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Home Cronaca

PALERMO-BOLOGNA E LE VERITA’ SULLE STRAGI APPARECCHIATE (DALLA SINISTRA)

Carlo Persano di Carlo Persano
13/08/2026
in Cronaca, Politica
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PALERMO-BOLOGNA E LE VERITA’ SULLE STRAGI APPARECCHIATE (DALLA SINISTRA)
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Tra fine Luglio e l’inizio di Agosto si tengono ogni anno dei raduni popolari sia a Palermo che a Bologna. Il 19 Luglio è il momento delle celebrazioni a Palermo per la strage di via d’Amelio, dove furono massacrati Paolo Borsellino e la sua scorta. Il 2 Agosto c’è la kermesse di Bologna per ricordare la strage alla stazione. In entrambi i casi sia Palermo che Bologna pretendono solo delle verità ormai cristallizzate da anni che vogliono i fascisti come colpevoli di Bologna e poi i fascisti insieme alla mafia come colpevoli di Palermo. Sarà la verità sulle due stragi? Molti hanno la sensazione che manchi qualcosa, altri hanno la sensazione che manchi parecchio. Vediamo un’analisi per capire la genesi delle convinzioni cristallizzate e delle piste alternative che sia Palermo che Bologna tentano di bloccare.

Le analogie vocazionali di Bologna e di Palermo

L’analogia più evidente sono gli appalti, ovvero l’assegnazione di commesse o di forniture nei territori controllati dalla sinistra a Bologna e dalla mafia a Palermo. C’è in entrami i casi uno spirito anti Italia perché quegli appalti devono finire a certe entità del territorio e non ad aziende provenienti da fuori. Per capire, provate a chiedere una licenza per aprire un supermercato dove comandano le coop emiliane e vi sarà tutto chiaro.

Direte, succede un po’ dappertutto, è vero, ma a Bologna e a Palermo diventa una religione sigillare gli appalti.

Semmai ci si dovrebbe chiedere perché a Palermo, ogni tanto, qualche giudice pazzo ed eroico vuole indagare sui meccanismi degli appalti ma poi salta per aria e, invece, a Bologna non si vede mai un’indagine su quegli appalti. Nei passaggi successivi di questa analisi si dovrebbe capire qualcosa.

La seconda analogia riguarda le stragi, dove in entrambi i casi la colpa è demandata a trame fasciste che vogliono destabilizzare lo Stato per impadronirsi del potere centrale. Sia per Bologna che per Palermo viene indicato quel movente per le stragi. Lo spunto nasce addirittura negli anni ’60 ma viene tenuto in vita ancora adesso con qualche rianimazione.

I golpe autoritari degli anni ’60 come movente delle stragi in Italia

Negli anni ’60 inizia una serie di colpi di Stato che eliminano la democrazia nel Mediterraneo. Il primo avviene in Turchia nel 1960 (replicato poi nel 1971) e il secondo avviene in Grecia nel 1967, denominato il golpe dei Colonnelli.

In entrambi i golpe vengono arrestati numerosi esponenti progressisti e di sinistra, in particolare in Grecia e sono entrambi golpe monitorati dalla Nato. Quindi con massiccio intervento di forze militari. In Italia si parlerà di un tentato golpe militare nel 1964 da parte del generale De Lorenzo, che però non si realizzò.

La strage di piazza Fontana a Milano e il fallito attentato di Nico Azzi

In Italia ci furono una strage e un tentato attentato, entrambi avvenuti con l’intento di incolpare la sinistra. L’attentato definito di piazza Fontana del 1969 erano in realtà quattro attentati in contemporanea per dimostrare una potenza di fuoco importante, due a Milano e due a Roma. Tutti verso i tipici obiettivi degli anarchici, le banche e l’altare della Patria. Non si capisce se dovevano produrre morti come in realtà accadde solo per piazza Fontana, perché anche per piazza Fontana accadde l’evenienza tragica che la banca rimase aperta eccezionalmente dopo i normali orari.

Neanche si vuole qui diluire la responsabilità di chi organizzò quegli attentati.  In ogni caso, di quegli attentati doveva risultare colpevole la sinistra. Lo stesso doveva avvenire per il fallito tentato attentato di Nico Azzi sul treno Roma-Torino del 1973. Anche in questo caso doveva risultare colpevole la sinistra perché Azzi e un complice si erano fatti notare sul terno con dei quotidiani dell’estrema sinistra. Data la stupidità dell’organizzazione, si può ipotizzare che anche questo tentativo partisse come dimostrativo. A seguito di questi due eventi, è ovvio pensare che il fine fosse quello di aizzare i militari italiani contro i partiti e le organizzazioni di sinistra, come in Turchia e come in Grecia. In effetti, c’era una parte della destra affezionata alla Nato.

Il nuovo indirizzo degli attentati da Brescia in poi

Come visto, fino al 1973 gli attentati erano volti alla speranza di un golpe militare in stile Colonnelli greci, volto ad arrestare i dirigenti e gli attivisti di sinistra, presentandoli come colpevoli del clima che aveva portato agli attentati.

Ma non ci fu nessuna sollevazione dei militari in Italia e, implicitamente, anche la Nato non ritenne di dover assecondare un golpe militare come accadde in Turchia o in Grecia. Poi, nel Maggio del 1974, avvenne una nuova strage a Brescia ma questa volta l’obiettivo era dichiaratamente contro i rappresentanti della sinistra, verso una manifestazione di sindacati. Tutto era cambiato. Anche in questo caso non si capisce se l’attentato dovesse provocare dei morti poiché la bomba fu piazzata in un cestino vicino ai portici mentre la manifestazione dei sindacati era inizialmente lontana dai portici e cambiò locazione a causa dell’arrivo di una pioggia. Ma poco cambia nella logica dei colpevoli, ovvero questi sarebbero stati percepiti come militanti di destra e solo questi dovevano essere arrestati.

Non più quelli di sinistra. Dopo Nico Azzi del 1973 era quindi subentrato il convincimento che le bombe fossero solo di destra e quindi la sinistra non poteva più esserne incolpata e, di fatto, si susseguirono moltissimi arresti nell’ambito della destra. Di più, tra i militanti di destra era subentrata la convinzione che, un eventuale golpe dei militari, avrebbe portato solo a dei maggiori arresti nei loro confronti e non era un paradosso. Ovvero non esisteva più nessuna convenienza nella destabilizzazione dell’Italia da parte dei fascisti perché i militari li avrebbero arrestati in massa.

Invece arrivarono nuovi attentati che tutti attribuirono alla destra, l’Italicus (1974), Ustica (1980), La stazione di Bologna (1980) il rapido 904 (1984) e Uno Bianca (1987-1994), tutti con l’intento di destabilizzare il paese per una svolta autoritaria. Ovviamente i fascisti si sentirono bersagliati da questa serie di attentati sia politicamente sia, peggio, fisicamente. Ogni fascista temette in quegli anni una svolta ulteriormente autoritaria, ma antifascista. E anche il genio di Pasolini percepì tra i primi questo cambiamento.

Perché viene commemorata solo la stazione di Bologna

Tutti capirono che c’era molto di strano in quegli attentati e si iniziarono ad intravedere delle azioni dei servizi segreti in proprio o in contiguità con le organizzazioni criminali, fossero la camorra o la mafia. Un noto camorrista fu trovato morto dopo un attentato e aveva addosso un tesserino dei servizi segreti. Da allora, stranamente, l’Italicus, Ustica, il rapido 904 e la Uno bianca, fuoriuscirono per sempre dalle celebrazioni di Bologna. Resta solo la strage della stazione. Perché solo la stazione?

Bologna vuole solo i fascisti per la strage alla stazione

Nel 1983, da Bologna parte un’indagine con mandati di cattura verso cinque appartenenti ad Avanguardia Nazionale, con a capo Stefano delle Chiaie. Entrano massicciamente in azione i servizi segreti, prima viene reperito un truffatore già ricercato in Svizzera, Elio Ciolini, che accusa Delle Chiaie, Pagliai, Palladino e altri due quali esecutori della strage. Poi il Sisde (servizi segreti italiani) e la Cia, organizzano il sequestro di Pagliai in Bolivia e Pagliai viene assassinato disarmato e con un colpo alle spalle, alla nuca (Doc. 009/2 del Sisde a libera consultazione dal 2015).

Il tutto accade perché Bologna rinuncia a chiedere l’estradizione di Pagliai per l’inconsistenza delle sue stesse accuse e allora ecco subentrare il sequestro insieme alla Cia. Allo stesso tempo, Palladino viene barbaramente assassinato in un carcere in Italia da dei sicari. Evidentemente Bologna sperava di ammazzare tutti per evitare il processo. Invece Delle Chiaie si salva e si presenta al processo dove smonta tutte le accuse ridicole.

Nel frattempo la magistratura Svizzera inizia un’indagine per corruzione contro gli inquirenti italiani per via di 200 milioni che avrebbe ricevuto il truffatore Ciolini da Bologna, per le false accuse. False e ridicole ma che produssero due morti innocenti. Bologna non si rassegnò e cercò nuovi fascisti colpevoli ma commise un errore grave, prima accusò degli appartenenti ai Nar evidentemente estranei ma poi incluse tra i colpevoli un certo Paolo Bellini e, per strafare, con quel nome si cacciò in un tunnel dove resta chiusa ancora oggi. Poi vedremo ampiamente.

Il vero movente per la strage di Bologna è Ustica

Come possiamo osservare ogni anno durante la celebrazione di Bologna, il movente di cui ha bisogno Bologna è la strage fascista, volta a destabilizzare l’Italia per una svolta autoritaria. Prima si parlava anche di golpe militare ora si parla solo di svolta autoritaria. Ma, come abbiamo ampiamente visto, i fascisti, già dal 1973, vedevano come la peste ogni attentato poiché causava centinaia di arresti nei loro confronti e li qualificava come assassini di persone innocenti, altro che attentato per una svolta autoritaria.

Allora si deve capire quale fu il vero movente per la strage alla stazione del 2 Agosto 1980 che i fascisti non vollero mai accollarsi e dobbiamo andare indietro di poco, al 27 Giugno del 1980, poco più di un mese prima. E qui entrano di nuovo pesantemente in gioco i servizi segreti. Da Bologna partì un aereo passeggeri diretto a Palermo (è anche nel destino l’analogia tra Bologna e Palermo) che esplose in volo causando la morte di 81 persone, quasi come gli 85 morti della stazione.

Subito si parlò di una bomba e subito venne indicato il nome di Affatigato, fascista toscano, ma, sfortunatamente per gli inquirenti, Affatigato aveva un alibi di ferro e si trovava pure all’estero. Ma serviva la bomba fascista e fu richiesta una perizia sul relitto dell’aereo. La perizia (denominata Misiti) stabilì che si trattò di una bomba collocata nella toilette dell’aereo, proprio come la bomba che stava preparando Nico Azzi nella toilette del treno. Una perizia che sapeva di marcio.

Ma il lavoro dei servizi segreti fu alacre e pure per un mig libico caduto in Calabria fu spostato il momento dell’evento per non avvicinarlo all’aereo passeggeri italiano.

Peccato che iniziarono a girare vorticose voci sul reale accadimento e iniziò Cossiga a denunciare l’abbattimento dell’aereo a causa di un missile, fregandosene della perizia tanto cara ai servizi segreti. Secondo quanto riferì Cossiga, succedeva che dei mig libici si mettevano spesso in coda agli aerei di linea italiani per non essere intercettati. Andavano in Cecoslovacchia, allora nel blocco sovietico, per le manutenzioni e altre incombenze (si parlò anche di cure per Gheddafi). I francesi, da sempre indispettiti con la Libia (chi assassinò poi Gheddafi?), non gradivano questi passaggi e invitarono il governo italiano a provvedere di sospendere la pratica. Cossiga riferì di una frase dei francesi: “O li bloccate voi o ci pensiamo noi”.

Poi, poveri servizi segreti, due medici incaricati dell’autopsia arretrarono di moltissimi giorni la morte del pilota del mig libico colpito e caduto in Calabria, fino a ridosso del giorno di Ustica. Insomma, per farla breve, qualche caccia della Nato tirò due missili, uno colpì il mig in scia dell’aereo passaggeri e un altro colpì l’aereo stesso. Apriti cielo, si doveva dare per forza la colpa a una bomba e, per induzione, ne fu collocata un’altra un mese dopo, alla stazione. L’obiettivo fu raggiunto poiché la bomba alla stazione oscurò molto l’abbattimento dell’aereo passeggeri e consolidò la versione della bomba a bordo.

Nel frattempo si susseguirono un sacco di morti strane di militari presenti nelle stazioni radar o come piloti sugli aerei in volo quella notte. Si parla di più di 10 potenziali testimoni uccisi, anche due piloti delle frecce tricolori in volo quella notte subirono una sorte tragica. Erano i piloti Ivo Nutarelli e Mario Naldini e Nutarelli avrebbe dovuto deporre il giorno successivo su Ustica e, ad ascoltare la moglie, avrebbe avvalorato la versione del missile. La Nato era salva.

Non esiste più la strage di Stato

Come visto, la maggior parte delle stragi non viene più commemorata a Bologna (Italicus, Ustica, Rapido 904 e Uno bianca) e sono tutte stragi in odore di servizi segreti, una volta definiti “deviati”. Deviati verso il fascismo, ovviamente. Adesso sta scomparendo tutto ciò e il motivo è semplice, la sinistra si è impadronita da tempo degli ingranaggi dello Stato.

La quasi totalità dei giudici è di sinistra (in Csm regola i concorsi), la quasi totalità degli appartenenti ai 100.000 rappresentanti della Casta (contati da Rizzo e Stella) è di sinistra, moltissimi degli alti gradi dei militari e dei servizi segreti sono stati nominati dalla sinistra durante i suoi oltre 16 anni di governo, la corte Costituzionale e i presidenti della repubblica sono di sinistra, il tutto in contemporanea. Renzi si fa ancora beccare mentre parlotta in autostrada con i suoi amati servizi segreti.

Persino tutti i vescovi sono di sinistra a partire dal cardinale Zuppi di Bologna, capo dei vescovi. Parlare ancora oggi di stragi di Stato contamina tutti questi nuovi padroni dell’Italia. Quindi Bologna non può più parlare di strage di Stato, è lei lo Stato e infatti non chiede mai di togliere il segreto di Stato.

Chi è il maresciallo Bellini del Sismi

Come detto, Bologna, per strafare, commette un errore ed è la condanna di tal Paolo Bellini “fascista”. L’intenzione di Bologna è logica, deve giustificare gli omicidi di Pagliai e di Palladino, risultati totalmente innocenti per la strage alla stazione e qual è lo schema: “Bellini faceva parte di Avanguardia nazionale, la stessa organizzazione di Pagliai e di Palladino, quindi i due potevano tranquillamente essere ammazzati perché erano camerati di un colpevole per Bologna”. Lodevole l’impegno di Bologna e di tutti i suoi amici per accreditare il sillogismo.

A partire da Ranucci con le sue trasmissioni in tv, ma peccato che Bellini non è sostenibile come aderente ad Avanguardia Nazionale. Prima ci si mette Adriano Tilgher, ex presidente di Avanguardia, che vuole essere sentito al processo di Bologna per dimostrare che Bellini nessuno lo conosceva né lo aveva mai sentito. Il tribunale, direi ovviamente, rifiuta di sentire Tilgher e allora questi invia un plico di documenti al processo ma il plico, direi sempre ovviamente, viene “RESPINTO” e giace con tale timbro del tribunale a casa di Tilgher. Poi iniziano le voci su Bellini come agente del Sismi (servizi segreti) sia al tribunale di Firenze che al tribunale di Palermo.

E poi al tribunale di Roma viene citato il maresciallo Tempesta dei carabinieri che parla di Bellini come del maresciallo Oronzi del Sismi. Bellini, alias Oronzi. Per di più, questo Bellini-Oronzi propone un attentato alla torre di Pisa e lo spargimento di siringhe infette per i bambini sulle spiagge. A questo punto, Bologna chiede di chiarire? Ma neanche per sogno, Bellini deve essere un fascista altrimenti si rischia che la strage non sia più fascista e poi se la devono dimenticare come già avvenuto per l’Italicus, per il rapido 904 e per la Uno bianca. E addio celebrazioni il 2 Agosto col sindaco Lepore che straparla gongolando.

Anche a Palermo la strage deve essere fascista

Abbiamo visto le analogie tra Bologna e Palermo e quella dell’omicidio dei giudici Falcone e Borsellino deve risultare una strage fascista tanto quanto quella alla stazione. Ma c’è un grosso problema, Falcone e Borsellino non stavano indagando sui fascisti in Sicilia ma stavano indagando sui ricchi appalti che finivano forzatamente in direzione della mafia o degli amici della mafia e quindi il movente più logico per il loro omicidio appare in queste indagini dove i fascisti non c’entravano niente. Mica la mafia voleva far assegnare qualche ricco appalto ai fascisti, non avevano bisogno di nessun aiuto per farseli assegnare.

Anche a Palermo c’era stato il caso di un falso pentito come a Bologna, si chiamava Alberto Lo Cicero e disse che Delle Chiaie (ancora lui) si era occupato dell’attentato al giudice Falcone. Peccato che, quando fu chiesto a Lo Cicero di illustrare le modalità dello scavo da preparare insieme al Delle Chiaie dove fu posizionato il tritolo, rispose: “No, lo scavo già c’era”. Quindi Delle Chiaie serviva solo come eminenza delle stragi? Non doveva realmente organizzare il tutto ma dare solo la sua benedizione?

Peccato che i fratelli Troia, importanti capi mafiosi, furono poi condannati per la strage e avevano operato lo scavo, avevano procurato l’esplosivo, avevano reperito gli inneschi e il telecomando. Senza neanche conoscere Delle Chiaie. Peccato che, nello stesso processo ai Troia, Lo Cicero fu definito un falso pentito poiché era stato allontanato dai Troia sei anni prima della strage, non poteva sapere niente da sei anni (Sentenza 434/1995). Ma un gruppo di giudici di sinistra di Palermo, tra i quali Lo Forte, Patronaggio e Scarpinato, insistono sulla tesi delle stragi fasciste, aiutati dal candido Ranucci, perché?

Borsellino viene bloccato dai giudici di Palermo cinque giorni prima di morire

Come visto Borsellino, anche dopo l’omicidio del suo amico Falcone, continuò ad indagare sugli appalti e la mafia, convinto che una serie di omicidi mafiosi fosse avvenuta a causa di quegli appalti. Per tutta risposta il 14 Luglio del 1992 un gruppo di giudici di Palermo bloccò le indagini di Borsellino e convocò un’assemblea tra tutti i giudici. Oggi il l’ex giudice Scarpinato, poi senatore del M5S, ancora sostiene che Borsellino fu avvertito in quella riunione del blocco delle sue indagini mentre la Procura di Caltanissetta, titolare delle indagini sugli omicidi di Falcone e di Borsellino, avrebbe scritto che il blocco fu nascosto a Borsellino.

Si aggiunge l’ex giudice Ingroia che avrebbe sentito Borsellino pronunciare le parole “voi non me la raccontate giusta” in uscita da quell’assemblea. Fatto sta che, avvertito o non avvertito, Borsellino se ne fregò del blocco e prelevò un importante fascicolo su un omicidio legato agli appalti, il 18 Luglio 1992, e il giorno dopo venne fatto saltare per aria. E sono spariti la sua agenda e il fascicolo sugli appalti. E no, non c’erano appunti sulle fantomatiche trame nere, ma sugli appalti invece sì.

Era evidente che ai mafiosi interessava solo bloccare le indagini di Borsellino

Con Falcone e Borsellino morti ammazzati si fermano gli omicidi di giudici, è palese. Serviva una dimostrazione come questa per capire cosa voleva bloccare la mafia? Invece Scarpinato insiste sulla tesi della trama nera, perché? Certo, col blocco delle indagini di Borsellino appaiono tutti come dalla parte dei mafiosi, come se avessero gli stessi intenti, è ovvio allora il tentativo di portare l’attenzione verso una bella congiura mafiosa e fascista al tempo stesso. E anche la Cassazione sembra voler prolungare lo stillicidio di una pista senza alcuna logica, poteva essere diverso?

Bloccando Borsellino, si voleva bloccare l’indagine sulle Coop di Bologna in Sicilia?

C’è il terribile sospetto che dei giudici di sinistra volessero bloccare Borsellino, raro giudice di destra, perché stava forse investigando sulla presenza delle potentissime Coop di Bologna nei ricchi appalti in Sicilia? Borsellino stava indagando sul potente Consorzio delle cooperative di Bologna (oltre che sulla Cmn di Ravenna e la Coop di Comiso)? La sinistra unita sta oggi muta sull’omicidio di Borsellino per un movente come questo? Si era congiunto un asse tra Bologna e Palermo?

Il governo può intervenire per trovare la verità su tutti questi eventi. Il maresciallo Bellini e il giudice De Luca, per motivi diversi, stanno rischiando la vita?

Tutti gli eventi descritti sono avvenuti sotto governi di sinistra, con probabili funzionari nominati e gratificati dalla sinistra. Oggi al governo sono presenti ministri non coinvolti in quelle vicende ma dovrebbero lo stesso volere la verità e rendere giustizia ai tanti morti innocenti.

  • Il sottosegretario Mantovano può chiedere al Sisde i verbali sugli omicidi di Pagliai e di Palladino, e chi erano i superiori degli agenti coinvolti nelle operazioni.
  • Il ministro Nordio può chiedere perché non si optò per la richiesta di estradizione per Pagliai ma fu scelto un sequestro.
  • Sempre Mantovano può chiedere chi fossero i superiori del maresciallo Bellini.
  • Il ministro Nordio può chiedere della reale condizione detentiva o meno di Bellini. Bellini ha già fatto trapelare che chiederà l’eutanasia. Comodo per farlo sparire, no?
  • Il ministro Nordio deve tutelare la posizione di Bellini poiché un eventuale crollo dell’orchestrazione potrebbe portare al suo omicidio.
  • Il ministro Nordio può chiedere i verbali dell’assemblea dei giudici di Palermo che tentarono di bloccare Borsellino.
  • Il ministro Nordio può chiedere un’indagine sulla possibile presenza delle Coop di Bologna nelle gare di appalto in Sicilia.
  • Il ministro Nordio dovrebbe tutelare gli spostamenti del procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, poiché, isolato da Scarpinato, da Ranucci, dal gip di Caltanissetta e dalla Cassazione, sta indagando nella stessa direzione di Falcone e di Borsellino.

Carlo Maria Persano

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Commenti 1

  1. Claudio monacelli says:
    1 mese fa

    Trovo questo scritto più che un articolo una vera analisi dei fatti, scritto con grande conoscenza e onestà intlettuale

    Rispondi

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