Intervista all’autore
Davide Bruni, classe 1970, è un avvocato di Ceccano (FR), innamorato della Ciociaria e della sua Storia. Ha collaborato con varie testate, tra cui 2diPicche, e si è cimentato in diverse ricerche di carattere storico. Nel suo ultimo lavoro, Ceccano a Palazzo Venezia, edito da Solfanelli, ha analizzato un periodo particolare della vita politica cittadina, quello compreso tra il 1931 e il 1941, offrendo un interessante spaccato di Storia non solo locale. La figura principale tra quelle passate in rassegna, infatti, è quella di Osvaldo Sebastiani, ceccanese e guida della Segreteria Particolare del Duce negli anni tra il 1934 e il 1941. La Segreteria fu un organismo di grande importanza, in quanto svolgeva la funzione di filtro tra le innumerevoli istanze che provenivano da ogni parte di Italia, da figure istituzionali e anche da semplici cittadini, indirizzate al Capo del Governo. Il prezioso operato della Segreteria contribuì ad alimentare la popolarità del Duce. Davide Bruni ha minuziosamente esaminato una corposa quantità di documenti e di corrispondenza, arrivando delineare i complessi rapporti tra Ceccano, la Segreteria e, di conseguenza, Mussolini. Un testo che merita di essere letto.
Abbiamo intervistato l’autore.
Cosa ti ha spinto allo studio di un tema così specifico?
Osvaldo Sebastiani lo avevo sentito citare più volte da mio padre e dai miei zii, anche in riferimento al fatto che alcuni dei suoi parenti, nel dopoguerra, erano passati armi e bagagli nel PCI. In seguito, ho approfondito e mi sono reso conto dell’importanza del personaggio. Sapevo che i ceccanesi negli anni 30 scrivevano al loro potente concittadino e l’idea di poter ritrovare quelle lettere e leggerle mi bazzicava nella testa da anni. Poi, nel dicembre del 2024, mi è capitato di leggere “Una montagna di carta – la Segreteria Particolare del Duce…” di De Luna e Giuva e mi sono deciso a prendere contatti con l’Archivio di Stato. I fascicoli della Segreteria del Duce riguardanti Ceccano sono veramente tanti e, individuati telematicamente quelli più interessanti, mi sono recato più volte alla sede dell’Archivio all’Eur dove, grazie alla gentilezza del personale, ho potuto fare una ricerca che, personalmente mi è piaciuta molto. È stato emozionante poter toccare quei documenti, alcuni dei quali con annotazioni fatte direttamente dal Duce…Le note ai margini scritte a matita ricostruiscono tutti i passaggi: “Passato al Duce…”; “Sta bene?” Oppure l’annotazione a matita blu o rossa usata da Mussolini…
Dalla vicenda dell’acquedotto è emerso un intreccio tra diverse figure influenti, dai podestà Tanzini e Fedele a Sebastiani, dal marchese Berardi al Prefetto Randone. C’è anche un po’ dell’Italia di oggi (e, ahinoi, di sempre) in quel percorso tortuoso?
Personalmente ritengo che la vicenda dell’acquedotto non possa essere presa come esempio circa il modo di operare del tempo perché è molto particolare. Bisogna tener presente che, dal suo punto di vista, Filippo Berardi non aveva nemmeno tutti i torti. In fondo lui aveva concluso un contratto di cessione della fonte al Comune col Podestà Gizzi. In seguito, era stato disponibile a rivedere il prezzo in quanto il nuovo Podestà Michele Tanzini, lo riteneva troppo oneroso per il Comune. Nel momento in cui Tanzini forza di nuovo la mano, anche con tutte le ragioni, è umanamente comprensibile il risentimento e l’impugnatura del Marchese. Bisogna comunque dire che l’inaugurazione, nonostante tutto, avvenne nel rispetto dei tempi anche se grazie esclusivamente all’ intervento di Sebastiani e, non ufficialmente, del Duce. È vero, invece, che i rapporti interni al partito erano molto vivaci con ricambio quasi frenetico della classe dirigente. Filippo Berardi, per esempio, fu Segretario Provinciale del PNF, quindi Federale, per non molto tempo, perché fatto fuori dalla fazione avversaria. Vi era poi un confronto-scontro tra i politici e il Prefetto emanazione diretta del Governo. Il Partito Nazionale Fascista non era un blocco monolitico ed al suo interno la lotta era senza esclusione di colpi. Ciò garantiva un accesso alle cariche locali che favoriva il ricambio e la soddisfazione di tutti. Le gerarchie lasciavano fare fino a che la situazione restava gestibile.
Un personaggio affascinante è sicuramente Antonio Annunziata, generosissimo benefattore.
Quando Antonio Annunziata installò la sua fabbrica di sapone nella parte bassa del paese, per Ceccano fu una svolta. In poco tempo furono assunte centinaia e centinaia di persone, molte delle quali non avrebbero avuto alcuna alternativa. Egli si presentò da Sebastiani nell’ agosto del 1940 con un assegno da 200mila lire. La sua visita era stata anticipata da una comunicazione del Prefetto che aveva avvertito il Segretario Particolare del Duce, dell’intenzione del giovane industriale avanzando la possibilità della concessione di una onorificenza. La somma offerta sarà destinata dal Duce alla costruzione di case popolari sicuramente su suggerimento di Sebastiani che meglio conosceva la situazione ceccanese. Ringraziato pubblicamente dal Regime con tanto di articoli sulla stampa, Annunziata, però, non otterrà la Commenda in quanto troppo giovane!
Colpisce l’attenzione a tante richieste di semplici cittadini, che andrebbero moltiplicate per il numero dei Comuni italiani. Un lavoro gigantesco per la Segreteria
Del lavoro pazzesco svolto dalla Segreteria ne scrisse Renzo De Felice nella sua monumentale biografia del Duce. Ogni giorno arrivavano migliaia di lettere dal contenuto più vario: richeste di sussidi e di lavoro, elogi… Chi chiedeva semplicemente una foto con dedica…Ben 160 fascicoli che riguardano solo Ceccano…Chi chiedeva un aiuto economico di solito veniva accontentato previa verifica del Prefetto. Di solito si trattava di somme che andavano da 200 a 500 lire…Scrivevano vedove con figli piccoli, padri di famiglia disoccupati, il piccolo balilla che desiderava un aiuto per la divisa, la giovane che doveva maritarsi e aveva bisogno di un supporto economico…Sebastiani, a nome del Duce, interveniva positivamente quasi sempre. Un fenomeno incredibile della storia italiana. La corrispondenza ricevuta dalla Segreteria Particolare del Duce non ha paragoni con nessuno altro fenomeno del genere
Il diniego della Direzione Nazionale della RAS a collocare Tanzini alla guida dell’agenzia di Roma dimostra come il PNF non fosse così onnipotente come certa vulgata racconta.
Si, vi sono numerosi esempi a riguardo. Quello di Tanzini è clamoroso, se si considera che il ceccanese era Consigliere Nazionale, Comandante di Marina, aveva partecipato a tutte le guerre dalla Prima Guerra Mondiale in poi, Podestà, fascista antemarcia…Un altro esempio clamoroso è da riscontrarsi nel rifiuto della Cassa di Risparmio di concedere un finanziamento al Comune di Ceccano nonostante l’intervento di Sebastiani e del Ministro dell’Agricoltura Edmondo Rossoni. Insomma, uno strano regime autoritario …
Al termine della sua parabola, Osvaldo Sebastiani, pur caduto in disgrazia due anni prima, sceglie di seguire Mussolini nella RSI, incontrando la morte.
Si. Dopo l’Istituzione della RSI, lui non ha dubbi. Comunica alla moglie, signora Elisa, di voler seguire Mussolini pregandola di starsene a Roma con la famiglia. La signora, però, non ne volle sapere. Seguì il marito con le figlie. L’impressione è che i rapporti con Mussolini fossero rimasti buoni in quanto il Duce, in cuor suo, sapeva dell’onestà di Osvaldo. Nella RSI, infatti, sarà Presidente della Corte di Conti. Suo figlio Paolo, alfiere del Barbarigo, cadrà in combattimento presso Nettuno, il 23 marzo 1944, giorno dell’anniversario della Fondazione del fascismo. Osvaldo sarà vigliaccamente ucciso da una banda di partigiani nell’agosto dello stesso anno, dopo che, fedele servitore dello Stato e del fascismo, tanto bene aveva fatto alla popolazione più bisognosa.
Ringraziamo Davide Bruni per questo prezioso contributo di verità.
Raffaele Amato
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