«Sol con te si fa carriera…»
Il ritorno di un vecchio copione
«Sol con te si fa carriera…» cantavano gli Amici del Vento negli anni Settanta.
No, tranquilli. Non ci ha preso la nostalgia degli anni di piombo. E, soprattutto, non è nostalgia quella del 2diPicche.
È che certi meccanismi sembrano non essere mai andati in pensione.
Cambiano i governi, cambiano i direttori dei giornali, cambiano perfino i nomi dei partiti. Ma il copione resta sempre lo stesso. Un copione collaudato da almeno mezzo secolo: costruire una Trama Nera, mescolare personaggi, organizzazioni, fotografie, vecchie conoscenze, rapporti riservati, dichiarazioni e suggestioni fino a ottenere un racconto che, pur lasciando al lettore la sensazione di non aver letto un’accusa precisa, lo accompagna esattamente dove si voleva portare.
I giornali come asset d’influenza
Prendiamo uno dei maggiori quotidiani italiani. Uno di quelli che, se dovesse vivere soltanto delle copie vendute, probabilmente avrebbe già portato i libri in tribunale, ma che continua a godere di un ruolo centrale anche grazie al sostegno pubblico all’editoria.
La diffusione cartacea non è più quella di trent’anni fa. Eppure, questi giornali continuano a svolgere una funzione decisiva: non tanto convincere milioni di cittadini, quanto orientare la classe dirigente. Sono letti ogni mattina da politici, magistrati, dirigenti pubblici, imprenditori e opinion maker. In altre parole, più che strumenti d’informazione, rappresentano autentici asset d’influenza, capaci di stabilire quali siano le notizie importanti e quale debba essere la loro chiave di lettura.
Per questo il valore di una grande testata non si misura soltanto nel bilancio. Offre prestigio, garantisce un canale privilegiato con il potere e costituisce spesso una forma di protezione per gli interessi del gruppo editoriale o industriale che la controlla.
Ed è con questa chiave di lettura che abbiamo letto l’articolo del Messaggero dedicato alla presunta “galassia nera” attorno a Roberto Vannacci.
La Trama Nera come genere giornalistico
Il pezzo richiama un documento attribuito ai servizi di informazione, descrivendo una rete di rapporti, frequentazioni e figure dell’area dell’estrema destra.
Fin qui, il lettore potrebbe limitarsi a registrare una notizia.
Poi, però, il racconto prende una direzione ben precisa.
La Trama Nera è ormai un vero e proprio genere giornalistico, quasi esclusivamente italiano. Non servono prove definitive: basta una sequenza di nomi. Un ex militante, un vecchio dirigente, una fotografia di dieci anni fa, una conoscenza occasionale, una cena, un convegno, un “vicino a”, un “avrebbe partecipato”, un “secondo gli investigatori”. Si mescola tutto e il lettore completa da solo il puzzle.
Il capolavoro consiste proprio nel non accusare mai esplicitamente nessuno. È molto più elegante lasciare che il lettore completi il puzzle e individui da solo il nuovo Male Assoluto di turno.
Eliminare le differenze
Ricompaiono immancabilmente i due volti che da anni vengono utilizzati — volenti o nolenti — come simboli dell’intera area radicale: Giuliano Castellino e Roberto Fiore.
È lo stesso schema già visto durante la stagione delle proteste contro i lockdown: prendere alcuni personaggi altamente divisivi e usarli come elemento di contaminazione politica. Il messaggio implicito diventa più importante di quello esplicito.
Il messaggio che sembra emergere è ancora più sottile. Non riguarda soltanto Futuro Nazionale. Suggerisce, quasi inconsapevolmente, che chiunque si collochi alla destra del perimetro ritenuto accettabile debba inevitabilmente ricadere dentro la stessa “galassia”. Poco importa che esistano decine di associazioni, movimenti, riviste, comunità culturali e realtà militanti che non hanno mai avuto nulla a che fare con Castellino, con Fiore o persino con Vannacci. Tutto finisce nello stesso contenitore.
Ogni Trama Nera ha bisogno di una premessa: abolire le differenze. Perché, se il lettore iniziasse a distinguere tra persone, movimenti, storie e culture politiche diverse, la trama smetterebbe di funzionare.
La domanda che resta
Resta infine una domanda che meriterebbe una risposta chiara.
Se davvero il documento richiamato dal quotidiano proviene dagli apparati di sicurezza, significa che questi seguono l’evoluzione di un partito legalmente costituito e dei suoi aderenti? Oppure si tratta semplicemente dell’analisi di dinamiche politiche ritenute di interesse istituzionale?
La domanda non è secondaria. Anche perché l’iscrizione a Futuro Nazionale, come è stato osservato più volte — tra adesioni autentiche, iscrizioni provocatorie e burle circolate sui social — sembrerebbe richiedere essenzialmente il pagamento della quota associativa.
In una democrazia costituzionale, fino a che punto è legittimo trasformare l’adesione a un partito politico in un elemento sufficiente per costruire una narrazione che suggerisca sospetti o appartenenze? E, soprattutto, dov’è finito quel principio costituzionale che garantisce a ogni cittadino il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico alla vita politica del Paese?
Più che una notizia, un metodo
La vera domanda, però, non è se Vannacci conosca questo o quel personaggio.
La vera domanda è un’altra: perché, in Italia, quando nasce un soggetto politico che sembra sfuggire agli schemi consolidati, la prima risposta sembra essere sempre la costruzione di una nuova “Trama Nera”?
È semplice giornalismo d’inchiesta o è una tecnica, ormai collaudata da decenni, per orientare l’opinione pubblica attraverso l’associazione di idee più che attraverso l’accertamento dei fatti?
Ai lettori la risposta.
Perché, a quanto pare, la Trama Nera non passa mai di moda. Cambiano gli attori. Il copione resta sempre lo stesso.
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