D𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗺𝗲𝘀𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶 𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮
Dallo sciopero a oltranza a Valencia alle barricate sindacali a Madrid: i docenti spagnoli incrociano le braccia. Chiedono meno ore di lezione, classi meno affollate e più investimenti nella scuola pubblica.
Mentre l’anno scolastico volge al termine, in Spagna la tensione nelle aule ha raggiunto i livelli massimi degli ultimi dieci anni. Da oltre un mese, migliaia di insegnanti e professori delle scuole pubbliche sono protagonisti di un’ondata di scioperi, mobilitazioni e proteste che sta paralizzando il sistema educativo in diverse regioni chiave del Paese. Non si tratta di una protesta isolata, ma di un malcontento strutturale che ha radici profonde e che minaccia di prolungarsi anche all’inizio del prossimo ciclo scolastico.
𝗟𝗲 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮: 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗶𝗼
Se in passato le rivendicazioni erano puramente salariali, oggi la piattaforma dei sindacati scolastici spagnoli mette al centro la qualità della didattica e la salute mentale dei lavoratori. Tra le richieste principali figurano:
• 𝗥𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼: Gli insegnanti chiedono il ritorno alle 18 ore settimanali per la scuola secondaria e alle 23 per la primaria, per avere più tempo da dedicare alla preparazione e al tutoraggio.
• 𝗥𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝘂𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲: Classi sovraffollate rendono impossibile l’attenzione personalizzata, specialmente dopo la pandemia, che ha visto esplodere i casi di disagio psicologico tra i giovani.
• 𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗯𝘂𝗿𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲: Si richiede un aumento massiccio del personale di sostegno per gli alunni con bisogni educativi speciali.𝗨𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱’𝗼𝗹𝗶𝗼: 𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗲 𝗠𝗮𝗱𝗿𝗶𝗱
𝗨𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱’𝗼𝗹𝗶𝗼: 𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗲 𝗠𝗮𝗱𝗿𝗶𝗱
Per comprendere la portata della protesta, è necessario ricordare che in Spagna la gestione dell’istruzione è interamente devoluta alle Comunità Autonome (le regioni). Questo ha creato una mappa del conflitto a geometrie variabili, ma con un comune denominatore: l’opposizione alle politiche di austerity locale.
Nella Comunità Valenciana, la situazione è arrivata a un punto di non ritorno a maggio, con la proclamazione di uno sciopero a oltranza che ha svuotato i licei e gli istituti della regione. I sindacati accusano il governo locale di voler smantellare i progressi degli ultimi anni.
A Madrid, la capitale, la frattura tra i docenti e la giunta regionale è diventata insanabile. Dopo mesi di manifestazioni che hanno tinto le strade di verde (il colore della “Marea Verde”, il movimento in difesa della scuola pubblica), i sindacati hanno già annunciato uno sciopero generale a tempo indeterminato per l’inizio del prossimo anno scolastico. “Non è una protesta temporanea, è la difesa della scuola di tutti”, ripetono i portavoce sindacali sotto le finestre del Ministero.
𝗨𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮
La crisi della scuola spagnola non è un caso isolato, ma uno specchio in cui molti Paesi europei – Italia in primis – potrebbero presto riflettersi. Il sovraccarico di lavoro, la mancanza di attrattiva della professione docente per i giovani e il progressivo scivolamento di risorse verso la scuola privata e paritaria sono temi che superano i Pirenei.
La determinazione dei maestri spagnoli, capaci di mantenere vivo un conflitto per più di un mese nonostante la perdita economica che ogni giorno di sciopero comporta, dimostra che la scuola è diventata l’ultima trincea dello stato sociale. Resta da vedere se il governo centrale e le regioni sapranno ascoltare il grido d’aiuto della Marea Verde o se preferiranno lasciare che le aule riaprano, a settembre, nel caos più totale.
Joel Queirolo
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