Ricordo come fosse ora, una signora romana che, dopo una gran delusione d’amore, scappò dalla città per venire a vivere nel piccolissimo paese che, allora, frequentavo per le vacanze estive.
La enorme differenza di età tra me e lei non fu di ostacolo ad una simpatia reciproca; divenne la mia madrina di cresima, ma l’amicizia, come ovvio, sbocciò tra lei e mia madre.
La sentivo spesso raccontare di quel suo marito traditore e, dei suoi dolori bisbigliati, mi sorprendeva sempre la frase finale: “Ah gli uomini…che brutte bestie!”.
Le esperienze di vita mi hanno fatto spesso cadere nella tentazione di darle ragione, anzi di sottoscrivere e firmare quel giudizio così severo…ho resistito e bene ho fatto!
Il mondo di oggi imputa al maschio bianco, etero e cristiano tutti quei mali che, invece, proprio l’infiacchimento della mascolinità e della fede ha contribuito a creare…questo il primo errore.
Le gang di ragazzine violente esistono in un numero statisticamente irrilevante come esistono le madri che abbandonano i figli piccoli, una percentuale ridicola rispetto a quanto fanno gli uomini che lasciano la moglie gravemente malata otto volte più spesso rispetto alla situazione contraria.
Uomini mostri?
Sì, gli uomini hanno potuto e possono essere mostri quando non riescono ad essere pienamente uomini!
La Chiesa trasformò orde di stupratori in cavalieri, gruppi di assassini in monaci oranti. Come?
Grazie ad una conoscenza profondissima ed oggi trascurata della psiche dell’uomo che è potenzialmente santo ed eroe, ma che, ineducato, privo di una comunità di pari e del grande ideale, è peggiore di una donna nelle medesime condizioni.
Le società primitive lo sanno e conferiscono estrema importanza ai riti di passaggio del giovanissimo uomo, riti che sono sempre comunitari.
A lui, a quest’uomo elevato, cresciuto, rafforzato dalla fede e dalla sua ecclesia, si riferiva san Paolo che gli attribuisce il compito più grave di tutti: dare la vita per la propria sposa.
Il secondo, non meno nocivo errore, è che il giudizio femminile sugli uomini è un giudizio fallato da un errore sostanziale: le donne guardano gli uomini attraverso la propria sensibilità quasi l’uomo fosse una donna coi muscoli forti e con un diverso apparato riproduttivo, ma l’uomo, in quanto tale, ha cervello ed attitudini proprie.
Il tentativo decennale dei Paesi scandinavi di livellare l’educazione è stato fallimentare: le donne continuano a non iscriversi ad ingegneria e gli uomini non vogliono fare lavori di cura; l’aggressività femminile si sfoga con la parola e le micro vendette, quella maschile con la violenza anche se, in tempi di pacifismo, camuffata da sport di contatto e così via per centinaia di esempi che hanno demolito il tentativo di livellamento e parificazione, ossessione moderna deleteria quanto fallace.
Senza Comunità
L’uomo senza comunità, senza ideali, senza prospettive alte, è anche questo: un nuovo barbaro, ma il maschio è tale e cioè realizzato nella sua esigenza di leadership (eh sì…leadership…piaccia o no!), cura e responsabilità quando è amato da una donna di cui si può fidare ciecamente: è a lei che consegna ciò che ha di più prezioso, quel seme che consente il miracolo ed è lei che quella fiducia può tradire consegnandogli il fardello del figlio di un altro…la fiducia del maschio, da sempre, è una fiducia che coinvolge letteralmente carne e sangue.
Grazie ad una donna arriva nel mondo e solo grazie ad una donna sa stare al mondo, poggiato sulla roccia della autentica femminilità: la paleolitica matrona sarda, femmina e donna totale, porta sulle sue braccia il nobile guerriero, ma la femminista ha ucciso il guerriero e la sua aristocrazia e ora piange di avere nel letto un barbaro o un vile o un effemminato.
Il cacciatore portava a casa l’essenziale ed oggi il benessere che essenziale reputiamo è costruito dai maschi!
I gasdotti con i loro pericolosissimi lavori di posa e manutenzione subacquea, i tralicci elettrici, i mastodontici lavori di meccanica e di ingegneria, i lavori edili…in un mondo di donne, fosse solo per le nostre mere caratteristiche fisiche, saremmo fermi al neolitico.
Gli stessi estrogeni che ci rendono capaci di partorire gli uomini e di amarli, ma non di capirli, ci rendono inadatte alle estreme fatiche fisiche.
Portatrici della fiaccola magica della vita siamo nate per sostenere il dolore immane del parto, ma non la fatica muscolare.
Odio della Verità
La modernità odia la verità e reclama la confusione, ma la natura è ferocemente selettiva e dispotica: le braccia delle donne hanno mediamente il 45% di forza in meno rispetto a quelle degli uomini; le gambe il 35.
Le braccia delle donne sono fatte per accogliere, quelle degli uomini per combattere: alle donne va insegnato ad amare correttamente, agli uomini a combattere per una giusta causa.
Solo quando torneremo ad essere matrone, cioè pienamente donne, avremo diritto di lamentarci di chi non vuole essere pienamente uomo.
Fino ad allora, per favore, mute!
di Irma Trombetta
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