Nonostante Trump abbia provato in tutti i modi a fermare Israele – non certo per amore della pace ma per mero calcolo in funzione iraniana – l’esercito israeliano continua la sua campagna militare nel sud del Libano.
Rilanciamo un paio di notizie dei media libanesi che ovviamente nessuno in Italia ha riportato.
Partiamo con un’analisi – retorica e un po’ pretestuosa su alcuni passaggi ma va inserita in seno a quanto sta accadendo in Libano oggi – della giornalista libanese Marwa Osman (docente della Lebanese International University e giornalista del media oline ThemidEAstream:
[…] Innanzitutto, Israele non è uno stato vulnerabile emerso spontaneamente nella regione. Si tratta di un progetto coloniale di insediamento, istituito sotto il patrocinio britannico e sostenuto per decenni da un supporto politico, militare e finanziario occidentale senza precedenti, che ha permesso quasi otto decenni di occupazione, sfollamento, guerra e pulizia etnica, culminati nel genocidio di Gaza.
In secondo luogo, se parliamo di un “piccolo paese che ha trascorso decenni ad affrontare nemici determinati a distruggerlo”, questa descrizione si addice molto meglio al Libano che all’entità israeliana. Il Libano ha subito ripetute invasioni, occupazioni, massacri, bombardamenti, assassinii e violazioni territoriali per mano di una potenza militare pesantemente armata.
Le prove non sono ipotetiche; sono documentate da fotografie, video, rapporti delle Nazioni Unite e documenti storici.
Ed ecco la domanda a cui i sostenitori di Israele sembrano non voler mai rispondere: Se Israele ha il diritto di considerare la protezione dei suoi cittadini come il suo più alto dovere, perché la Resistenza di Jabal Amel non ha lo stesso diritto di proteggere la popolazione del Libano meridionale, soprattutto considerando che lo Stato libanese storicamente non ha avuto i mezzi per difenderla da ripetute invasioni e occupazioni?
Guardate la mappa. Chi ha invaso chi? Chi ha oltrepassato i confini internazionalmente riconosciuti? Chi ha bombardato villaggi, città, scuole, ospedali e infrastrutture civili? Chi si è spinto per decine di chilometri nel territorio di chi? E per quale scopo?
L’ironia sta nel fatto che ci viene costantemente chiesto di comprendere le “preoccupazioni di sicurezza” di Israele, mentre ci viene detto di ignorare l’esperienza vissuta dal Libano in termini di invasioni, occupazioni e distruzioni.
Una popolazione che difende la propria terra da un’incursione militare straniera non è l’anomalia in questa storia. L’anomalia è aspettarsi che non oppongano resistenza.
Questi sono i potenti soldati dell’esercito che “Dio” ha inviato per creare la grande Israele, i ladri di terra possono solamente sganciare bombe al sicuro dagli aerei pagati con tasse degli americani, non potrebbero combattere nemmeno contro i bambini di Gaza scalzi se non fosse per il loro vile e vigliacco metodo di combattimento.
Passiamo invece alla giornalista Zeinab al Saffar – presentatrice TV di origini iracheno-libanesi attualmente impiegata presso la rete televisiva Al Mayadeen (una rete indipendente libanese). – alla fine di un suo articolo nel quale ha descritto i crimini di guerra di Israele uccidendo barbaramente e vigliaccamente i civili. Il distico va letto pensando alla situazione contingente e capendo che chi scrive utilizza uno stile retorico proprio del mondo levantino che a noi occidentali – a torto o a ragione – fa sorridere o fa risultare la lettura un po’ troppo millenaristica.
“Che Dio vi maledica, criminali assassini israeliani. Che le vostre mani siano paralizzate. Ogni giorno dimostrate di essere troppo meschini per affrontare gli uomini. Non siete riusciti a raggiungere la collina di Ali Al-Taher che bombardate da anni, quindi prendete di mira i civili e gli indifesi.
Ma il sangue di queste brave persone non sarà versato invano, e i nostri giovani combattenti della Resistenza vi faranno pagare il prezzo, nonostante tutti i vostri crimini efferati e la vostra brutalità”.
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