Tra la memoria del G8 a Genova e gli scontri a Bologna, il racconto di un Paese travolto dal corto circuito ideologico e dalla memoria selettiva.
Un mese di ordinaria follia
In meno di un mese in Italia è successo il finimondo. Al punto che abbiamo il serio dubbio di aver assunto, inconsapevolmente, qualche sostanza psicotropa, perché siamo seriamente convinti che qualora raccontassimo quanto sta accadendo, nessuno dotato di sanità mentale ci crederebbe.
Genova e Bologna sono state attraversate da manifestazioni a metà strada tra il circo e il reparto di psichiatria. Genova ricordava i 25 anni del G8, col solito sindaco/influencer in prima fila (e quanto mai), ricordando gli assalti alla polizia come se fosse normale. Non si sta dicendo che le battaglie di quei giorni tormentati fossero tutte sbagliate, visto che presero di mira il capitalismo globale lì rappresentato; né si vogliono negare gli eccessi di alcuni agenti.
Le contraddizioni della piazza genovese
Ma vedere le istituzioni fianco a fianco con facinorosi che lanciavano ogni oggetto contro la polizia, a volto coperto, ci lascia alquanto perplessi, specialmente quando ci si fa paladini della legalità. Vedere concesso ai soliti noti di danneggiare per l’ennesima volta la sede genovese di Casapound, accusata di essere serva di quello stesso sistema, fa ridere e fa capire che certe sostanze è meglio non assumerle. Specialmente considerando che chi era in piazza in questi giorni, in 25 anni, si è totalmente asservito a quello stesso sistema capitalistico e ultraliberale in cui viviamo, ben rappresentato da UE e Stati Uniti portati in un palmo di mano proprio da chi oggi, per l’occasione, ha indossato la maglietta rossa.
Nel 2001 poteva avere un senso: il socialismo era crollato in Europa da meno di 10 anni e ancora si sentivano gli effetti. Oggi gli eredi dei partiti rossi sono diventati più liberali dei liberali di allora. Proprio quegli antifascisti, schifosi nell’animo aggiungiamo, che si oppongono persino al ricordo di Ramelli e di Norma Cossetto, inventandosi presunte violazioni della legge (che vogliono far rispettare violando tutte le altre), mentre mai nessuno ha cercato di impedire la commemorazione di Giuliani, che era di ben altra taratura, e che stavolta è stato pure ricordato con un estintore sul cippo a lui dedicato, quasi un’apologia della violenza.
Provocazioni istituzionali e scontro politico
E a pochi passi da lì, in una sala comunale, un campione antifascista invitava alla lotta contro i fascisti, invitando ad andarli a prendere a casa. Che dire, noi siamo qua. Come siamo qua anche per il consigliere di origine straniera che invocava piazzale Loreto contro tutti i fascisti, mettendoci in mezzo anche la Lega, che in consiglio comunale si è pronunciata contro indumenti femminili islamici considerati oppressivi.
La piazza di Bologna e l’empatia selettiva
E se a Genova il circo ci regala momenti del genere, a Bologna va pure peggio. Un immigrato muore mentre resiste all’arresto e il sindaco convoca una manifestazione antirazzista e antifascista, che degenera in guerriglia urbana. Le conseguenze le conosciamo, la sinistra però fa quadrato attorno al sindaco dei 30 all’ora, che accusa solo una parte dei manifestanti. Violenti o pacifici, è buona norma attendere l’esito delle indagini per stabilire le responsabilità; ciò non toglie che viene commemorato anche qui un delinquente che, per quanto dovesse godere dei diritti base di uno Stato civile, era pur sempre un delinquente. E per i delinquenti, pur deceduti ingiustamente (anche se questo lo stabiliranno le indagini), la piazza si muove.
Un lusso non concesso invece a una delle vittime di un investimento, ad opera di un “nuovo italiano”, avvenuto a pochi chilometri di distanza, in quel di Modena. Dopo due mesi di agonia, una delle vittime è deceduta. Nessuna protesta, nessuna lotta contro i cassonetti e le auto in sosta, nessuna furia cieca da parte di centri sociali e associazioni partigiane. Solo il silenzio, l’accettazione dell’effetto collaterale in nome dell’integrazione.
Rispondere al fanatismo con l’amore per l’Italia
E a Bologna va in scena la giustizia fai da te, quella che invece per il gioielliere piemontese ha significato una condanna, con tanto di applausi. Empatia selettiva, relativismo ideologico, fanatismo e odio per l’Italia e la civiltà stessa: ecco cosa caratterizza l’antifascismo di oggi, ormai distaccato persino dalla resistenza stessa.
Un pericolo per tutti, da affrontare una volta per tutte, non con la repressione o la violenza che ci renderebbe come loro, ma col sorriso, con il vivere civile, con l’ordine e l’amore per questa bella Italia che merita di meglio.
Lorenzo Gentile
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