La illusione geopolitica di un continente unito
In realtà il vero problema è che l’Europa non esiste, e non esiste perché è strutturalmente innaturale. Essa si rivela tale poiché, pur nella sua assoluta e palese decadenza, rimane un insieme eterogeneo di Patrie. Le nazioni possono anche unirsi tra loro, dato che possiedono confini fisici e geografici ai quali possono, per convenienza o trattati, teoricamente rinunciare. Questo processo non è invece applicabile alle Patrie, i cui confini sono interamente immateriali, trascendenti, spirituali, culturali, storici, religiosi e tradizionali.
Le Patrie possiedono un’identità profonda che può, e anzi deve, riconoscere le altre identità. Questo riconoscimento reciproco serve proprio a confermare e rafforzare la propria specificità, ma deve avvenire senza mai disperdere o confondere la propria essenza originaria, altrimenti si cessa definitivamente di essere una Patria.
Il diritto alla differenza e il modello americano
Le Patrie, a causa della natura stessa delle loro identità, non possono fondersi o confondersi in un unico calderone. Esse possono soltanto riconoscersi reciprocamente. Questo non deve intendersi solo e soltanto nel senso hegeliano, secondo cui la consapevolezza di sé richiede e passa necessariamente attraverso il riconoscimento degli altri, ma soprattutto per l’esistenza di un autentico e inalienabile diritto alla differenza.
Se questi concetti, sintetizzati qui per ovvie necessità di esposizione, possono costituire un solido punto di riferimento, non è difficile affermare che gli Stati Uniti d’America non sono una vera patria, bensì soltanto una Nazione. Non poteva d’altronde essere diversamente, alla luce dell’ideologia liberale che ne incarna profondamente l’essenza costitutiva.
La resistenza dell’identità contro la forza materiale
Patrie erano e sono, invece, tutti quegli Stati a cui gli Stati Uniti hanno mosso guerra nel corso del tempo, a cominciare dagli indiani d’America per finire, nell’era contemporanea, all’Iran. Se si escludono i pellerossa, in un contesto in cui la contesa squilibrata era tra arco e frecce contro i fucili Winchester, in nessuna di queste altre guerre l’America è riuscita a uscirne a pieno titolo vincitrice, pur potendo contare sulla schiacciante superiorità materiale da superpotenza.
Ci si può legittimamente chiedere se l’identità di una Patria conti più dei carri armati, e la risposta è affermativa. Certamente, dove hanno fallito i cannoni e i missili, ha finito per vincere l’arma più potente in dotazione non agli eserciti, ma a poche entità finanziarie di questo Occidente puramente economico e non geografico: il dollaro.
Dallo sbarco del 1943 alla perdita della sovranità
Fu proprio la moneta americana, supportata dall’intera anglosfera e con la complicità di reti massoniche e servizi segreti, che nel 1943 sbarcò indisturbata in Sicilia. Da quel momento storico iniziò la cosiddetta Liberazione dell’Italia, un processo che, di fatto, trasformò repentinamente quarantacinque milioni di fascisti in quarantacinque milioni di antifascisti.
Da quel giorno l’Italia ha smesso di essere una Patria, restando soltanto una nazione e, nei fatti, una colonia. Dei suoi millenni di straordinaria civiltà sono rimasti solamente i chewing-gum e i gay pride. L’Italia come nazione, ahimè orgogliosamente occidentale e liberale, ha potuto così partecipare alla cooperativa Europa, consegnando a quest’ultima anche ciò che restava della sua sovranità residua.
Il Grande Israele e il caos unipolare
Oggi le lobby finanziarie che governano in realtà il cosiddetto Occidente attraverso l’influenza sugli Stati Uniti, stanno approfittando del caos geopolitico derivante dal progressivo degradarsi del mondo unipolare. Queste forze cercano, con la consueta e violenta arroganza, del tutto incurante dei danni prevedibili che ricadono sugli sprovveduti popoli europei loro alleati, di realizzare l’antico disegno del “Grande Israele”.
Comunque la si pensi su questi scenari, il dato più realistico che si può ricavare dall’analisi è che l’arma di difesa più temibile per proteggersi e superare il caos conseguente alla rottura degli equilibri geopolitici mondiali è di natura squisitamente immateriale. Essa risiede nel possedere quella meta-identità collettiva, ovvero quel profondo sentimento di Patria che sostiene, legittima e caratterizza il concetto stesso di nazione.
La via per la ricostruzione della Patria
Se l’Italia vuole davvero resistere al caos derivante dalla rottura definitiva degli equilibri mondiali, deve cambiare rotta. I nuovi scenari vedranno sempre più l’aggregarsi diversificato di potenze che si spartiscono le nuove sfere di influenza sul pianeta, senza affatto escludere l’uso della forza militare.
Per non soccombere, il Paese deve uscire urgentemente dai consessi e dalle riunioni delle nazioni liberali. Diventa fondamentale ricostruire una solida identità di Patria, l’unica forza capace di permettere e guidare la nazione verso la necessaria riconquista di una sovranità pienamente autonoma.
Giovanni Preziosa
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