Il dibattito metapolitico negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti c’è un autore che si chiama Patrick J. Deneen che si sta differenziando dalla galassia liberal-progressista e liberal-conservatrice americane, ponendo all’orizzonte nuovi paradigmi. Egli dimostra quanto, oggi, in America sia libero e vivace il dibattito pubblico sulla metapolitica e la filosofia politica, che dimostra quanto gli americani abbiano saputo superare noi europei anche nel livello del confronto, senza censure. È professore associato di Studi costituzionali nel dipartimento di Scienze politiche all’Università di Notre Dame, in Indiana, dopo essere stato professore associato alla Georgetown University.
Il profilo accademico di Patrick J. Deneen
Deneen è nato il 21 luglio 1964. È cresciuto in una famiglia cattolica nel Windsor, Connecticut, ed ha origini irlandesi. Laureato in letteratura inglese. I suoi interessi particolari comprendono il pensiero politico antico e moderno, la letteratura e politica costituzionalista americane, i rapporti tra religione e politica. È curatore di diversi libri, tra cui “The Democratic Soul” e “Redeeming Democracy in America”, entrambi usciti nel 2011. La sua tesi, “L’odissea della teoria politica”, è stata insignita nel 1995 del Leo Strauss Award dell’American Political Science Association per la miglior tesi in filosofia politica.
Le istituzioni e le tesi sul fallimento del liberalismo
Deneen è stato il direttore fondatore del “Tocqueville Forum on the Roots of American Democracy” ospitato nel Dipartimento governativo dell’Università di Georgetown dal 2006 al 2012. Il Forum di Tocqueville è stato fondato nel 2006 “per promuovere la conoscenza civica e l’indagine”. È stato considerato tra gli intellettuali conservatori di spicco, in particolare per la sua tesi secondo cui il liberalismo, sia nella sua espressione moderna, che in quella illuminista, ha deluso l’America. Obama ha scritto: “ho trovato [Perché il liberalismo è fallito] stimolante. Non sono d’accordo con la maggior parte delle conclusioni dell’autore, ma il libro offre spunti convincenti sulla perdita di significato e di comunità che molti in Occidente sentono, questioni che le democrazie liberali ignorano a proprio rischio e pericolo”.
Le opere recenti e le influenze comunitariste
Il libro di Deneen del 2023, Cambiamento di regime: verso un futuro post liberale, discute di come il liberalismo possa essere sostituito con una forma di conservatorismo post-liberale che si batte per il “bene comune”. Deneen è stato uno dei fondatori della rivista Internet Repubblica del portico anteriore, per la quale continua a servire come redattore. La rivista ha tratto ispirazione dagli scritti di Wendell Berry, rappresentato dal suo motto: “Luogo. Limiti. Libertà”. Deneen ha citato una serie di influenze che hanno forgiato la sua formazione di “cattolico comunitarista”, incluso il suo consulente di dottorato Wilson Carey McWilliams, Wendell Berry, Cristoforo Lasch, Alexis de Tocqueville.
Le posizioni sul conservatorismo e l’American Solidarity Party
Il docente è stato uno dei relatori principali, nel 2019, della Conferenza nazionale sul conservatorismo a Washington, DC. Nel suo discorso, è stato critico nei confronti del conservatorismo nazionale, sostenendo che il nazionalismo americano era stato uno degli obiettivi principali e un risultato dei progressisti come Theodore Roosevelt e Herbert Croly. Nel novembre 2020 è entrato a far parte del Consiglio dei Consiglieri del Partito della Solidarietà Americana, ispirato al sindacato polacco “Solidarietà”, fondato nel 2011 da David “Frost” Harris, Kirk Morrison e Jack Quirk.
I valori dell’American Solidarity Party
L’ASP incoraggia lo sviluppo sociale sulla falsariga di sussidiarietà e sovranità, con un’enfasi dichiarata sull'”importanza di famiglie nucleari forti, comunità locali e associazioni di volontariato”. Il partito si oppone ad aborto, eutanasia, fine vita sulla base della sacralità della vita umana. Considera la famiglia tradizionale come cellula fondamentale nella società. L’American Solidarity Party crede nel contrasto all’immigrazione di massa, bilanciando la necessità di confini sicuri con l’impegno per la dignità delle persone. Ciò implica affrontare le cause profonde delle migrazioni, come l’impatto del potere militare, politico ed economico del Paese all’estero, malvisto come gendarme globale. Sul piano economico, si dichiara “distributista” e favorevole alla proprietà popolare della moneta.
Le distorsioni dell’autonomia e del liberalismo
In Europa, appena si critica la democrazia liberale si viene accusati di sostenere sistemi autoritari. Deneen suggerisce, altresì, un’altra via, che varrebbe la pena di tenere in considerazione, vista la pochezza delle idee che hanno diritto di cittadinanza nelle democrazie moderne. L’estremizzazione dell’autonomia individuale e del libero mercato ha finito per distruggere la famiglia, la comunità e le tradizioni locali, generando cittadini atomizzati, isolati e paradossalmente sempre più dipendenti da uno Stato centralizzato e burocratico, seppur allargato all’Unione Europea.
L’illusione ideologica del liberalismo moderno
Il liberalismo è l’unica delle tre grandi ideologie del XX secolo (dopo la caduta di fascismo e comunismo) a essere sopravvissuta, finendo per essere percepita erroneamente come l’evoluzione naturale della politica e non come un’ideologia. Ha promesso totale libertà, parità e indipendenza, ma ha creato le condizioni per una profonda crisi antropologica, sociale ed economica proprio applicando fedelmente i propri principi fondamentali.
L’involontaria convergenza tra Destra e Sinistra
La destra e la sinistra politica non sono opposte, ma rappresentano semplicemente due facce della stessa medaglia liberale che cooperano involontariamente alla distruzione del tessuto comunitario:
- Il liberalismo economico della Destra promuove l’ideale del libero mercato globale e la deregolamentazione. Questo approccio distrugge le economie locali, sradica i lavoratori e premia l’individualismo competitivo a breve termine.
- Il liberalismo social-progressista della Sinistra promuove l’autonomia dei costumi, la liberazione dai vincoli morali e l’individualismo espressivo. Questo approccio smantella l’identità, le istituzioni tradizionali come la famiglia, i corpi sociali intermedi e la religione nell’abbraccio mortifero col Grande Capitale che produce mondialismo fuori controllo e utopistico egualitarismo ipocrita.
I primi due paradossi: Statismo e Anti-cultura
I quattro paradossi del sistema liberale:
- Individualismo e Statismo: Più l’individuo viene separato dai legami sociali tradizionali (famiglia, vicinato, parrocchia), più diventa debole. Di conseguenza, lo Stato deve ingrandirsi a dismisura per sostituire tali legami tramite leggi, burocrazia e welfare, diventando un’entità pervasiva e centralizzata.
- Libertà come Anti-cultura: La concezione liberale di libertà è intesa come assenza di vincoli. Questo azzera la cultura tradizionale intesa nel senso classico (come trasmissione di norme e limiti), sostituendola con una mercificazione globale di desideri senza fine.
Gli ultimi due paradossi: Disuguaglianza e Sfruttamento
- Disuguaglianza materiale: Pur sbandierando l’uguaglianza dei diritti, il sistema produce una forbice economica sempre più netta e una forte precarietà per i ceti medio-bassi, concentrando i benefici in una ristretta élite transnazionale.
- Sfruttamento della natura: L’imperativo del consumo infinito e del dominio tecnologico distrugge le risorse ambientali, poiché svincolato da qualsiasi principio di responsabilità intergenerazionale, volendole surrogare tramite l’”ideologia green”, ovvero un sistema di rinnovamento privo di basi scientifiche, ma solo empiriche, spesso fallimentari, ma costose e lucrative.
La proposta post-liberale di Deneen
La condivisibile soluzione proposta da Deneen: il Post-Liberalismo. Lo studioso americano non auspica un ritorno violento al passato o regimi autoritari, bensì una transizione verso una visione comunitaria o post-liberale:
- Riscoperta dei limiti: Tornare a concepire la libertà non come l’appagamento di ogni capriccio, ma come auto-governo e virtù morale, in linea con la tradizione classica e cristiana.
- Comunità locali: Ricostruire dal basso forme di convivenza su scala ridotta, valorizzando l’autonomia locale, l’economia di prossimità, la solidarietà e i legami di vicinato.
L’intellettuale statunitense ha colto nel segno, quando ammonisce: “le forze centripete che ora agiscono sulla nostra cultura politica non sono difetti superficiali, ma caratteristiche intrinseche di un sistema il cui successo sta generando il proprio fallimento”.
L’intuizione filosofica di Augusto Del Noce
Noi italiani abbiamo avuto, e le possiamo usare a supporto, le intuizioni di Augusto Del Noce (1910-1989), che nel 1976 pubblicò “L’eurocomunismo e l’Italia” (Editrice Europea Informazioni), libro lungimirante. Sono gli anni del compromesso storico teorizzato da Enrico Berlinguer, della ricerca di una collaborazione tra Democrazia Cristiana (Dc) e Pci in risposta a crisi economica e fragilità delle istituzioni, col contorno determinante del terrorismo. In quel clima, Del Noce è controcorrente: mette in discussione che l’eurocomunismo sia una svolta sostanziale rispetto alla tradizione marxista.
La dissoluzione dei principi e l’eredità culturale
La vera vittoria del marxismo – sostiene – non è la conquista rivoluzionaria dello Stato, ma la dissoluzione progressiva dei principi religiosi e morali che fondano la civiltà europea. Per questo, dal crollo del muro di Berlino, il Pd si è trasformato nel Partito Radicale di massa. Secondo Del Noce, l’abbandono del leninismo non è l’abbandono dell’impianto filosofico del marxismo, anzi può renderlo più efficace sul terreno culturale, proprio perché liberato dal peso dell’esperienza sovietica. La cosiddetta egemonia culturale della sinistra è, infatti, il terreno di battaglia dell’attualità politica. Del Noce intuisce che il vero terreno dello scontro non sarà l’economia, ma l’idea stessa di uomo.
La necessità dei fondamenti etici
Léon Bertoletti su Barbadillo.it conclude acutamente: “Il cinquantesimo anniversario de L’eurocomunismo e l’Italia permette di riscoprire un autore che guarda oltre le categorie della politica quotidiana. Del Noce ricorda che le grandi crisi delle nazioni nascono quasi sempre da trasformazioni spirituali, prima ancora che economiche e che la battaglia decisiva si combatte sul terreno delle idee. Mezzo secolo dopo, il comunismo – che Del Noce ha di fronte – è storia. Ma resta aperta la domanda che attraversa tutto il suo libro: una civiltà conserva la propria libertà quando smarrisce i fondamenti etici sui quali quella libertà è nata?”.
Matteo Castagna
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