La Natività mistica di Sandro Botticelli (1445-1510), è una scena di intensa e visionaria spiritualità, che solo apparentemente ricalca lo schema della tradizionale Adorazione dei pastori. Contemporaneamente alle innovazioni di Leonardo, Botticelli suggerisce di tornare indietro, alla mistica ingenuità dei primitivi, realizzando una scena di un ostentato arcaismo.Recuperando un passaggio tradizionale dell’iconografia medievale, ordina le grandezze delle figure secondo il loro significato religioso, ignorando ogni gerarchia prospettica.
Egli immagina uno spazio assurdo in cui le figure vicine sono più piccole di quelle lontane, in un paesaggio da miniatura gotica, tra un mulinello di angeli. La Natività mistica è forse l’opera più devozionale di Botticelli, in quanto la scena è pervasa da un senso d’inquietudine e sembra preludere all’avvento dell’Apocalisse. Al centro della scena, Maria e Giuseppe sono in adorazione del Bambino, protetti da una tettoia di paglia, retta da tronchi, che fronteggia una grotta aperta sul bosco retrostante. Il Bambino è disteso al centro su un giaciglio coperto da un telo bianco. Il bue e l’asinello si trovano alle spalle della Sacra Famiglia.
La Sacra Famiglia è dunque al centro con Giuseppe addormentato, ma Botticelli fa quasi perdere d’importanza al presepe, tanto la scena è dominata dalle danze degli angeli. Nella parte superiore, sotto una cupola d’oro, il protagonista della scena è un girotondo festoso di angeli che danzano nel Cielo tenendosi per mano. Sono dodici angeli: nella Bibbia, il numero 12 simboleggia la completezza, la totalità e l’elezione divina, riferendosi alle 12 tribù di Israele nell’Antico Testamento e ai 12 apostoli scelti da Gesù nel Nuovo Testamento, che vengono ristabiliti anche nella Gerusalemme celeste dell’Apocalisse, con 12 porte e 12 fondamenta, rappresentando il popolo di Dio nella sua interezza.
Questo cerchio angelico rappresenta la danza della vita, simbolo della rigenerazione spirituale. La composizione profetica in greco, leggibile sopra di loro, esprime la speranza di pace per l’umanità intera e l’avvento di tempi migliori. Poco più in basso, sul tetto di paglia sopra la capanna, tre angeli inginocchiati sorreggono un libro aperto ed intonano un canto.
Le loro vesti che ricordano i colori delle tre Virtù teologali sono: bianco per la Fede, rosso per la Carità e verde per la Speranza e sono la personificazione della Grazia, della Verità e della Giustizia. Vegliano l’umile dimora proteggendo i sonni del Bambino, ed altri due, ai lati della capanna, indicano Gesù ai pastori.
In primo piano, tre angeli accolgono ed abbracciano tre uomini. Accanto alla grotta, a sinistra, un angelo vestito di rosa mostra ai re Magi la grotta; a destra un secondo angelo vestito di bianco indica il Bambino a due pastori. Entrambi reggono in mano un ramo d’ulivo, simbolo di pace. Accanto, cinque piccoli demoni, alla vista del Redentore, fuggono negli Inferi, cacciandosi terrorizzati nelle crepe del suolo, sprofondati nei crepacci dai quali sono trafitti.
Il tema della Pace è dominante nella scena, esaltato dai rami d’ulivo tenuti in mano in segno di pace da ciascun angelo, e nelle corone che cingono la testa degli uomini.
Se si escludono le pitture sul giudizio universale dove gli angeli compaiono a frotte, questo quadro è uno dei pochi che offre così tanti angeli impegnati in compiti diversi. Perché tanti angeli? La tela del Botticelli è ispirata come prima fonte dall’Apocalisse, il libro che più di tutti gli altri testi biblici parla degli angeli.
Ispirandosi all’Apocalisse, Botticelli vuole affermare sulla scia di san Giovanni che quando è avvenuto quella notte a Betlemme si inscrive in un disegno grandioso contro cui le forze demoniche del male non potranno prevalere. Certamente l’umanità per accogliere il divino Bambino dovrà convertirsi ed esercitare le tre virtù teologali: fede, speranza e carità.
Gli angeli con la tunica verde (speranza), bianca (fede), rossa(carità), stanno al nostro fianco, ci accompagnano e ci proteggono nella vita terrena che necessita di Grazia, Verità e della Giustizia.
San Luca scrive nel suo vangelo: “Subito si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio così: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”.
Gli angeli di Botticelli danzano tenendo tra le mani cartigli con la scritta “Gloria in Exelcisis Deo” ora con “Pax hominibus”. La nascita di Cristo unisce nella gioia cielo e terra!
Nell’augurarti il dono della gioia e della pace, ecco una preghiera per il Santo Bambino di Betlemme che meravigliosamente nasce per tutti: per chi crede, per chi dubita, per chi fede non ha, comprendendo così che seppur diversi, tutti siamo accomunati però nella ricerca della verità e del senso della vita:
Caro Gesù,
Sei nato debole perché io non abbia mai paura di Te.
Sei nato povero perché io ti consideri la mia unica ricchezza.
Sei nato piccolo perché io non cerchi di dominare gli altri.
Sei nato in una stalla perché ogni uomo sia libero di incontrarTi.
Sei nato nella semplicità perché io smetta di essere complicato.
Sei nato per amore perché io non dubiti mai del Tuo Amore.
Grazie Signore Gesù perché ancora una volta è Natale!
Verbo, splendore del Padre, nella pienezza dei tempi Tu sei disceso dal Cielo per redimere il
mondo. Il Tuo Vangelo di pace ci liberi da ogni colpa, infonda luce alle menti, gioia e
speranza nei nostri cuori.
VERBUM CARO FACTUM EST HALLELUJA!
Buon Santo Natale!
Alessandro prof. dott. Tamborini
*Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico. Cattedratico di Teologia, Scienze Religiose, Storia e Simbolismo dell’Arte Antica e Medievale.












































































