Per molti ha significato una comunità politica e umana, per altri una ragione di vita, ma per tutti il Movimento Sociale Italiano ha rappresentato la continuità storica, politica, ideale e culturale con il fascismo e la Repubblica Sociale Italiana e i seicento giorni sanguinosi della guerra civile.
Per ventiquattro ragazzi la militanza nel partito fondato a Roma il 26 dicembre 1946 è stato la causa della loro morte, assassinati dall’odio comunista o dai “servitori” dello Stato tra gli anni Settanta ed Ottanta; ricordiamo il sacrificio di Sergio Ramelli, della strage di Acca Larentia e del rogo di Primavalle, dove trovarono la morte i fratelli Mattei.
La continuità con il fascismo repubblicano della RSI è evidente nella denominazione del partito, che non scelse di definirsi tale, ma movimento, di Giorgio Almirante, Augusto De Marsanich, Arturo Michelini, Pino Romualdi, Pino Rauti, Giorgio Pisanò, Giulio Cesco Baghino, Franco Servello, Domenico Leccisi, ecc.
I due volumi pubblicati da Passaggio al Bosco nel 2023 e scritti a quattro mani da Pietro Cappellari e Italo Linzalone con il titolo La rivolta ideale 1993-1995 Nascita e tramonto del Movimento Sociale Italiano sono la sua storia scritto con un occhio di benevolenza, in quanto gli autori hanno avuto simpatie missine.
Il primo studio accademico sulla storia di questo partito politico è stato Il polo escluso di Piero Ignazi uscito nelle librerie nel 1998.
La pubblicistica di destra, citata nella bibliografia, ha trattato ampiamente le vicende della fiamma tricolore e dei suoi sviluppi interni ed esterni, con la nascita dei movimenti extraparlamentari: Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e Terza Posizione, solo per citare i piu’ noti.
E’ praticamente impossibile riassumere in poche righe la storia di un partito che, lo si voglia o no, ha segnato la storia pubblica dell’Italia per oltre quarant’ anni e ha fatto sedere i propri rappresentati alla Camera e al Senato e nelle Assemblee regionali, provinciali, comunali, e persino circoscrizionali.

Riflettori puntati sull’MSI
Il senso della continuità ideale e del patrimonio culturale con il fascismo repubblicano, e, piu’ in generale con il Ventennio “nero”, era ben espresso dall’articolo 1 dello statuto del MSI, dove, tra l’altro si citava il raggiungimento, tramite l’alternativa corporativa, di una piu’ alta giustizia sociale.
L’alternativa al sistema partitocratico e il rigetto della democrazia parlamentare, riassunto con il termine Sistema, non fu mai l’abbandono della terza posizione perfettamente equidistante dal liberalcapitalismo e dal marxismo e venne ribadita, da tutti i segretari nazionali della sua storia politica, fino a quella che per molti fu il tradimento di Fiuggi e la nascita di un altro soggetto politico autenticamente di destra liberal conservatrice e liberista in economia.
A dir la verità nel MSI fu sempre presente una componente “moderata” e conservatrice, se non reazionaria, che intendeva spostare le posizioni del partito da rivoluzionarie in un partito tutto “legge e ordine”.
Con il trionfo alle elezioni politiche del 1972, quando il MSI – DN raggiunse quasi il 9 % alla Camera con oltre 2 milioni di voti, con l’accordo con monarchici, liberali e conservatori cattolici, la fiamma tricolore virò decisamente, con la seconda segreteria di Giorgio Almirante, a “destra”, mettendo in sordina le sue istanze piu’ rivoluzionarie, nazionalpopolari e sociali che provenivano direttamente dall’esperienza repubblicana dell’ultimo fascismo.
Se con il corporativismo e la socializzazione il movimento mussoliniano si proponeva di andare oltre il capitalismo e il comunismo, la Destra Nazionale e la Costituente per la Libertà erano una concessione al suddetto sistema demo parlamentare, per non citare la scissione di Democrazia Nazionale nel 1976 – finanziata anche da Silvio Berlusconi che in seguito all’affermazione di Fini nelle comunali di Roma del 1992 si dichiarò per lo sdoganamento dei missini.
L’obbiettivo del superamento del marxismo già in crisi dopo il crollo del muro di Berlino nel novembre 1989 e nei Paesi del socialismo reale fu il cavallo di battaglia della breve segreteria di Pino Rauti con la proposta dello «sfondamento a sinistra», cioè nel rivolgersi ai delusi del comunismo fallito per logiche interne al marxismo, fu assai suggestiva, ma deludente sul piano dei consensi elettorali, che ne provocarono le dimissioni.
Il congresso di Fiuggi
Il congresso di Fiuggi del gennaio 1995 fu la fine dell’esperienza missina così come la si era conosciuta dal dicembre 1946, la nascita di Alleanza Nazionale sulla quale molti militanti, dirigenti ed elettori si opposero fermamente.
Tra i nomi piu’ noti e storici del partito neofascista si possono citare oltre lo stesso Rauti e Giorgio Pisanò, già fuoriuscito dal MSI per dar vita al Movimento Fascismo e Libertà, ma anche esponenti che volevano la coesistenza del MSI ed AN come Teodoro Buontempo.
Se Gianfranco Fini andò alle Fosse Ardeatine, inserì nello statuto di AN l’emendamento nel quale venivano erroneamente equiparati antisemitismo ed antisionismo, e la celebre affermazione che la «destra politica italiana non è figlia del fascismo ma è esistita prima, durante e dopo la dittatura di Benito Mussolini e dove si riconobbe che l’antifascismo fu il valore che permise all’Italia di ritrovare le libertà che il fascismo aveva conculcato», lo fece forse in buona fede, ma tradendo la memoria storica di decine di migliaia di giovani uccisi durante la guerra fratricida con i partigiani e dall’invasore angloamericano, e quella piu’ recente degli anni di piombo nel quale il partito dovette affrontare una vera e propria mattanza da chi voleva proseguire la lotta partigiana a tempo scaduto.
Concludendo questa breve nota, il Movimento Sociale Italiano fu un movimento popolare di giovani ed anziani, spesso appartenenti alle classi sociali piu’ umili, spinti dalla passione per la riaffermazione di una Idea per la quale avevano consacrato la loro stessa vita, oltre gli impegni lavorativi e gli affetti famigliari.
Il monumentale lavoro di Cappellari e Linzalone è quindi una preziosa testimonianza sulla storia di questo partito politico ed è arricchito da un’appendice e da pagine riportanti i documenti, testi di canzoni, e le foto dei principali esponenti missini e del Movimento Sociale Fiamma Tricolore che ha proseguito il percorso raccogliendo il testimone prima che il “sacro fuoco” missino si spegnesse completamente.
Si ringrazia Franco Brogioli per la pubblicazione
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