Riprendere coscienza dell’irrazionale
Verso quale rotta navigano i popoli? Domanda difficile a cui non può che seguire una risposta altrettanto complessa e tutt’altro che esauriente. L’esistenza di un popolo è un elaborato contenitore di fattori eterogenei ma in reciproca correlazione, un cammino antropomorfo a cui sottendono idee, tradizioni, lingue, cultura, conoscenza, istinti, senso di appartenenza al territorio, schemi razionali e pulsioni irrazionali che percorrono direttrici tortuose e incoerenti, che intersecano quelle di altri popoli e che arrivano a generare nuove varianti, e sfociano in nuove direzioni e in nuovi conflitti, veri e propri point de rupture.
Nell’attuale quadro internazionale, l’opinione pubblica assiste e vive un movimento intricato e sregolato, dove gli attori politici esprimono sia ambizioni personali che gli interessi collettivi dei popoli e degli stati che rappresentano.
La percezione comune che emerge dalle pubblicazioni giornalistiche e dagli interventi istituzionali internazionali è quel senso di immediata vicinanza a quel point de rupture che rischia di portare l’ago della bilancia fuori scala, il giogo orizzontale eccessivamente inclinato verso il piatto su cui grava il peso sia delle prese di posizione che dell’indolenza, dell’ignavia umana, che portano con sé il carico più doloroso: la concatenazione di conseguenze senza un rimedio che possa definirsi immediato e tempestivo, che obbliga i più fortunati a sostare lungo gli argini mentre osservano inermi il fiume in piena, mentre i più sventurati nel letto del fiume, costretti ad aggrapparsi a qualsiasi appiglio per resistere all’impeto della corrente, nella speranza che prima o poi finirà.
Epoca di caos e disordine?
È corretto affermare che stiamo attraversando un’epoca caotica e di disordine? Dal punto di vista storico non è sbagliato, tuttavia è necessario ricordare come la storicizzazione dell’umanità e del corollario che ne segue, è un nostro costrutto, poiché la Storia è una convenzione umana, un paradigma che ci permette di dare quel senso di ordine verso il quale aneliamo, quel bisogno di razionalizzare la convivenza tra una moltitudine di individui, oltre che l’esigenza di coltivare la memoria collettiva al fine di nutrire la nostra consapevolezza di una coscienza.
Ma questa convenzione, che non esiste in natura, si scontra periodicamente con l’irrazionalità, componente essenziale della nostra sfera animale, giacché senza di essa non potremmo vantare i molteplici tentativi, o gli azzardi, senza i quali l’umanità non avrebbe mai conseguito i successi, compresi i fallimenti, che consentono il progressivo miglioramento del nostro stile di vita – almeno sul piano materiale.
La natura umana
Ciò non è certo sufficiente a elogiare con fare dogmatico l’istinto irrazionale, ma minimizzarlo non rende giustizia alla natura umana; il nostro agire nel mondo, seppur dettato da schematismi mentali, a cui si accompagna la frenetica ricerca di senso razionale dietro ogni singola azione, in verità gli individui operano con un’ampia dose di irrazionalità, (in)consci del pericolo e delle conseguenze verso cui possono andare incontro; tuttavia, nel momento in cui procediamo nel mondo, caliamo noi stessi nel campo del concreto, nell’arena dove comunque l’unico padrone demiurgico è l’incognita, quello spazio oscuro dove siamo ciechi pur vedendo con i nostri occhi.
Nulla di nuovo sotto il sole, ma è bene rispolverare l’irrazionale e lo scontro, entrambi cogenti, il primo come essenza dell’essere e il secondo come dinamica umana, che per troppo tempo sono state derubricate come questioni risolte, lasciate fuori dalla Storia e revocate dalle logiche umane.
Riccardo Giovannetti
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