Carmelo Burgio, candito a sindaco di Milano per Futuro Nazionale, presenta nel capoluogo Lombardo il titolo della sua campagna elettorale, “Il futuro ritorna a Milano”, con il motto: “Una vita al servizio delle istituzioni. Esperienza, disciplina, onore, servizio”.
Spiega poi ai giornalisti che il suo il programma non c’è ancora ma che sarà pronto nelle prossime settimane.
Cosa Cambiare a Milano
Così il candito a sindaco di Milano su ciò che non funziona: Milano è una città molto ricca, che però non è fatta per chi ricco non è, che è penalizzato.
Troppi sussidi agli immigrati e la complicata gestione delle aeree di viabilità cittadina (in particolare la gestione dell’Area B, l’Area C a suo dire complicata per chi entra da fuori nel capoluogo meneghino).
La pessima amministrazione delle case popolari comunali e l’insicurezza di cui molte zone del capoluogo è pregna, grazie all’invasione indiscriminata di una moltitudine di allogeni.
Al primo posto la sicurezza
Nella sua idea di come condurre la città al primo posto viene la sicurezza dei suoi cittadini, portando avanti la linea dura di Vannacci sull’immigrazione clandestina, rincarando la dose: “Prima di tutto bisogna rispettare la legge, tutta la gente irregolare ed extracomunitaria che commette reati va allontanata”, indicando la via delle espulsioni immediate per chi entra in Italia illegalmente e commette reati.
Il generale non ha risparmiato le critiche all’attuale (ancora fortunatamente per poco) sindaco Giuseppe Sala, sulla posizione da lui avuta durante il caso di Ramy, quando aveva messo in dubbio l’utilità di un inseguimento in città da parte dei carabinieri, criticandone l’operato.
Secca, poi, la sua risposta, su chi lo giudica di non essere milanese e di conoscere poco la città: “con i sindaci milanesi è andato tutto bene? Essere nato a Milano non è garanzia che si governi bene”.
La patente antifascista
Sul 25 aprile e la sua commemorazione, Carmelo Burgio, fa molta confusione e dice che vi parteciperebbe: “Ci andrei perché, tra quelli che hanno portato al 25 Aprile, ci sono partigiani che hanno indossato la divisa fino a poco prima. Il 25 Aprile rappresenta tutti quelli che sono caduti con onore, qualunque divisa e fazzoletto indossassero, ma non rinuncerò a dire che c’è stata gente, dall’una e dall’altra parte, che non si è comportata secondo le regole dell’onore”.
Parlando del fascismo, ha blaterato: Il fascismo è stata una politica fallita, Io non posso essere a favore di chi ha distrutto il mio Paese.
“Tanti militari poi partigiani”
“Ci andrei perché, tra quelli che hanno portato al 25 Aprile, ci sono partigiani che hanno indossato la divisa fino a poco prima. Il 25 Aprile rappresenta tutti quelli che sono caduti con onore, qualunque divisa e fazzoletto indossassero, ma non rinuncerò a dire che c’è stata gente, dall’una e dall’altra parte, che non si è comportata secondo le regole dell’onore”, ha affermato Burgio: “Questa è verità storica, ma ritengo che i caduti vanno sempre rispettati. Lo scempio del corpo e della memoria è qualcosa che non mi appartiene”. Secondo Burgio, inoltre, per anni sarebbe stata negata “la partecipazione delle forze armate alla guerra di Liberazione. Tanti partigiani erano militari e non c’è niente di male a riconoscere la storia”.
“Il fascismo ha distrutto l’Italia”
Parlando del fascismo, secondo il candidato sindaco di Futuro Nazionale “non esiste che uno può essere ammazzato perché comunista o fascista, nemmeno se lo ha fatto lui ai tuoi. Il fascismo è stata una politica fallita. Se hai governato il Paese facendolo distruggere, te ne devi andare a casa. Io non posso essere a favore di chi ha distrutto il mio Paese. Ma fascismo e antifascismo contano poco per amministrare una città”.
Giudizio: Rimandato
Insomma, idee chiare sulla gestione della città, ma puro e becero servilismo quando si tratta di strizzare l’occhio alla parte radical chic della città e fare da baciapile ad associazioni sinistre come l’anpi.
Vedremo se i cittadini milanesi saranno pronti e disposti, dopo un decennio di governo Sala, ad abbracciare il cambiamento e fare di Milano non più una città di “paillette”, e di grandi opere architettoniche per magnificare l’ego di architetti di grido, ma un luogo a misura d’uomo, per la gente che ogni giorno vive la città e che con il lavoro e il sacrificio ha reso Milano una delle capitali della Mitteleuropa.
Paolo Ornaghi
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