Partiamo da un assunto: secondo il prestigioso Pew Research Center, tra i più autorevoli istituti di ricerca internazionali, ogni anno in tutto il mondo circa sei milioni di persone abbandonano l’Islam, o per convertirsi ad altre religioni, di solito il Cristianesimo, o per diventare atei tout court. Certo, si tratta di un piccolo smottamento nell’immensa Umma (la comunità islamica universale), composta da quasi due miliardi di persone, ma è uno smottamento che, con la caduta degli Ayatollah, potrebbe diventare un’inarrestabile valanga di apostati. Il motivo è semplice: la Rivoluzione Islamica del 1979 ha rappresentato la più grande vittoria del secolo scorso di un intero popolo islamico contro l’Occidente, fino ad allora considerato invincibile.
Era la dimostrazione che la Fede può prevalere sulla Razionalità, a dispetto della tecnologia e del benessere di cui quest’ultima è portatrice. Milioni di persone scese in piazza, sia fedeli musulmani che militanti di sinistra, avevano costretto alla fuga lo Scià Mohamed Reza Pahlavi e la sua famiglia, fino ad allora protetti da uno dei più agguerriti eserciti del modo.
Che fine fecero le forze di sinistra, una volta salito al potere Khomeini, lo sappiamo fin troppo bene: molti rivoluzionari vennero uccisi, altri incarcerati, altri costretti all’esilio o al silenzio. Ma per le masse islamiche questo tradimento dei propri alleati rappresentò semmai un’ulteriore vittoria dell’Islam: aveva prima sconfitto il Grande Satana americano, poi aveva regolato i conti con gli atei di matrice marxista, cioè di coloro che avevano osato sostituire Allah con la Storia.
Mussulmani vs Occidente
Certo, quella iraniana non era la prima affermazione dei musulmani contro l’Occidente: c’era stato il precedente della liberazione dell’Algeria contro l’occupazione francese, ma questa rivolta era da ascrivere alle lotte vittoriose contro il colonialismo di tanti popoli di religioni e culture diverse, in India, Indocina e Africa.
C’era stato il boom economico degli Stati del Golfo Persico, che dal Medioevo erano passati a gestire ricchezze immense e a usufruire dei più avanzati strumenti tecnologici. Ma era una ricchezza che dipendeva in gran parte dai petroldollari e che non aveva nulla di eroico su cui poggiare, se non su immensi giacimenti di oro nero.
C’era poi il caso della Turchia, che però doveva la propria crescita economica alla laicità di stampo occidentale imposta da Ataturk: nel 1928 il fondatore della moderna Turchia fece emendare l’articolo che, nella Costituzione del 1924, stabiliva che l’Islam fosse la religione di stato.
Ma la rivoluzione iraniana no, era ben altro e di enorme importanza: la dimostrazione che intere masse islamiche potevano opporsi all’Occidente nel nome della Shari’a e con la forza della Jihad.
Convenzione Islamica dei Diritti dell’Uomo
E non è stato forse un caso che nel 1981, a soli due anni dalla Rivoluzione iraniana, a Parigi le Nazioni Islamiche abbiano firmato la “Convenzione Islamica dei Diritti dell’Uomo”, basata sulla Sharia, dunque in aperta opposizione alla “Dichiarazione dei Diritti Umani” del 1948, mai sottoscritta da quasi tutte le Nazioni islamiche: sanciva l’uguaglianza tra uomo e donna, la libertà di culto, di parola e di pensiero: valori incompatibili con una fede religiosa, o meglio, con un progetto teocratico che pretende di imporsi al mondo intero.
Degno di nota è il fatto che, tra i padri costituenti della Dichiarazione del 1948, si distinse Charles Malek, un prestigioso intellettuale libanese, ma di fede cristiana.
La Convenzione Islamica dei Diritti dell’Uomo (un po’ meno quelli della donna…), che si opponeva a quella di stampo occidentale, era un modo chiaro per dire al mondo intero che d’ora innanzi avrebbe dovuto fare i conti con il riemergere dell’Islam, che aveva ritrovato la sua forza dopo secoli di stagnazione e decadenza.
La probabile caduta del regime iraniano dunque rappresenterebbe il fallimento di un ideale eroico e rivoluzionario, con una dirompente conseguenza: l’abbandono di massa di un sistema religioso e politico che sembra votato al fallimento, e non solo in Iran.
Religione di Pace
Gran parte del mondo islamico è infatti sconvolta da lotte, guerre, attentati terroristici e divisioni che non giovano certo all’immagine di quella che viene spacciata come “Religione di Pace”.
Quello che sostengo è suffragato da dati ben precisi: il 70% delle moschee iraniane sono deserte e il Cristianesimo si sta diffondendo a ritmi impensabili in una Nazione che punisce l’apostasia con anni di carcere, se non addirittura con la morte. Un cristianesimo eroico, fatto da persone coraggiose costrette a vivere la propria fede in clandestinità, come i primi cristiani nelle catacombe.
Tutto il popolo iraniano sta dimostrando una resilienza straordinaria, sostenuta anche dalla consapevolezza che, ben prima della nascita di Maometto, l’Iran di oggi era l’Impero Persiano, tra i più grandi e prestigiosi della storia.
Solo l’Iran sciita sta vivendo la crisi dell’Islam?
Sembrerebbe di no: accurate ricerche sociologiche hanno dimostrato che persino in Arabia Saudita, cioè nel cuore del Sunnismo, quasi il 25 % della popolazione bisbiglia di essere atea o comunque non religiosa.
In Tunisia è stato approvato un disegno di legge, in materia ereditaria, che promuove la libertà di scelta tra il sistema basato sulla Sharia, nel quale la donna eredita la metà dei maschi, e quello occidentale che garantisce l’uguaglianza di genere in tale ambito.
La legge vera e propria non è stata ancora approvata, a causa dell’opposizione dei partiti di ispirazione religiosa, ma il fatto che si sia aperto un dibattito molto acceso tra la popolazione rappresenta un grosso passo avanti per l’emancipazione della donna:
Quanto al Marocco, dal 2017 l’apostasia non è più punibile con la condanna a morte, notevole apertura verso il vero pluralismo religioso: la Costituzione infatti garantisce sì la libertà di scegliere la propria Fede, ma solo nell’ambito delle diverse correnti dell’Islam: quella Sunnita, quella Sciita, Ismailita e così via:
Si direbbe insomma che molte crepe si stiano aprendo nelle mura della fortezza Islam che racchiude, e spesso imprigiona, quasi due miliardi di Musulmani: una fortezza che il deflagrare della rivolta iraniana potrebbe indebolire forse in modo irreversibile.
Leo Bacchi
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