Una ristampa che restituisce voce a un maestro del pensiero cinematografico non conformista
Nella primavera del 2026, a più di quattro decenni dalla prima edizione, è tornato nelle librerie “Ecce Alien. Mito e costume nei film degli anni 1979-81” di Giuseppe Del Ninno, ristampato dai tipi di Inquadrature Perfette (di cui per questa testata ho già scritto in precedenza).
Non si tratta di un semplice recupero editoriale, ma di una importante ristampa dall’alto valore culturale e di un omaggio più che dovuto a uno degli intellettuali più liberi, raffinati e lungimiranti della destra italiana del secondo Novecento.
Del Ninno infatti, scomparso nel giugno 2025 e ricordato da Francesco Marotta nello stesso testo, ci ha lasciato un’eredità vasta e multiforme: giornalista, scrittore, traduttore, memorialista, poeta e, soprattutto, critico cinematografico di rara penetrazione. Questa ristampa restituisce al pubblico un testo che, già nel 1982, si imponeva come un’operazione dirompente e che oggi rivela tutta la sua straordinaria attualità.
La Nuova Destra
Nato a Napoli nel 1947 e a lungo residente a Roma, Giuseppe Del Ninno fu una figura centrale di quella stagione metapolitica nota come “Nuova Destra”. Animatore, insieme a Stenio Solinas, Marco Tarchi e altri, di un ambiente che guardava alla Nouvelle Droite francese senza ridursi a mera imitazione, Del Ninno seppe coniugare al rigore intellettuale la curiosità enciclopedica e uno stile sobrio, elegante e mai ideologico in senso stretto.
Tradusse molto e introdusse in Italia opere di de Benoist, collaborò in modo determinante a riviste come Elementi, Diorama Letterario, Il Giornale e Secolo d’Italia, e fu tra i fondatori di Machina, rivista di spettacolo e comunicazione. La sua produzione letteraria spazia dal saggio storico (Risorgimento e controrivoluzione) alla memorialistica (La vita quotidiana a Napoli negli anni Cinquanta, La guerra addosso), dalla narrativa (La vedova nera) alla poesia, fino a una trilogia cinematografica di cui “Ecce Alien” costituisce il primo e forse più fulminante capitolo, seguito da “A schermo spento” e “Piombo, sogni e celluloide”.
“Ecce Alien”, uscito originariamente per Edizioni Settecolori – di un altro grande nome dell’editoria e della cultura non allineata, quale fu Pino Grillo scomparso prematuramente anche lui –
con una presentazione di Michel Marmin, critico di “Le Figaro” e amico di lunga data dell’autore, è una raccolta di “pensieri cinematografici dirompenti, ironici e profondi”. Nell’opera in questione Del Ninno vi indaga, con l’occhio del segugio e la penna dell’intellettuale di razza, la figura mitica e mitopoietica dell’“Alieno” che, tra il 1979 e il 1981, trovò nel cinema il proprio rifugio e da lì ottenne un ruolo (ancora oggi ben saldo) nell’immaginario collettivo.
Non si tratta di un’analisi limitata al capolavoro di Ridley Scott o alla fantascienza stricto sensu. L’autore percorre il cinema italiano, europeo e americano, tra le grandi produzioni e le perle d’autore, i blockbuster e le proiezioni da cineclub, scovando in ogni trama, in ogni inquadratura, in ogni costume e atteggiamento, i segni di un’alterità che scardina perbenismi, bigottismi e ortodossie. Il risultato è un ritratto composito di un periodo fervido, in cui il mondo cambiava vorticosamente, e al tempo stesso un mosaico lungimirante, capace di parlare a noi lettori ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni, con voce nitida e attuale.
La forza del libro risiede proprio in questa capacità di leggere il cinema non come mero spettacolo o industria, ma come luogo privilegiato in cui mito e costume si intrecciano, in cui l’immaginario collettivo elabora le proprie angosce, i propri desideri e le proprie metamorfosi. Del Ninno non si limita a recensire dei film: interpreta, collega, analizza in profondità, sempre con quella sua prosa, limpida e colta senza mai essere pedante, rivelando dunque una sensibilità che unisce lo sguardo del tradizionale al gusto per le arti e i “miracoli” della modernità.
Interpretava e coglieva l’essenziale
In un’epoca in cui la critica cinematografica tendeva spesso a polarizzarsi tra accademia e dilettantismo, o a piegarsi in modo atroce a schemi ideologici (tutti mali di cui ancora oggi soffriamo), Del Ninno praticava un’ermeneutica libera, aperta, capace di cogliere l’essenziale dietro le apparenze. Il libro, anche per questo motivo, è oggi più che mai una importante riscoperta da avere nella propria libreria.
La ristampa di Inquadrature Perfette merita un apprezzamento particolare. Nata per esaltare “la vita e la memoria del cinema d’autore”, questa casa editrice si distingue per un catalogo curato, intelligente e coraggioso, che spazia dalle collane “Italica”, “Microscopi”, “Méliès” e “Prospettive” a titoli che recuperano autori e prospettive troppo a lungo trascurati. Con la ristampa di questa piccola perla dal titolo di “Ecce Alien”, Inquadrature Perfette non si limita a recuperare quello che è un classico: interviene attivamente nella galassia culturale di tutto un mondo, portando un’aria di rinnovamento.
La Cultura di Destra
In un panorama editoriale vasto e contraddittorio tra diverse scuole di pensiero, questa casa editrice ci dimostra ancora una volta che è possibile coniugare qualità, memoria e apertura verso nuovi orizzonti. Il fatto che abbiano scelto di ripubblicare Del Ninno – intellettuale non conformista, dialogante, estraneo a ogni dogmatismo – è di per sé un segnale eloquente: la cultura di destra, quando è autentica, non teme la complessità, non rifiuta il dialogo con il mito e con il contemporaneo, e sa riconoscere il valore di voci che, come quella di Del Ninno, hanno saputo anticipare temi, letture e sensibilizzazioni oggi più che mai necessari.
Rileggere “Ecce Alien” oggi significa ritrovare non soltanto un libro prezioso, ma uno strumento ancora affilato per interpretare la cultura cinematografica del presente. L’“Alieno” di cui parla Del Ninno non è solo la creatura di Giger e Scott: è la figura di ciò che irrompe, di ciò che obbliga a ripensare i confini tra il noto e l’ignoto, tra il costume e la trasgressione, tra l’identità e l’alterità, in un tempo in cui l’immaginario collettivo è sempre più saturo di immagini e di narrazioni preconfezionate, banali e livellatrici.
La ristampa di Inquadrature Perfette arriva dunque come un dono doppio: a chi non conosceva ancora l’opera, offre la possibilità di scoprire un maestro; a chi la conosceva, restituisce la gioia di ritrovarla in una veste nuova, accessibile, dignitosa (rispetto ai ripescaggi di seconda mano). Giuseppe Del Ninno merita di essere letto, la sua voce, libera e visionaria, continua a parlarci. E grazie a iniziative editoriali come questa, continua a farlo con la stessa lucidità e la stessa forza di un tempo.





































































