La morte del vigile milanese durante l’inseguimento del SUV che aveva forzato un controllo di polizia è destinata a essere ricostruita nei dettagli dalla magistratura.
Ma, al di là delle responsabilità penali che verranno accertate, questa vicenda mette in luce una frattura che attraversa ormai molte società occidentali. Da una parte vi sono coloro che vivono all’interno delle regole. Hanno un lavoro, una famiglia, un mutuo, un’attività economica, una reputazione da difendere. Ogni loro scelta è condizionata dalla consapevolezza di avere qualcosa da perdere.
L’assurdità diventa normalità
Dall’altra parte vi sono individui per i quali il costo della trasgressione appare relativamente basso. Non necessariamente poveri o emarginati. Semplicemente persone che non condividono gli stessi vincoli e le stesse responsabilità della maggioranza dei cittadini.
Se arriva un controllo, si può fuggire. Se una norma rappresenta un ostacolo, la si può ignorare. Se il rischio aumenta, lo si accetta. Sempre più spesso, chi rappresenta l’autorità dello Stato si trova ad affrontare persone che non sembrano attribuire alle proprie azioni le stesse conseguenze che attribuirebbe la maggioranza dei cittadini.
L’inseguimento nel quale ha persola vita il vigile è il simbolo di questa asimmetria. Da una parte un uomo chiamato a garantire il rispetto delle regole comuni, dall’altra qualcuno che ha ritenuto accettabile sottrarsi a un controllo trasformando una procedura ordinaria in una situazione potenzialmente letale.
Nessuna levata di scudi da parte di Repubblica&Co
A colpire è anche il diverso trattamento che spesso ricevono vicende simili nello spazio pubblico. La morte di Ramy Elgaml ha generato settimane di dibattiti, polemiche politiche, mobilitazioni e campagne mediatiche. La morte di un agente impegnato nel proprio servizio sembra invece suscitare un’attenzione più limitata e meno duratura: vedremo! Ogni vita perduta merita rispetto, ma una società rivela le proprie priorità anche attraverso le storie che sceglie di trasformare in simboli collettivi e quelle che, più rapidamente, vengono ricondotte alla normale cronaca.
Forse la vera frattura delle società contemporanee passa tra chi è pienamente inserito nell’ordine giuridico e sociale e chi, per scelta o per condizione, vive ai margini di quell’ordine senza percepirne realmente i vincoli. Se così fosse quindi, la forza di una società non si misurerebbe dalla severità delle sue leggi, ma dalla simmetria dei rischi che esse impongono.
Quando alcuni hanno tutto da perdere e altri quasi nulla, la legalità smette di essere un patto comune e diventa un vincolo unilaterale. È da questa percezione che nasce una parte crescente del malessere occidentale: l’idea che il costo del rispetto delle regole ricada soprattutto su chi già le rispetta.
Gianluca Mingardi
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