Il servilismo della politica nostrana
Su una cosa possiamo dirci d’accordo coi comunisti. Non con quelli petalosi e arcobalenati che nemmeno hanno letto Marx: parliamo di quelli veri, ormai vecchi nostalgici delle numerose occasioni mancate e ragazzotti troppo fuori tempo. Parliamo della scenata di esponenti di governo e maggioranza alla festa del 4 luglio presso la residenza dell’ambasciatore statunitense.
Sono passati 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza, che di fatto sancì la nascita del Paese più controverso al mondo. Le relazioni diplomatiche sicuramente impongono messaggi di auguri, ma il servilismo dei vari governi italiani e di tutti i politici in generale nei confronti degli Stati Uniti dimostra che la condizione di subordinazione dell’Italia e dell’Europa nei confronti di Washington è ben lontana dall’essere superata.
L’omologazione culturale e l’oblio storico
Persino molti italiani, galvanizzati da Hollywood e dai film in cui vediamo feste paesane a tema patriottico con la grande parata, mettono sui loro social i migliori auguri agli americani, augurando anche ai loro connazionali un buon 4 luglio. Si tratta di un atteggiamento ridicolo, che ricorda quel graffito con su scritto “Trump non è il mio presidente”.
Questo è un segnale imbarazzante e preoccupante di un popolo lasciato volutamente senza memoria storica, che dimentica le sue feste fondamentali come il 4 novembre, il 17 marzo e il 21 aprile (non citiamo volutamente il 25 aprile e il 2 giugno, che fortunatamente sono sempre più ignorate se non contestate) per festeggiare quelle degli altri. Una condizione di vera e propria prostituzione verso lo zio col dito puntato, che non vediamo verso celebrazioni di nazioni a noi culturalmente più vicine e che, ovviamente, non è ricambiata dalle amministrazioni americane nei confronti delle nostre ricorrenze.
Le contraddizioni del finto sovranismo
La cosa è resa, per l’appunto, ancor più grave se viene da un governo sedicente sovranista, che contestava a Renzi gli autoscatti con Obama o gli autoabbracci di Gentiloni per l’elezione di Biden. Inoltre, le ultime uscite di Trump, grande delusione della destra internazionale, rendono ancor più fuori luogo la presenza in pompa magna dei sovranisti di casa nostra.
Un buon messaggio sarebbe stato l’augurio per i 250 anni di indipendenza americana, a cui deve però seguire la vera indipendenza italiana ed europea: senza basi statunitensi, senza controllo finanziario da parte delle grandi compagnie d’oltreoceano e senza l’imposizione della cultura americana, di per sé affascinante, ma solo perché la vediamo nei film. E invece, ancora una volta, il pappone chiama e le dipendenti rispondono.
Lorenzo Gentile
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