𝗦𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗱𝗶𝗼 𝗺𝗶𝗴𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼, 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝘂𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮. 𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗗 𝗖𝗲𝘂𝘁𝗮, ‘𝗚𝘂𝗶𝗹𝗹𝗲’ 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲𝗷𝗼, 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗮. 𝗘 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗼 𝗳𝗶𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗖𝗲𝘂𝘁𝗮 𝗮 𝗱𝘂𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶
Ceuta sta vivendo le settimane più difficili della sua storia recente. Dopo l’ingresso di oltre 40.000 persone dal Marocco – denunciato dallo stesso Pedro Sánchez come una “violazione dell’integrità territoriale della Spagna” – la città autonoma è al collasso. Nelle ultime ore la situazione è esplosa. Centinaia di migranti accampati nella spiaggia del Trampolín hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere asilo, organizzando proteste su quella stessa spiaggia per evitare il rimpatrio. La Guardia Civil è stata costretta ad intervenire per fermare gruppi di ceutensi esasperati che tentavano di sgomberare da soli l’accampamento. Di fronte all’inerzia del Governo centrale, Ceuta ha risposto da sola.
𝗟𝗮 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼𝘁𝘁𝗶𝗰𝗮: 𝟭𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝘀𝗽𝗮𝗴𝗻𝗼𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮
Più di 10.000 persone sono scese in strada recentemente, in una manifestazione storica convocata dalle quattro comunità religiose della città, per chiedere soluzioni davanti a questa crisi migratoria. I manifestanti chiedono una maggiore presenza di Polizia Nazionale e Guardia Civile, un aumento del controllo e della protezione della frontiera con il Marocco e misure per alleggerire i centri di accoglienza, con un messaggio chiaro e diretto alla Delegazione del Governo: “Ceuta non si arrende. Siamo spagnoli, difendiamo uniti la nostra patria e chiediamo rispetto”. Inoltre sono già state programmate per il prossimo 2 settembre – il Giorno di Ceuta, ovvero la data in cui si commemora la sua incorporazione alla Corona di Castiglia nel 1415 – altre 29 manifestazioni, in contemporanea alle ore 20:00, nelle principali piazze di tutta Spagna.
𝗜𝗹 𝗠𝘂𝗿𝘂𝗯𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗼𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗼𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼: 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗚𝘂𝗶𝗹𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲𝗷𝗼 𝗗𝗲𝗹𝗴𝗮𝗱𝗼
La protesta è passata dalle strade allo stadio. L’Alfonso Murube, casa dell’AD Ceuta di seconda divisione, sta diventando l’altoparlante della città. Tutto è iniziato in trasferta ad Andorra.
Un gruppo di tifosi ceutensi ha esposto in curva una pancarta gigante: “𝘊𝘦𝘶𝘵𝘢 𝘯𝘰 𝘴𝘦 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘦, 𝘊𝘦𝘶𝘵𝘢 𝘴𝘦 𝘥𝘦𝘧𝘪𝘦𝘯𝘥𝘦”, posizionata proprio dietro la porta difesa da Guillermo ‘Guille’ Vallejo durante il primo tempo.
Un’immagine potente: il portiere spagnolo (nato a Burgos), ultima difesa della squadra, a guardia dell’ultimo baluardo della Spagna in Africa. Come fosse proprio un’ulteriore dimostrazione del fatto che non è necessario essere nati a Ceuta per sentirsi ceutini.
La Liga ha provato a censurarla – la pancarta non è apparsa nella ritrasmissione, generando malessere tra i tifosi – ma i giocatori del Ceuta hanno risposto fotografandosi tutti insieme accanto al messaggio. Vallejo in prima fila. Ora la tifoseria prepara la mobilitazione più grande: un appello lanciato dal Club stesso “a riempire il Murube di bandiere della Spagna e di Ceuta, la nostra casa”. C’è anche una petizione che chiede ai calciatori di restare fermi per il primo minuto di ogni partita come gesto simbolico per rivendicare attenzione sulla situazione critica.
𝗨𝗻 𝗳𝗶𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗖𝗲𝘂𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮: 𝗔𝗰𝗶 𝗖𝗮𝘁𝗲𝗻𝗮 𝗲 𝗕𝗲𝗹𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗼
C’è un dettaglio curioso che pochi conoscono e che rende questa battaglia anche un po’ italiana. Ceuta è ufficialmente gemellata con Cadice, Melilla e Algeciras in Spagna, Santarém in Portogallo, Guadalajara in Messico e Aci Catena e Belvedere Marittimo in Italia. Aci Catena, in provincia di Catania, elenca proprio Ceuta tra le sue città gemellate. Ma il legame più profondo è con Belvedere Marittimo, in Calabria. Il patrono di Ceuta è San Daniele Fasanella, patrono anche di Belvedere Marittimo.
Nato proprio a Belvedere Marittimo nell’ultimo decennio del XII secolo, fu martirizzato a Ceuta il 10 ottobre 1227, insieme ad altri sei confratelli francescani, dopo aver predicato apertamente il Vangelo ai musulmani.
Non è solo un gemellaggio burocratico. È la prova che Ceuta è da 800 anni un avamposto della cristianità e dell’Europa in Nordafrica. Lo stesso avamposto che oggi, con ‘Guille’ Vallejo in porta e più di 10.000 ceutensi con la bandiera spagnola in mano, afferma ancora una volta che Ceuta non si vende ma si difende.
Se i sindaci di Aci Catena e Belvedere Marittimo avessero coraggio, oggi dovrebbero issare la bandiera spagnola sui loro municipi. Perché difendere Ceuta significa difendere anche le nostre radici, i nostri confini e l’idea stessa di Europa.
𝘊𝘦𝘶𝘵𝘢: 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘯𝘰𝘣𝘪𝘭𝘦, 𝘭𝘦𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘧𝘦𝘥𝘦𝘭𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘢.
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