Una polemica stantia e ridicola tra patenti di democraticità, cataloghi miliardari e la solita canea dei professionisti della proscrizione.
Media e politica sono eternamente alla ricerca di argomenti apparentemente affascinanti per addormentare gli italiani con polemiche sospese tra il ridicolo e la muffa dei secoli. In questa specifica categoria si può iscrivere a pieno diritto la recente contesa sulla “Dichiarazione di antifascismo” richiesta dalla Fiera “Più libri, più liberi” per gli editori che intendono partecipare alla prossima edizione. Una mossa burocratica e ideologica scaturita dalle proteste montate dalla solita canea antifascista – mai termine d’antan fu più appropriato – per la sgradita presenza dell’editore Passaggio al Bosco, reo secondo i censori di pubblicare testi in odore di fascismo. Al di l’ della questione grottesca di dover esibire una patente di sottomissione ideologica per accedere a una kermesse il cui titolo sbandiera il pluralismo delle voci come sinonimo di libertà, il vero capolavoro dell’ipocrisia si consuma altrove.
Il grande business dei cataloghi “esecrabili”
Il cortocircuito diventa esilarante quando si scopre che la stragrande maggioranza dei testi scritti da autori realmente fascisti, nazionalsocialisti o radicalmente nazionalisti riempie da decenni i cataloghi di tutte le principali case editrici italiane. Quelle stesse corazzate industriali del libro che vengono ospitate con tappeti rossi e applausi di ordinanza nelle medesime manifestazioni progressiste. Certamente, per salvare le apparenze e purificare il denaro, i padroni del vapore propongono i volumi più esecrabili blindandoli dietro pesantissime prefazioni, postfazioni e note definite storico-critiche. Una saggia operazione di facciata che fa sorgere spontaneo un dubbio: quanti degli effettivi acquirenti del Mein Kampf leggono davvero i dotti pipponi critici posizionati all’inizio del volume?
Pecunia non olet nelle grandi case editrici
Se il fascismo e le sue ramificazioni sono considerati così imperdonabili, sorge spontanea una domanda cruciale: perché gli editori così rigidamente antifascisti continuano a proporli sul mercato invece di lasciarli cadere nel meritato oblio dell’indifferenza commerciale? La risposta la suggeriva già l’imperatore Vespasiano ricordando che il denaro non ha odore. Evidentemente, di fronte ai fatturati, i grandi editori perdono completamente l’olfatto. Il fascismo e i suoi epigoni europei vendono moltissimo, generando un florilegio ininterrotto di saggi, biografie e romanzi sui dittatori e sul loro tempo. Esiste una nutrita schiera di autori e intellettuali contemporanei che, in assenza di quel preciso periodo storico da stigmatizzare a scadenze regolari, dovrebbe probabilmente passare all’agricoltura per garantirsi il sostentamento.
Il monopolio progressista della cultura non conforme
Spulciando la produzione della grande editoria, si nota come la piccola realtà di Passaggio al Bosco sia una minuscola formica rispetto all’oceano di cultura non conforme gestito dai colossi del mercato. L’opera del controverso e geniale scrittore francese Louis-Ferdinand Céline è capillarmente pubblicata in… Italia da Adelphi ed Einaudi, mentre i diritti del suo capolavoro assoluto, Viaggio al termine della notte, appartengono storicamente a Corbaccio, marchio controllato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol, a sua volta della holding Messaggerie Italiane. Adelphi cura gli scritti inediti ritrovati di recente come Guerra e Londra, oltre a Festa da ballo, mentre nei cataloghi Einaudi trovano spazio la celebre Trilogia del Nord, Morte a credito e Guignol’s band. Un trattamento regale per un autore non propriamente allineato alle democrazie occidentali.
Dal tabù al profitto: il caso tedesco
Sul fronte del nazionalsocialismo tedesco, il tabù editoriale del Mein Kampf di Adolf Hitler vede oggi Bompiani in prima linea con una rigorosa edizione critica curata da storici di professione. Fa sorridere ricordare come, nei decenni passati in cui la stampa del testo era proibita dalle autorità, fossero proprio alcuni editori di ultra-sinistra a stamparlo e diffonderlo in modo semiclandestino. Lo stesso discorso vale per Martin Heidegger, il cui legame con il regime tedesco e la complessa questione dei Quaderni neri continuano a infiammare i dibattiti. Eppure, le sue opere fondamentali come Essere e tempo sono tradotte e distribuite con orgoglio da Adelphi, Bompiani ed Einaudi. Ernst Jünger, figura centrale della Rivoluzione conservatrice tedesca, è un pilastro indiscusso dei cataloghi Adelphi e Guanda, che ne custodiscono i testi filosofici e la narrativa più celebre.
I pilastri del Ventennio nei salotti buoni
Nemmeno il fascismo di casa nostra viene risparmiato dal grande business letterario. Luigi Pirandello, firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti, è celebrato nei prestigiosi Meridiani e negli Oscar Mondadori. Gabriele D’Annunzio, esteta e anticipatore della ritualità del regime, domina le medesime collane Mondadori e i classici Einaudi. Giovanni Gentile, il filosofo dell’Attualismo e mente del Manifesto fascista, viene costantemente ristampato da marchi storici e accademici del calibro di Sansoni, Bompiani e Laterza, mentre il fondatore del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti viene regolarmente antologizzato. Allargando lo sguardo oltre i confini europei, Yukio Mishima, lo scrittore giapponese ossessionato dal nazionalismo tradizionale e morto attraverso il suicidio rituale, rappresenta uno degli autori di punta della progressista Feltrinelli e di Bompiani. Allo stesso modo, i tormentati romanzi del collaborazionista francese Pierre Drieu La Rochelle sono pubblicati con eleganza da Garzanti e Sellerio.
La verità storica oltre la vulgata di regime
Il panorama culturale italiano ha d’altronde subito profonde scosse storiografiche nel secondo dopoguerra, dimostrando come la ricerca della verità non possa essere imbrigliata dai dogmi. L’immensa e monumentale opera di Renzo De Felice ha scardinato la vulgata ufficiale sui regimi del ventesimo secolo, imponendosi come la penna di punta della storiografia contemporanea. Su quella scia si sono inseriti i coraggiosi lavori di Giampaolo Pansa il quale, partendo da posizioni distribuite storicamente a sinistra, ha avuto l’onestà intellettuale di denunciare le violenze e gli orrori commessi dalla fazione antifascista a ridosso della fine del conflitto.
Pansa trasse iniziale ispirazione e riscontro dai libri di un fascista dichiarato e rigoroso come Giorgio Pisanò, autore di un lavoro approfondito e documentato sulla Guerra Civile. Una ricerca di giustizia storica che si completa con le indagini di Marco Pirina, che ha dedicato numerosi volumi a mappare la violenza antifascista nel biennio tra il 1945 e il 1947 nelle martoriate terre istriane e friulane.
I veri censori e gli epigoni della violenza
Se non fosse tragico, l’intero scenario risulterebbe grottesco. La realtà storica e politica ci mostra un’inversione totale dei ruoli: a voler conculcare la libertà di espressione e di stampa non sono gli editori di nicchia invisi ai custodi dell’ortodossia progressista, ma sono proprio questi ultimi. I professionisti dell’antifascismo militante si rivelano i perfetti epigoni psicologici e metodologici dei fucilatori del triangolo rosso, dei carnefici delle foibe istriane e dei compilatori delle liste di proscrizione di fine conflitto. Una linea di intolleranza che unisce i tragici fatti del dopoguerra alle stagioni di sangue delle Brigate Rosse, arrivando fino alle odierne violenze di piazza e alle gogne mediatiche utilizzate per impedire l’esercizio dei diritti fondamentali a chiunque venga arbitrariamente bollato con l’accusa di fascismo.
La lettura libera come unico antidoto
I libri, tutti i libri, sono gli unici strumenti utili per farsi un’opinione profonda e consapevole, per poi decidere liberamente da che parte stare. La lettura onnivora e senza paraocchi, che spazia da Karl Marx e Vladimir Lenin fino ai pensatori più controversi e discussi del Novecento, rappresenta l’autentico percorso di formazione di ogni spirito libero. È proprio il confronto con la totalità delle idee che permette di scegliere consapevolmente la propria strada. Chi invoca oggi il filtro della censura e della proscrizione dimostra soltanto di avere una paura tremenda dell’intelligenza umana e della libertà di scelta.
Alfredo Durantini
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