Comunista fuori tempo massimo, la signora Bundu, ex compagna di Piero Pelù col quale ha avuto una figlia, vive in Toscana, patria di una serie quasi infinita di artisti di levatura eccezionale, tutti, nemmeno uno escluso, di pelle bianca.
L’appartenenza razziale, o, come si dice oggi, l’etnia di quegli artisti, sembrava essere faccenda tranquilla e di nessuna rilevanza politica, ma è divenuta di interesse nazionale quando la Bundu, un giorno che rimarrà nella storia dell’umanità, espresse un proposito grandioso: “smantellare la bianchezza”, cioè, spiegò meglio la signora, smantellare la cultura bianca, non uccidere i bianchi…bontà sua!
Qualche dubbio, a dire il vero, ci era balenato perché tra sgozzamenti, accoltellamenti e stupri per mano dei neri, noi bianchi, da quando abbiamo deciso che i confini sono un retaggio fascista, usciamo di casa senza sapere se ci torneremo.
Ossessione della sicurezza
Antonella ci ammonisce da un lato e ci rassicura dall’altro… a suo dire soffriamo di “ossessione della sicurezza”…effettivamente rimanere vivi è uno strano pallino che affligge un po’ tutti, Bundu compresa: da Freetown, dove portare a casa la pelle è un’impresa complessa, la signora è scappata come il topo difronte al gatto.
Tornata nella pallida Italia, la nera politica rossa, sfoderò, dunque, l’ambizioso programmino di cui sopra i cui tratti curiosamente autolesionisti, lei mulatta con figlia di un padre bianco, andrebbero affidati a psicanalisti attenti; il proposito si riduceva alla agile impresa, annientando la cultura dei bianchi, di far fuori la cultura di buona parte del globo terracqueo.
Quisquilie per una comunista come lei! Pol Pot in Cambogia la cultura capitalistico-borghese l’aveva polverizzata polverizzando, assieme a lei, due milioni di persone.
Restava da capire come intendesse (ed intenda!) procedere sul piano pratico sempre sperando che rimanga fedele alle premesse pacifiste; in Sud Africa le cose sono andate diversamente e i politici non sono famosi per mantenere le promesse!
Fosse davvero possibile cancellare millenni di cultura, di arte, di progressi scientifici ineguagliati, intendeva sostituirli con…? Le danze Masai al posto del Bolshoi di Mosca? Le giraffe in legno? Michelangelo e Canova pare abbiano saputo esprimersi un po’ meglio!
Dante lo sostituirà con Achebe? L’uomo medicina si occuperà anche di trapianti?
Da Freetown a Firenze
La cara Antonella a Freetown ha vissuto la propria infanzia; governo nero, cultura nera, popoli neri… è tra le più violente e povere città al mondo e alla signora è piaciuta quel tanto che basta per chiudere casa, fare la valigia e correre in aeroporto…direzione…altra città tra le migliaia dell’immenso continente nero? Nemmeno per sogno…direzione nord… nella piccola Gran Bretagna e poi di nuovo nella culla della cultura bianca, a Firenze!
La Bundu ricorda quei filantropi che amano l’umanità, ma sono i vicini di casa che non ti possono soffrire.
Lei gli africani li adora, ma dall’Italia; quando è in Africa ha inconfessabili problemi d’integrazione… e chi la può biasimare? Vivere all’ombra della cupola di quel bianco del Brunelleschi è più agevole che stare tra i neri della Sierra Leone!
È che se si smantella la bianchezza si crepa di fame!
Anche Haiti prima nazione al mondo agli albori del 1800 ad avere un governo nero, sono 220 anni che ha leadership e popolazione al 99% nere: è l’inferno in terra che, per sopravvivere, fa riferimento costante agli aiuti internazionali, cioè dei bianchi! La Liberia degli ex schiavi liberati, senza mai uno straccio di ariano ad imporre alcunché, è il paradiso delle gang e della fame.
Il welfare, roba bianca per eccellenza, ha, evidentemente, una sua utilità.
Alla Bundu non dispiace anche se, a parole, desidera far fuori pure quello, da comunista dura e pura!
Cuba, paradiso di comunismo e negritudine, non l’attira…dover tirare la cinghia in nome dei propri ideali è un esercizio faticoso che preferisce demandare ad altri, ad esempio ai volontari bianchi!
Forse, alla fine, ha ragione chi suggerisce un pacifico ritorno alle origini.
Non per razzismo, sia chiaro, ma per pura comodità logistica.
Semplicemente Africa
Cara Antonella, scelga la via della semplicità: l’Africa! Lì non deve decostruire nulla per il semplice fatto che la cultura bianca non c’è, i bianchi non ci sono se non qualche missionario con le sue scuole e farmacie e qualche costruttore di ponti e di strade!
Non si dia pena! Bastano poche mine e viene già tutto e, con i mattoni, quella porca cultura bianca che le dà, in Italia, l’immeritato privilegio della parola, della candidatura, della alfabetizzazione, della sanità, della cultura, della bellezza, della sicurezza…immigrati a parte!
Quando, Dio non voglia, dovesse aver bisogno di cure, parta per Freetown, per Haiti, Per il Senegal, per la Mauritania, per il Mali e ci faccia sapere…nel frattempo ci chiarisca: ha cresciuto la sua bambina in Africa o in Italia? Ha immerso ciò che ha di più caro nella cultura africana o l’ha annegato nella riprovevole cultura dei bianchi? È un particolare non da poco…attendiamo gentile riscontro!
NB
Come padre di sua figlia ha scelto un bianco…ha fatto benissimo! Saprà anche lei, infatti, che la stragrande maggioranza dei padri neri, almeno negli Usa, si rifiuta di crescere i propri figli…in Africa, ad onor del vero, pare sia diverso, ma lei non lo sa perché in Africa col piffero che ci è voluta stare!
Irma Trombetta
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