L’isterismo della sinistra: se un video su TikTok fa più paura delle barricate.
C’è un’Italia che brucia, che urla slogan violenti e che trasforma le piazze in zone di guerra, e c’è un’Italia che si scandalizza per un video di trenta secondi su TikTok.
Benvenuti nel teatro dell’assurdo, dove il politicamente corretto della sinistra ha ormai perso ogni contatto con la realtà, preferendo la caccia alle streghe nelle scuole alla condanna della violenza vera. Due pesi e due misure In questi mesi abbiamo assistito a manifestazioni di sinistra degenerate in devastazioni, risse e attacchi alle forze dell’ordine.
Eppure, davanti a vetrine infrante e città messe a ferro e fuoco, il coro progressista è rimasto quasi in silenzio.
Anzi, in alcuni casi abbiamo assistito a tentativi di giustificazione quasi imbarazzanti, o alla solita, fantasiosa narrazione delle “infiltrazioni di estrema destra” per ripulire l’immagine di militanti che di democratico hanno ben poco.
Mentre l’opinione pubblica veniva distratta da queste giustificazioni, giungeva la notizia della tragica morte del povero Quentin a Lione, massacrato barbaramente da militanti di estrema sinistra. Un episodio di una violenza inaudita che, curiosamente, non sembra aver sollevato la stessa indignazione morale che i nostri “maestri del pensiero” riservano alle questioni nostrane.
Il “caso” Sulmona: una inchiesta da film
E mentre fuori il mondo brucia, a Sulmona si decide di usare il pugno di ferro contro quattro ragazzetti. La loro colpa? Aver girato un video in classe facendo il saluto romano.
Un gesto che, per quanto potrebbe essere criticabile, appare in modo solare come una goliardata adolescenziale, figlia più della voglia di provocare sui social che di una reale coscienza ideologica o di un piano eversivo. Eppure, la macchina giudiziaria si è messa in moto con un vigore che non si vedrebbe nemmeno nelle più famose pellicole sui grandi criminali internazionali.
Siamo arrivati a sequestri di cellulari e a una perizia tecnica per la quale sono stati concessi ben due mesi di tempo.
Due mesi di indagini digitali, analisi di chat e ricostruzioni per quello che, a conti fatti, resta il comportamento sciocco di alcuni studenti in cerca di like.
L’ossessione del pericolo fascista
Questo è il quadro dell’isterismo della sinistra: una parte politica che ignora i pericoli reali, la violenza di piazza e i crimini ideologici commessi dai propri protetti, per concentrarsi su un’inchiesta sproporzionata contro dei minorenni.
Si preferisce dare la caccia a un fantomatico “ritorno del fascismo” tra i banchi di scuola, piuttosto che affrontare il fallimento di un modello educativo che non sa più distinguere tra un reato e una provocazione social.
Se quattro ragazzi con uno smartphone spaventano più di una guerriglia urbana, allora il problema non sono i ragazzi, ma chi non riesce più a guardare il mondo senza le lenti deformanti dell’ideologia.
Valerio Arenare
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