Visto un recente avvenimento accaduto nella politica nostrana, sempre più ribollente in materia di questione femminile e diatribe di genere, non ho potuto evitare di pormi una riflessione e di metterla nero su bianco in questo articolo.
Come credo tutti ormai sappiamo, in questi giorni è stato recentemente approvato il Reato di femminicidio.
Approvato addirittura con unanimità totale dall’aula di Montecitorio: 237 voti a 0.
Con la nuova legge introdotta nell’articolo del codice penale n°577 Bis, ora si prevede che chiunque uccida una donna con chiare ragioni di odio, discriminazione, prevaricazione o controllo su di lei debba subire l’ergastolo.
Ora, che sia chiaro: io non sono affatto contrario a questa legge.
Chi sarebbe contrario a legiferare contro gli assassini di donne?
È utile?
Però…non posso fare a meno di interrogarmi sulla sua effettiva utilità e sulla sua possibile contaminazione ideologica.
Insomma, viene da chiedersi se non sia un provvedimento legale del tutto superfluo inserito solo per contentare le frange più radicali del mondo femminista.
Qui proseguo ad esporre le mie ragioni per tali dubbi:
1) Fino a prova contraria l’uccisione di chiunque (uomo/donna, bambino/anziano, etero/gay, cristiano/ateo) è punita dal nostro codice penale con l’ergastolo.
A patto, ovviamente, che ne sia stata accertata la premeditazione e l’efferatezza, non si parla degli omicidi colposi.
Ma, appunto, non mi risulta che, prima di ieri, gli assassini di donne potessero gironzolare liberi come se nulla avessero commesso.
2) Presi in considerazione i motivi elencati di odio, discriminazione, prevaricazione, ecc…se venisse acclarato che una donna è stata uccisa, ad esempio, per motivi razziali? O politici? O religiosi?
In quel caso non si configurerebbe il reato di femminicidio? E come verrebbe catalogato?
3) Questo provvedimento viene preso da una nazione che vive da anni in preda al panico del “dilagare dei femminicidi”.
E comprendo pienamente che i recenti efferati crimini su ragazze così giovani e piene di speranze abbiano sconvolto il paese.
I dati ISTAT
Ma è sempre opportuno ricordare che, dati alla mano, i femminicidi non stanno dilagando.
Anzi, i dati ci mostrano che siamo sulla strada giusta.
Secondo l’ISTAT la percentuale di donne nel nostro paese è calata dallo 0,57% del 2000 allo 0,38% del 2024.
Ovvero dalle circa 170 vittime del 2000 alle 116 vittime del 2024 (di cui “solo” 96 sono state indicate come “vittime di femminicidio”).
Parliamo perciò sicuramente di un serio e grave problema sociale ancora, ahinoi, lontano dall’essere sconfitto…ma di certo NON di un’emergenza dilagante.
Cerchiamo quindi di ragionare lucidamente e di non farci conquistare dalla retorica e dalla paura.
-A molte famministe radicali non andrà giù questo punto, ma da uomo non posso esimermi dal sottolinearlo.
Nel 2024 ci sono stati 327 omicidi nel nostro paese, con le già citate 116 vittime femminili, ma anche ben 211 vittime maschili.
La maggior parte delle vittime di omicidio in Italia, esattamente il 64,52%, sono ancora uomini.
Perché l’uomo non viene mai descritto come vittima? Ma solo come carnefice?
Perché la maggior parte di questi uomini uccisi sono stati assassinati da altri uomini?
E quindi “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”?
Ma che colpa ne ha un uomo buono e innocente se un assassino del suo stesso sesso lo uccide con un coltello o una pistola?
Questo lo rende forse meno vittima?
O renda la questione dei morti di sesso maschile meno degna di essere affrontata?
Questi miei punti, che sollevo senza alcuna ostilità verso il provvedimento in sé (il cui proposito è sacrosanto), sono legittimi e degni di essere quantomeno ascoltati e dibattuti, a mio avviso.
“Inutile, illogico e di difficile applicazione”
E non sono l’unico ad aver sollevato tali dubbi: oggi sul foglio anche Elena Mattevi, giurista e docente di diritto penale all’Università di Trento, ha dichiarato questo nuovo provvedimento “inutile, illogico e di difficile applicazione”.
Ora, magari il giornalista uomo che vi scrive può anche capirne poco e nulla di diritto (e non fa niente per negarlo), ma se già una insigne giurista donna esprime gli stessi dubbi, anche in modo più deciso, forse qualche domanda è lecito porsela.
Chiudo porgendo un ramoscello d’ulivo, rallegrandomi per i provvedimenti che riducono i benefici penitenziari per i detenuti femminicidi, il rafforzamento degli obblighi di formazione per la lotta alla violenza sulle donne e il potenziamento del braccialetto elettronico.
Penso che bisognerebbe lottare per prevenire una tragedia come il femminicidio, anziché fare leggi idealistiche ad hoc quando ormai il latte, anzi…il sangue è già stato versato.
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