebbero essere d’aiuto e crescita in modo sano.
Due pesi e due misure: le aggressioni ai professori
Ecco il vero scandalo, la ipocrisia che puzza fino al cielo: le aggressioni reali ai docenti.
Ogni anno centinaia di episodi di violenza contro insegnanti: pugni, schiaffi, insulti, sputi, minacce, persino coltellate. Studenti (spesso di seconde e terze generazioni non integrate, o italiani sbandati cresciuti nel vuoto educativo) che aggrediscono chi dovrebbe avere “autorità”. (Ma d’altronde quale dovrebbe essere l’autorità riconosciuta dagli studenti problematici se questi stessi docenti sono i primi molto spesso a metterla in discussione, a sputarci sopra in nome della non ben definita “Libertà” o ad abusarne mettendosi in aperto contrasto con gli allievi anche in modi evidentemente diseducativi)
E quali sono le conseguenze di tutto ciò? Sospensioni di pochi giorni, al massimo. Raramente la bocciatura. Spesso nulla, perché “sono ragazzi fragili”, “vittime del sistema”, “bisogna capire il contesto familiare”.
A Parma, pochi giorni fa, studenti che hanno preso a pugni e bastonate due professori hanno ottenuto la sospensione di un mese e, forse, il rischio della bocciatura. Ma quante volte casi simili si risolvono con una carezza pedagogica e un bel “dialogo”? Quanti immigrati minorenni o neomaggiorenni spaccano tutto e tornano in classe come se nulla fosse, protetti dal buonismo e dalla ipotizzata paura di “discriminazione”?
Per due ragazzi italiani che boxano con i guantoni durante la ricreazione, invece, la scure della bocciatura. Questo è il messaggio chiaro che la scuola manda: la mascolinità autoctona è il nemico da estirpare, mentre la vera violenza – quella importata o quella frutto del degrado morale – viene minimizzata, compresa, “contestualizzata”.
Il decadimento profondo della scuola
La bocciatura di questi due ragazzi è un atto di viltà educativa. Invece di vedere nell’episodio un’occasione per fare autocritica (qualcuno non ha sorvegliato questi ragazzi) e canalizzare l’energia, la scuola sceglie la repressione cieca. Perché riconoscere che i maschi hanno bisogno di confrontarsi fisicamente significherebbe ammettere il fallimento di decenni di pedagogia gender-fluid.
La scuola italiana è diventata un luogo di indottrinamento ideologico e di contenimento farmacologico (quando non basta la repressione). Ha dimenticato la sua missione: formare cittadini consapevoli, non sudditi conformi. Ha sostituito l’autorità con l’autoritarismo burocratico, la disciplina con il controllo psicologico, l’educazione con la sorveglianza.
Risultato: ragazzi senza modelli virili positivi.
Difendiamo questi ragazzi
Questi due studenti di Modena non meritano la bocciatura. Hanno sicuramente sbagliato solo in una cosa: a confrontarsi dentro il perimetro scolastico. Se ciò fosse successo nelle loro case, in un parco pubblico sotto forma di allenamento, nessuno avrebbe potuto fare e dirgli nulla.
Meriterebbero una scuola che sappia educarli, non punirli per essere come la natura li ha fatti. La loro “colpa” è aver espresso, in modo ingenuo e limitato, quell’istinto agonistico che ha costruito civiltà intere.
Basta con questa scuola malata. Basta con il doppio standard che massacra i ragazzi normali e accarezza i veri violenti. È ora di restituire alla scuola senso, all’educazione fisica un ruolo serio,per un ritorno alla formazione del carattere maschile invece della sua patologizzazione.
Ma questi due ragazzi di Modena sono solo la punta dell’iceberg. Dietro di loro ci sono migliaia di ragazzi che soffocano in un sistema che odia ciò che sono. Difendiamoli. E ribelliamoci a una scuola che boccia i sani e promuove i barbari.
Sergio Saraceni
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