Fa rumore quello appena approvato a larga maggioranza (781 voti su 809) dall’Assemblea sinodale della Cei, tra i punti più discussi l’apertura e l’accettazione di persone Lgbtq+ con l’invito a parrocchie e diocesi a non discriminarle, ed all’accoglienza di persone omosessuali e transgender e delle persone in situazioni affettive “irregolari” (divorziati risposati, conviventi, persone impegnate in un’unione civile…).
Tale documento disponibile online sul sito della Cei, è composto da tre parti, “Il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali”, “La formazione sinodale e missionaria dei battezzati” e “La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità”.
Ma come detto quello che fa discutere e scuotere tutti i cattolici l’apertura sopracitata; è passata la linea del cardinal Zuppi e di tutte quelle cariche ecclesiastiche che strizziamo l’occhio ad un cero mondo progressista di sinistra.
Oltre a ciò, Il Documento tocca tante altre tematiche come il rinforzamento del ruolo delle donne nella Chiesa o la possibilità di affiancare figure laiche ai parroci, che sono sempre meno di anno in anno in anno, nel giuda delle parrocchie e lo studio di una riforma dei seminari.
Ma anche il ripensamento «del servizio di assistenza spirituale alle Forze Armate, ovvero la dismissione dei cappellani militari e l’invito alle diocesi a sostenere iniziative per il disinvestimento dagli istituti di credito coinvolti nella produzione, nel commercio di armi e per il bando al possesso e all’utilizzo di arsenali nucleari e a favore dell’obiezione di coscienza. Inoltre, rivedere i percorsi di catechismo per bambini e ragazzi, ed il rimodernamento” del linguaggio liturgico per, secondo il documento, renderlo più «comprensibile, moderno ed accessibile.
Una resa al riformismo
Insomma, una vera e propria “resa” verso posizioni riformiste e laiciste che nulla hanno a che vedere con i dogmi della chiesa, ma che probabilmente cercano di far uscire la chiesa stessa da una profonda crisi al suo interno, cercando di allargare il consenso.
Insomma, commentando una strofa della canzone di Fiorella Mannoia che tanto ben rappresenta questo mondo riformista di sinistra “Come si cambia cambiare per non morire…. Come si cambia per ricominciare”.
«Il Cammino sinodale oggi è terminato», ha aggiunto Zuppi, «ma ci accompagnerà lo stile sinodale, che ci spinge a realizzare nel tempo ciò che abbiamo intuito, discusso, scritto e votato».
Una delle proposte che ha scatenato un ampio dibattito tra progressisti e conservatori, dice che «che le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana». Mentre un’altra proposta a questa collegata esorta le «chiese locali e le Conferenze episcopali regionali» a promuovere «percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.)».
Donne e Difesa
Il Documento tocca numerosi aspetti oggetti di dibattito, anche molto acceso, in questi anni: il ruolo delle donne nella Chiesa da rafforzare in maniera decisa. I laici da affiancare ai parroci (sempre di meno) per la guida delle parrocchie attraverso l’istituzione di «gruppi o équipe ministeriali (diaconi, laiche e laici, sposi, consacrate e consacrati) o “animatori di comunità”». Lo studio di una riforma dei seminari dei quali bisogna verificare «l’efficacia formativa dell’attuale forma e struttura».
Ma anche il ripensamento «del servizio di assistenza spirituale alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate» e l’invito alle diocesi a sostenere «iniziative per il disinvestimento dagli istituti di credito coinvolti nella produzione, nel commercio di armi e per il bando al possesso e all’utilizzo di arsenali nucleari e per l’obiezione di coscienza». L’ammissione che finora sulla lotta agli abusi del clero e alla piaga della pedofilia ci sono state «criticità, resistenze e dinamiche sedimentate che talvolta hanno contrastato la corretta attenzione e salvaguardia verso i minori e le persone vulnerabili».
Valutare la possibilità di vendere o valorizzare in maniera appropriata beni e immobili di proprietà delle diocesi che non vengono utilizzati. Ripensare in maniera radicale i percorsi di catechismo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana per i bambini e i ragazzi. Lo “svecchiamento” del linguaggio e della liturgia per renderlo più «comprensibile alla luce dell’uso e della cultura attuali».
Il tabellone con il voto finale del Documento
L’obiettivo è superare la logica del “dentro/fuori” e avere una Chiesa che si mescola alla “pasta” del mondo, senza separazioni e senza lanciare anatemi.
«Finalmente la vita concreta delle persone ha fatto irruzione nelle riflessioni finali», commenta uno dei delegati dell’Assemblea sinodale chiamato a votare il Documento finale, «molte urgenze, sentite come tali dalle comunità dei credenti che si sono lasciate coinvolgere nel dibattito di questi anni, sono state accolte nel testo finale. C’è un netto passo avanti fatto dalla Chiesa italiana circa l’accompagnamento, l’accoglienza e l’inclusione di persone dal diverso orientamento sessuale. È la prima volta», sottolinea, «che si parla esplicitamente di transgender e si sottolinea la necessità di accompagnare dal punto di vista pastorale uomini e donne dai percorsi affettivi feriti come separati, divorziati e risposati».
Per un altro delegato un altro punto importante è l’attenzione al dibattito, cruciale di questi tempi, su pace e disarmo: «Il Documento mette in chiaro in maniera molto netta i problemi etici che comporta la corsa al riarmo in corso e per questo propone l’istituzione di un tavolo nazionale che coinvolga le parti coinvolte: governo, sindacati, Confindustria frutto di un dibattito corale, senza massimalismi, ma condotto con chiarezza evangelica. Per rimanere in tema di guerra, pace e non violenza, si invoca un ripensamento dell’assistenza spirituale dei soldati, interrogandosi sull’attualità dell’Ordinariato Militare: è giusto avere ancora un vescovo e dei sacerdoti con divise e stellette? E infine, non è un caso che si parli esplicitamente di “banche armate”, sollecitando il disimpegno da certi istituti di credito. Insomma, la Chiesa italiana ha dimostrato di avere molte cose da dire e di volerle dire».
Tre fasi del Sinodo
Il percorso sinodale è iniziato nel 2021 su impulso di papa Francesco. Si è sviluppato in tre fasi: quella narrativa (2021-2023), quella sapienziale (2024) e quella profetica (2025). Sono state coinvolte oltre 200 chiese locali, 400 referenti diocesani, 500mila persone organizzate in 50mila gruppi di ascolto.
«Sono stati quattro anni belli», ha detto monsignor Erio Castellucci, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, nel suo intervento introduttivo. «La bellezza, per i cristiani, non è solo armonia, ma è dono, impegno, sacrificio. La nota della bellezza mi pare in grado di riassumere questi anni, che possiamo ora vivere con gioia ed entusiasmo».
Richiamando le tappe del processo avviato nel 2021 su impulso di papa Francesco, Castellucci ha ricordato come il Sinodo sia stato innanzitutto un’esperienza di persone e relazioni, più che di testi o strutture: «50mila gruppi si sono incontrati, ascoltati e confrontati. È stato un fenomeno unico nella recente storia della Chiesa in Italia».
Dopo l’interruzione della seconda Assemblea e il ritiro del primo testo delle proposizioni, ritenuto inadeguato, il lavoro ripreso nei mesi successivi ha prodotto un nuovo Documento capace di mediare posizioni diverse senza cedere al compromesso. «Non è un testo perfetto – ha poi aggiunto Castellucci – ma riflette il percorso fatto e il senso di fede delle nostre comunità».
Il voto, ha precisato, non è stato espressione di appartenenze, ma atto di coscienza ecclesiale: «Il primato della coscienza personale, inciso nei testi conciliari, deve ispirare il momento assembleare che stiamo vivendo».
Paolo Ornaghi
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