Una sala gremita per spezzare il muro del silenzio
Ieri sera abbiamo partecipato alla “prima” bolognese di presentazione pubblica del volume “Uno bianca. 1988: la strage di Castel Maggiore e il depistaggio Macauda”. Nel cuore della città, la sala si è riempita di un folto e attento pubblico e, soprattutto, dei familiari delle vittime massacrate dai criminali della famigerata banda. Un clima di intensa partecipazione civile ha accompagnato un dibattito che va ben oltre la semplice presentazione editoriale.
I fatti oggettivi contro le congetture: il metodo dello storico
Maurizio Matrone — saggista, ex poliziotto e storico collaboratore di Carlo Lucarelli — nell’introdurre il testo al pubblico ha definito «monumentale» il lavoro sviluppato dal nostro Direttore, Massimiliano Mazzanti. Una monumentalità legata non solo all’effettiva mole dell’opera — 650 pagine dense, con note e rimandi consultabili online —, ma al metodo rigoroso adottato: un’analisi condotta con il piglio dello storico, basata esclusivamente su atti ufficiali e fatti oggettivi, senza mai cedere a congetture o a scorciatoie di comodo.
2diPicche intervista Massimiliano Mazzanti
L’origine dell’inchiesta: oltre venticinque anni di ricerca
Abbiamo colto l’occasione per chiedere direttamente a Mazzanti qual è stata la molla che lo ha spinto a raccogliere questa mole impressionante di documenti, vagliarli e ragionarli a beneficio di chi non conosce questa storia, e in cosa il suo lavoro si differenzia dalle altre ricostruzioni degli anni passati.
«L’idea di questo libro, come ho scritto nella premessa, è nata a tavola, in una discussione con alcuni ex carabinieri e i tre fratelli — Ludovico, Alessandro e Alessandra — dei giovani eroi sterminati al Pilastro il 4 gennaio 1991. L’obiettivo era quello di verificare, alla luce dei documenti, non di ipotesi fantasiose e appese al nulla, se la banda dei Savi avesse goduto, nell’arco temporale della loro triste epopea, di protezioni “inconfessabili”, convinti tutti insieme che, se qualcosa da scoprire ci fosse stato, lo si sarebbe scoperto analizzando il primissimo anno di attività dei criminali, appunto, il 1988.
Quindi, a differenza dei miei precedenti lavori e di quelli di altri, oltre a dimostrare che i Savi godettero fin da subito di depistaggi volti a garantirne l’impunità, c’è il metodo di analisi, rigorosamente cronologico e quotidiano — con un paragrafo per ogni giorno di quel maledetto anno —, in cui si descrivono le azioni dei criminali, quelle della magistratura, quelle delle forze dell’ordine e ciò che, nel frattempo, accadeva a Bologna e non solo, per ricostruire — e restituire al lettore — anche il clima sociale in cui tutto ciò accadde.»
Il caso Macauda e i depistaggi sistematici
Nel libro si affronta il momento cruciale in cui una gang familiare si trasforma in una spietata macchina di sangue, godendo di protezioni e avvantaggiandosi di depistatori occulti, a partire dal caso del brigadiere Macauda. Senza anticipare troppo i dettagli dell’indagine, qual è l’ombra più inquietante che emerge da questa analisi e perché, a distanza di tanti anni, c’è ancora così tanta resistenza a fare piena luce su queste complicità?
«La vicenda Macauda, per chi non la conosce, è facilmente riassumibile. Dopo la strage di Castel Maggiore del 20 aprile ’88, dove persero la vita Cataldo Stasi e Umberto Erriu, i carabinieri svilupparono delle indagini che, a un certo punto, quasi casualmente, si scoprirono inquinate da determinate azioni di un loro brigadiere, il quale, peraltro, si scoprì aver depistato anche una precedente indagine, relativa alla sanguinosa rapina di Casalecchio di Reno del 19 febbraio ’88.
Macauda fu processato e condannato, frettolosamente, per queste sue azioni, rimediando una condanna solo apparentemente severa e senza spiegare mai in modo convincente cosa lo avrebbe mosso ad aiutare, di fatto, quegli allora misteriosi assassini. In questo libro, però, si dimostra come Macauda non fu l’unico a compiere depistaggi su quella vicenda, anzi, e che l’inquinamento delle indagini era iniziato prima che questo gaglioffo desse un suo contributo all’ignobile opera di mascheramento della banda ed è proseguito anche dopo il suo arresto. Macauda, in altre parole, ha pagato — ripeto: poco — non solo per le sue colpe, ma anche per quelle di altri.»
Trasparenza e istituzioni: il messaggio per il futuro
Le famiglie delle vittime, in particolare quelle di Stasi e di Erriu che hanno firmato la prefazione, parlano del suo lavoro come di un atto di coraggio intellettuale, capace di sottrarre il sacrificio dei loro ragazzi alla fredda cronaca giudiziaria. Quale messaggio spera che rimanga impresso nel lettore di oggi, e perché la storia della Uno Bianca non è soltanto un capitolo del passato ma un monito fondamentale per il presente e il futuro delle nostre istituzioni?
«Francamente, questo aggettivo — coraggioso — ripetuto pubblicamente anche da Ludovico Mitilini e da Alessandro Stefanini, il quale è arrivato a dire che “ormai faccio parte della loro famiglia”, mi ha sinceramente e profondamente commosso. Anzi, lo ritengo proprio il miglior premio che potessi ricevere in virtù di questa pubblicazione e che mi ripaga già della fatica, di non poco momento, compiuta per realizzarla.
Se un messaggio, anzi, due sono contenuti in queste pagine sono questi: in primo luogo, che la magistratura e l’Arma dei Carabinieri si sforzino per fare chiarezza fino in fondo su questa storia; dall’altra, che le istituzioni pubbliche e in particolare quelle di sicurezza smettano di essere autoreferenziali quando insorgono problemi al loro interno o addirittura orrori, come è stata la Uno bianca, confidando sulla responsabilità dell’opinione pubblica e della società, le quali sì, si possono spaventare a fronte di certe deviazioni da parte di alcuni loro membri, ma senza perdere fiducia nelle istituzioni stesse. Fiducia che può essere minata, invece, da comportamenti omertosi o anche solo sbrigativi, quando c’è da fare luce sulle mele marce che infestano il cesto sano.»
Un impegno che continua sulle nostre pagine
La serata di ieri ha dimostrato che la ferita della Uno Bianca è ancora aperta, ma anche che la sete di verità non si è estinta. La battaglia per la memoria e per la trasparenza istituzionale non si ferma tra le pareti di una sala conferenze né si esaurisce nelle pagine di un saggio. Come redazione del 2diPicche, continueremo nei prossimi giorni ad approfondire i capitoli più scottanti di questa inchiesta, convinti che la ricerca della verità sia l’unico vero debito che dobbiamo alle vittime e alla nostra storia.
A cura della Redazione
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Grazie max per il libro, un ringraziamento a voi tutti per l immenso lavoro nella preparazione di questo saggio che permetterà ad un attento lettore di capire del perché di tante vicende oscure legate alla banda dei savi.speriamo che la procura di Bologna voglia effettivamente avvicinarsi alla verità
scusate ma questo libro è già disponibile? dove si può comprare? grazie
Buongiorno Stefano, da oggi è in reperibile in tutta Italia e sulle principali librerie online.Se sei di Bologna puoi averlo direttamente dall’autore (scrivendo in risposta un tuo contatto telefonico). Se hai un libraio di fiducia puoi ordinarlo da lui. Se no puoi trovarlo qui: https://www.ibs.it/bianca-1988-strage-di-castel-libro-massimiliano-mazzanti/e/9791280132536?srsltid=AfmBOorofEUKqVYwjGnQSFnR3O9CAR7O1Sb3IiC07rUtlxeYw76ofXSo
Buona lettura!
La ringrazio, lo ordinerò online, anche se da quello che leggo ci vorranno una decina di giorni per averlo. poco male, sarà la mia lettura per le ferie agostane. grazie e buona giornata