Johannesburg è nel caos, le strade vibrano non per la musica o il traffico, ma per un profumo… un profumo inconfondibile, carnale, quasi sovversivo in questo sacro periodo. Un uomo, identificato come Jonathan “Braai-Master*” Van Wyk, 42 anni, è finito dietro le sbarre con accuse gravissime: “tortura olfattiva” ai danni dei suoi vicini musulmani durante il Ramadan.

Sì, avete capito bene. Non si parla di furto di datteri sacri o di interruzione di preghiere notturne. L’arma del delitto, in questo caso, è una griglia. Una semplice, innocente (all’apparenza) griglia, trasformata in strumento diabolico da un uomo che, a quanto pare, ha deciso di interpretare il concetto di “sofferenza” durante il digiuno in modo decisamente… aromatico.
Per chi non lo sapesse, il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, durante il quale i musulmani praticanti si astengono dal cibo e dalle bevande dall’alba al tramonto. Un periodo di profonda riflessione spirituale, di disciplina e di empatia verso chi soffre la fame. Ecco, forse il signor Van Wyk ha voluto fin troppo empatizzare, portando la “sofferenza” direttamente sotto il naso dei suoi vicini.
Le cronache locali narrano di due settimane di indagini serrate, degne di un thriller internazionale, per smascherare questo “Braai-Master” del terrore olfattivo. Sembra che l’uomo, con una meticolosità degna del più perfido dei villain, accendesse la sua griglia proprio nelle ore di maggiore languore, quando lo stomaco dei fedeli iniziava a brontolare melodie tutt’altro che sacre. E non si limitava a una tristissima verdura grigliata, no! Il repertorio includeva boerewor sfrigolanti (una tipica salsiccia sudafricana) e succulente costolette d’agnello marinate, il tutto sapientemente orchestrato per saturare l’aria con effluvi capaci di far vacillare anche il più devoto dei fedeli.
Torturatore o fastidioso burlone?
Ora, diciamocelo chiaramente: la linea tra una burla di pessimo gusto e una vera e propria “tortura” è sottile come la crosta di un agnello ben cotto. Certo, immaginare l’odore di una grigliata fumante mentre si è a stomaco vuoto non è esattamente una passeggiata di piacere. Ma arrivare all’arresto dopo due settimane di indagini? Sembra quasi che le forze dell’ordine sudafricane abbiano fiutato (è il caso di dirlo) un’emergenza nazionale.
E qui sorge spontanea la domanda: cosa ne penseranno i vegani di tutto ciò? Finora si sono battuti per la chiusura dei macelli, ma ora dovranno forse aggiungere le bracerie alla loro lista nera? “Chiudete quelle fonti di tentazione olfattiva!”, tuoneranno, temendo che il profumo di una costoletta possa far deragliare anche il più convinto dei mangiatori di tofu.
Scherzi a parte (ma non troppo, visto l’arresto), questa vicenda solleva un interrogativo interessante sul confine tra libertà individuale e rispetto per le sensibilità altrui, soprattutto in contesti multiculturali. Certo, il “Braai-Master” potrebbe aver semplicemente avuto una gran voglia di grigliare, ignorando le tempistiche del Ramadan. Oppure, chissà, potrebbe aver covato un piano machiavellico per destabilizzare la quiete spirituale dei suoi vicini a suon di aromi carnivori.
Quel che è certo è che due settimane di indagini per reprimere una burla (per quanto saporita) appaiono un tantino eccessive. Forse, invece di mobilitare le forze dell’ordine, sarebbe bastato un cordiale invito a condividere (dopo il tramonto, ovviamente) quelle prelibatezze. In fondo, il profumo di una grigliata, se condiviso, può unire più di quanto possa dividere. Anche durante il Ramadan. E magari, la prossima volta, il “Braai-Master” potrebbe optare per delle melanzane grigliate. Giusto per non rischiare un’altra “crisi olfattiva” internazionale.
Redazione
.* “Braai Master” è un termine sudafricano che si riferisce alla persona che è responsabile della grigliata, chiamata “braai” in Sudafrica (un equivalente del barbecue). Il “Braai Master” è colui che accende il fuoco (solitamente a legna, a volte a carbone), si occupa della brace e cucina la carne.
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