Sul lungomare di Yalta, affacciato sul Mar Nero, per anni c’è stato un cane che tutti conoscevano. Non aveva una casa vera e propria, né un padrone accanto a sé. Eppure, ogni giorno tornava nello stesso punto, guardando l’orizzonte. Si chiamava Mukhtar, e la sua storia lo ha reso celebre come “l’Hachikō della Crimea”. Non era lì per caso. Stava aspettando.
Un’attesa iniziata dal mare Mukhtar apparteneva a un bagnino della città. Intorno al 2011, l’uomo perse la vita in mare durante un intervento di soccorso. Da quel momento, il cane iniziò a frequentare ogni giorno la passeggiata sul lungomare, proprio nel punto in cui aveva visto il suo umano per l’ultima volta. Per chiunque altro sarebbe stato un addio definitivo. Per lui, invece, era solo un’assenza temporanea. Così tornava lì ogni giorno, come se il ritorno fosse ancora possibile. Un simbolo silenzioso per tutta la città Con il passare degli anni, Mukhtar divenne una presenza familiare per residenti e turisti.
Non era solo un cane randagio: era un simbolo. Molti si fermavano a salutarlo. Alcuni gli portavano cibo. Altri restavano qualche minuto accanto a lui. Nessuno riuscì mai davvero a portarlo via da quel luogo. Non perché fosse solo. Ma perché quello era il posto in cui doveva stare. Non completamente solo Anche se la sua attesa era rivolta a una sola persona, Mukhtar non visse completamente isolato.
La comunità locale si prese cura di lui per anni. Tra le presenze più costanti nella sua vita ci fu un musicista di strada, Viktor Malinovski, con cui il cane aveva instaurato un legame speciale: spesso lo accompagnava mentre suonava la tromba, come se partecipasse anche lui alla musica. Era il segno che, pur restando fedele al passato, Mukhtar aveva trovato spazio anche nel presente. Dodici anni di fedeltà Per oltre dodici anni continuò a tornare sul lungomare. Dodici anni sono un tempo lunghissimo nella vita di un cane.
Eppure non bastarono a spegnere quell’abitudine. Per chi lo incontrava, non era solo una storia commovente: era la dimostrazione concreta di quanto profondo possa essere il legame tra un cane e il suo umano. L’ultimo saluto della città Mukhtar è morto nell’estate del 2023.
La notizia ha colpito profondamente la comunità locale, che ormai lo considerava parte della propria identità. Per questo, dopo la sua scomparsa, cittadini e amministrazione hanno deciso di dedicargli un monumento proprio nel punto in cui aveva trascorso anni ad aspettare. Un gesto semplice, ma potente. Perché Mukhtar non era soltanto un cane che aspettava. Era diventato memoria, simbolo e presenza collettiva.
Una storia che resta La sua vicenda continua a essere raccontata perché parla di qualcosa che tutti riconosciamo, anche senza bisogno di spiegazioni: la fedeltà assoluta. Mukhtar non sapeva cosa fosse successo davvero.
Non conosceva il significato della parola “per sempre”. Sapeva solo che qualcuno doveva tornare. E per lui, questo bastava per restare lì.
Valerio Arenare
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